Non sempre verde è il colore dell’infanzia

Quando lasci il dolore affondare
le brulle sue radici nell’iride innocente,
nell’assenza, tradisci te stesso,
quello che fosti ed il fanciullo che fuggi.
Divieni fumo di fiamma che muore
candela cui la luce flebile s’estingue
tra dita insensibili con l’ultimo baleno.
Eludi un’anima implorante, soltanto,
che le si tinga la nemica trasparenza.
Le frusti la vita se la vedi e l’ignori
ma se ascolti il coraggio d’amare
capirai il rintocco lungo
e lo sgranarsi orribile delle sue palpebre
in lontana solitudine.
Udrai bruciare le sue ciglia
ed il tonfo cupo della cenere franata
dal suo pianto in umile silenzio
al sorriso umano che le avrai spiegato.
Non è di semplici occhi quell’iride
che nulla sa dell’ipocrita notte,
nulla della tua mano incurante
che la scrolla come polvere molesta.
Occhi ignari di saper volare alto
scuotendo voci distratte o riluttanti
con la sferza dei rifiuti subìti
con il ricordo della tua indifferenza.
Ombrose non solo, slargate pupille,
cave di marmo pregiato esistono
per provare il tuo impegno,
scolpire, plasmare la tua benevolenza.
Così vagano quelle rare preziosità
e nel nostro mondo restano o
troppo spesso partono per l’Altro
confinate in tristi castoni
senza alcuno di sana volontà
ad estirpare il prisma grigio-bruno
che di tanta, infelice pochezza
è grave riflesso.

Daniela Procida

Pro_Nomi

Come faccio a consistere di questo
che mi risulta ignoto, assente
come un’allucinazione
una sferza di luce in un sorriso
  – dicono sia il mio viso – mi risulta
difficoltoso crederci.

di Me di Noi di Voi
pensiamo tutti
d’essere  molto più che carne ed ossa
eppure il nostro tempo ci frammenta
senza lasciare traccia

è come un dimenarsi di fantasmi
da un gesto all’altro nell’incompletezza
matematicamente in_coerenti
solo di tanto in tanto consapevoli
visibili per attimi

Conosciamo gli spazi oltre i confini
dei piccoli sentieri d’apparenza
ci sfioriamo nell’anima
e ci leggiamo ad ogni apparizione
poeti dell’eterno oltre la vita

NOI
nell’essenza univoca immortale
siamo fatti d’immenso

Cristina Bove

Cespuglio

sul viale ancora ti cerco
mia fuggitiva
dal buio ricevesti
notizie della notte
capaci di ucciderti

la luna felina
era custode
era meraviglia
la sua branchia
(una fine immacolata)

molecola accesso
t’inseguì
nel Sahara ti smarrì,
un cespuglio di rovi
sul ventre della duna rotolò

mammaluna
all’angoscia lasciò il morso
al vento diede sferza
impigliò sulla tua testina
il cespuglio di bambina.

Aurelia Tieghi