Il piccolo maestro

Fruscio di un pennino
su un quaderno con il bordo rosso
ed una copertina nera,
inchiostro preparato in casa,
memoria passata di autarchia,
scritte sui muri:
“Quaderno e moschetto”
e altre amene allegorie
che non ricordo bene.
Un gran faccione con elmetto in testa
nero dipinto in fondo alla parete
del nostro duce assoluto: Mussolini.
Miasmi intensi d’un refettorio
al piano terra,
odore di latte e di farina di piselli,
che m’hanno disgustato
e che non ho mai più mangiato.
Quaranta e più bambini
a disegnare le aste su un quaderno.
L’austerità di un giovane maestro
con la bacchetta in mano
e gli occhialini tondi sopra il naso.
Ciccio mi fece ridere una volta
e quattro bacchettate a mani tese
raccogliemmo ambedue per punizione.
Poi mi ricordo che tornato al banco
scuotendo le mani pel dolore
Ciccio mi riguardò: si rise ancora.
E nuove frustate ancor più intense
ci levarono il sorriso dalle labbra
facendoci capire che una nuova sfida
non sarebbe più stata conveniente.
Ogni tanto, oggi, ci penso
quando assisto a certe proteste studentesche
che sfilan contestando i professori
e amaramente mi ritorna in mente
quella bacchetta e le mie mani tese.

Salvatore Armando Santoro

Il ritorno del sole

Da troppo tempo aspettavo quel ritorno,
al silenzio delle sensazioni ha posto fine,
ad un concerto di nuova vita ha dato inizio.
Aspettavo quel caldo abbraccio come di chi
troppo tempo è stato lontano da chi l’ama.
Posa il suo raggio sul fasciame di una barca
sull’arenile adagiata come animale che dorme.
Lentamente nell’aria si spande il profumo
del legno dal mare corroso, del ferro di scalmo
di salsedine adorno.
È il profumo del sole che il mare risveglia.
Nell’ora più alta dei panni stesi a lui offerti
come saluto, libera il profumo di pulito,
libera dalla finestra aperta l’odor di cucina
che il desinare prossimo annuncia.
Posa il suo raggio sul prato e dell’erba,
di questa torni a respirar l’essenza.
Si posa sui miei occhi chiusi d’amante
che della sua carezza gode e la sua forza sfida.
Si posa lieve sulla pelle di lei ed il profumo
di questa respiro senza guardarla.
Tutto intorno è dolce calma e di parlar piano
hai voglia per non turbare quel primo incanto.
Meraviglioso giorno per tornare alla vita,
giorno ideale per salutar la stessa con un addio
scritto nel sole con un suo raggio.

Claudio Pompi

E’ importante

(A mia figlia)

Ti guardo e sento cosa provi
mentre per la prima volta
interpreti la vita in modo diverso.
Semplicità ed entusiasmo
curiosità e sfida.
Mi guardi
e sento quanto è importante che io sia qui.
Vorrei spiegarti,
farti capire
quanto sia bello e unico quello che fai
comunque tu lo faccia,
e quanto io ami la tua essenza
mentre assisto all’evolvere
della tua esistenza.
Ma rimango così
a guardarti
a lasciarti fare.
Il tuo essere donna e ancora bambina
bambina e già donna.
E’ importante che tu sia lì
e io qui,
ed è bellissimo poterti vivere.

Sandro Orlandi

Published in: on gennaio 30, 2012 at 07:06  Comments (9)  
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La sfida

Scendi in strada, fiero e arrogante,
io sono qui ad aspettarti, non ti temo.
Mi piace la tua incoscienza che ti fa
eroe per una notte.
Sei forte al volante con lo stereo a palla,
corri più forte ragazzo che il bello
deve ancora venire…lunga è la notte.
Lama splendente in notte di rabbia,
tagli di luce accecante, rombo di motore
che nel buio si perde.
Ride lei al tuo fianco, rido anch’io
che te sto aspettando.
Sei forte ragazzo, la sfida mi piace,
beviamoci sopra senza pensare.
Io resto qui fuori mentre tu ti lasci sfondare
orecchie e cervello da suoni e pasticche.
Mi piaci ragazzo perché ancora reggi,
ormai sei esperto di notti da sballo.
È l’alba ormai e devo andar via,
hai vinto la sfida, la tua vita ancora
non è mia.
Voglio la rivincita, mettiamoci anche lei
che ride al tuo fianco.
Vincerai ancora, può darsi, chissà…
Ma alla fine una sfida la vincerò.
Tu non sai quanto infame io sia,
con me rivincita non avrai
la tua vita vinta sarà soltanto mia.

Claudio Pompi

Eppure…

 
Metterò le tue mani sul mio viso
mi riconoscerai dalle rughe
dai sorrisi mancati ,
poi mi guarderai come capitando per caso
in viaggio tra le lacrime e i sospiri
chissà se ti fermerai
raccogliendo il guanto di una sfida
che è la vita in due
in una vita sola,
e non è facile capire,
non è mai quello che si sogna
che si ritrova
aprendo gli occhi al mattino:
eppure ti vorrei lacrima o sorriso-

Maria Attanasio

Published in: on ottobre 30, 2011 at 06:52  Comments (5)  
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Se i sogni sono bugie

meglio mentire…..

Ho perso di vista me stessa
il mio ruolo non so bene
qual è…
Tra le rovine
di una casa non mia
ascolto il rumore
d’una ferrovia….
Immagino i treni
che passavano lenti,
vecchi binari
fatti di stenti,
carrozze scrostate
che storie raccontan,
eco di voci
pianti di donna…
Sulle rotaie
vecchia ferraglia
traccio una retta,
forse una sfida,
che mi conduca
e non mi divida
dalla bugia
che m’ha ridato la vita!

Beatrice Zanini

Published in: on ottobre 8, 2011 at 07:20  Comments (3)  
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Il suicida

L’ultimo messaggio, quel che lui
lascia.
L’ultima sfida alla vita che è contro,
quella dove la vita non avrà rivalsa.
L’ultimo messaggio per chi
non l’ ha ascoltato.
Atto d’accusa alle coscienze
stordite da un mondo senza anima.
Alla sua che flebile aiuto chiede
Il posto lascia all’urlo del silenzio
mortale.
Atto estremo di solitudine imposta
poi subita, accettata come una porta
di maniglia priva,
quella che alle spalle si chiude
per sempre come un addio.
Suicidio, parola che ebeti ci fa di falso
stupore.
Pur senza saperlo ognuno del suicida
è assassino.
Giorno per giorno uccidiamo anime
e corpi con l’indifferenza,
sol perché il mondo ci dice:
guarda avanti e non ti curar di chi
a fianco ti cade.

Claudio Pompi

Anch’io ho paura

Aspetto l’ora giusta.
Persisto nel distanziare morte,
accetto i pegni che son da pagare
in un percorso avido di prove.

Dimmi, intanto, che sembianze hai
se sei da immaginare mia coscienza,
se è soltanto sciocca confusione
vedere in te la cara madre mia.

O forse tu sei me, piccolo uomo,
quando lanciai la prima sfida
a fare carne di quei primi sogni
dove spiare la trama del romanzo.

A sera, nei momenti che mi avvito
alla ricerca dell’angolo migliore,
ti parlo, angelo mio, e poi t’invoco
per essere sicuro che ci sei.

Intanto che decidi di mostrarti,
del tuo respiro fammi un cenno,
disegna là sulla parete azzurra
gabbiani che sorridano di me.

Ti prego, non contare troppo
sulla promessa che mi sono fatto
di coltivare vita più che posso
perché del non morir m’illuda.

D’accordo, continuo a guardar le stelle,
nel cuore incastro flussi di marea,
ma rassicurami, fa’ presto!
Anch’io ho paura!

Aurelio Zucchi

Viva

Mi muovo e sono viva
se fra le righe sbrano i dubbi
gli irritanti “ma e putacaso”
che invadono lo spazio,
i miei sorrisi cuciti.

Ma…
non posso farci niente
se mi volle tornita
la vita
di polposo pensiero,
tumida di lacrime e passioni.
E nulla vorrei più
che questa mia ventura:
imperlare gocce di latte
sulle labbra
che l’anima m’infranse
in una ciotola di sogni.
Ed accettare la sfida
tra ipotesi ed asserti
per ubriacarmi
di logica e incoerenza
nell’ultimo boccone
del mio poco equilibrio.

Ma…
cosa posso se mi volle
la vita
investire d’un refolo di sè,
d’un pugno di follie
che non sapevo d’avere.

Basterebbe
ch’io fossi almeno voce,
desiderio impudente di stupirmi,
tenermi stretto al seno
il coraggio d’illudermi.

Daniela Procida

Anni


Quanti saranno ancora i giorni felici?
Saranno cento i nostri prossimi viaggi
o mille i libri i sogni e gli errori
e  quante le notti insonni di lacrime e bugie?
E’ strano questo bagaglio
che ci portiamo sul nostro cammino
Più viene meno e più pesa
il fardello ingombrante degli anni
Ma tu non devi temerli
questi anni veloci che il tempo ha rubato
Sono bolle cullate dal vento
dalla forma impalpabile e lieve
che hai riempito di sogni a colori
Sono lunghi giri di giostra
che ogni cuore bambino
non vorrebbe fermare
Sono ali robuste e leggere
che affrontano libere i cieli
cercando la sfida e l’ignoto
Sono questi gli anni che porti
e che vedo dal mio nascondiglio
Mi stanno passando davanti
ma io non li posso toccare
e passo il mio tempo a sognare
i tramonti che non ho vissuto
e le albe che non vedrò mai
Sono margherite di giorno sbocciate
che si chiudono al calar della notte
i miei desideri ormai vani
come libri proibiti e mai letti
che tengo sul mio comodino
Sta lì dentro su pagine stinte
quella storia irreale e preziosa
che compagna sarà dei miei anni
Ma tu non devi temerli
questi anni lenti che il tempo ti dona
tu che ancora cammini sull’erba
e indossando la tua giovinezza
con te porti anche la mia

Fabio Sangiorgio