Dove la mente non conosce paura

WHERE THE MIND IS WITHOUT FEAR

Where the mind is without fear and the head is held high
Where knowledge is free
Where the world has not been broken up into fragments
By narrow domestic walls
Where words come out from the depth of truth
Where tireless striving stretches its arms towards perfection
Where the clear stream of reason has not lost its way
Into the dreary desert sand of dead habit
Where the mind is led forward by thee
Into ever-widening thought and action
Into that heaven of freedom, my Father, let my country awake.

§

Dove la mente non conosce paura e la testa si tiene alta,
dove il sapere è libero,
dove il mondo non è frazionato dalle anguste pareti domestiche.
dove le parole sgorgano dalle profondità del vero,
dove lo sforzo instancabile tende le braccia verso la perfezione,
dove il limpido ruscello della ragione non ha deviato
nel monotono deserto sabbioso delle viete abitudini,
dove la mente è da Te indotta
verso pensiero ed azioni sempre più vasti:
sotto questo cielo di libertà, Padre mio,
fà che il mio popolo si desti.

RABINDRANATH TAGORE

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Vangando

DIGGING

Between my finger and my thumb
The squat pen rests; snug as a gun.
Under my window, a clean rasping sound
When the spade sinks il1to gravelly ground:
My father, digging. I look down
Till his straining rump among the flowerbeds
Bends low, comes up twenty years away
Stooping in rhythm through potato drills

Where he was digging.
The coarse boot nestled on the lug, the shaft
Against the inside knee was levered firmly.
He rooted out tall tops, buried the bright edge deep
To scatter new potatoes that we picked
Loving their cool hardness in our hands.
By God, the old man could handle a spade.
Just like his old man.
My grandfather cut more turf in a day
Than any other man on Toner’s bog.

Once I carried him milk in a bottle
Corked sloppily with papero He straightened up
To drink it, then fell to right away
Nicking and slicing neatly, heaving sods
Over his shoulder, going down and down

For the good turf. Digging.
The cold smell of potato mould, the squelch and slap
Of soggy peat, the curt cuts of an edge
Through living roots awaken in my head.
But l’ve no spade to follow men like them.
Between my finger and my thumb
The squat pen rests.

l’ll dig with it.

§

Quatta quatta con il colpo in canna
Fra medio e pollice sta la penna.

Sotto la finestra un raspo netto all’internarsi
Della vanga nel terreno ghiaioso:
È mio padre che dissoda. Guardo in basso,

Finché sotto sforzo, a groppa curva
Sulle aiuole, torna venti anni indietro
Piegandosi a tempo per i solchi
Di patate che vangava.

A posto sul vangile lo scarpone,
Saldo fulcro del manico il ginocchio,
Cavava gambi, ficcava a fondo la lucente lama
Per spargere patate nuove che noi raccattavamo
Adorandone fresca la durezza nella mano.

Per Dio, il vecchio ci sapeva fare
Con la vanga. Come il suo vecchio.

Mio nonno in una giornata tagliava più torba
Di chiunque altro nella torbiera di Toner.
Una volta gli portai il latte in una bottiglia
Sciattamente turata con la carta.
Si raddrizzò per bere e subito riprese

Con cura a fare tacche e fette, spalandosi le zolle
Dietro le spalle, sempre più a fondo
A cercare quella buona. Scavando.

Il freddo afrore di terriccio di patate, risucchio e stacco
Da torba in guazzo, secco taglio della lama
Nelle radici vive, mi si risvegliano in testa.
Ma non ho vanga per seguire uomini come loro.

Fra medio e pollice
Quatta quatta sta la penna.
Sarà la mia vanga.

SÉAMUS HEANEY

Se quell’alto mondo

If that high world, which lies beyond

Our own, surviving Love endears;

If there the cherish’d heart be fond,

The eye the same, except in tears —

How welcome those untrodden spheres !

How sweet this very hour to die !

To soar from earth and find all fears

Lost in thy light — Eternity !


It must be so:  ‘tis not for self

That we so tremble on the brink;

And striving to o’erleap the gulf,

Yet cling to Being’s severing link.

Oh !   in that future let us think

To hold each heart the heart that shares;

With them the immortal waters drink,

And soul in soul grow deathless theirs !

§

Se quell’alto mondo, oltre il nostro,

ci è caro perchè amore sopravvive,

se il cuore amato là serba tenerezza

e l’occhio è uguale, ma non ha più lacrime,

come gradite quelle intatte sfere!

Come dolce morire anche in quest’ora!

Dalla terra innalzarsi e vedere ogni timore

perso nella tua luce, Eternità!

Così dev’essere: non è per noi che tanto

tremiamo sulla sponda, e nello sforzo

di varcare l’abisso ci afferriamo

ancora al debole anello dell’Esistenza.

Oh, credere che ogni cuore in quel futuro

resti col cuore amato, insieme

bere alle acque immortali, sempre uniti

oltre la morte, l’anima nell’anima

GEORGE GORDON BYRON

Lentamente muore

A MORTE DEVAGAR

Morre lentamente quem não troca de idéias, não troca de discurso, evita as próprias contradições. Morre lentamente quem vira escravo do hábito, repetindo todos os dias o mesmo trajeto e as mesmas compras no supermercado. Quem não troca de marca, não arrisca vestir uma cor nova, não dá papo para quem não conhece. Morre lentamente quem faz da televisão o seu guru e seu parceiro diário. Muitos não podem comprar um livro ou uma entrada de cinema, mas muitos podem, e ainda assim alienam-se diante de um tubo de imagens que traz informação e entretenimento, mas que não deveria, mesmo com apenas 14 polegadas, ocupar tanto espaço em uma vida. Morre lentamente quem evita uma paixão, quem prefere o preto no branco e os pingos nos is a um turbilhão de emoções indomáveis, justamente as que resgatam brilho nos olhos, sorrisos e soluços, coração aos tropeços, sentimentos. Morre lentamente quem não vira a mesa quando está infeliz no trabalho, quem não arrisca o certo pelo incerto atrás de um sonho, quem não se permite, uma vez na vida, fugir dos conselhos sensatos. Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não acha graça de si mesmo. Morre lentamente quem destrói seu amor-próprio. Pode ser depressão, que é doença séria e requer ajuda profissional. Então fenece a cada dia quem não se deixa ajudar. Morre lentamente quem não trabalha e quem não estuda, e na maioria das vezes isso não é opção e, sim, destino: então um governo omisso pode matar lentamente uma boa parcela da população. Morre lentamente quem passa os dias queixando-se da má sorte ou da chuva incessante, desistindo de um projeto antes de iniciá-lo, não perguntando sobre um assunto que desconhece e não respondendo quando lhe indagam o que sabe. Morre muita gente lentamente, e esta é a morte mais ingrata e traiçoeira, pois quando ela se aproxima de verdade, aí já estamos muito destreinados para percorrer o pouco tempo restante. Que amanhã, portanto, demore muito para ser o nosso dia. Já que não podemos evitar um final repentino, que ao menos evitemos a morte em suaves prestações, lembrando sempre que estar vivo exige um esforço bem maior do que simplesmente respirar. Somente a perseverança fará com que conquestemos um estágio pleno de felicidade.

 §

Lentamente muore chi non cambia idea, o discorso,

ed evita le proprie contraddizioni.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno lo stesso tragitto e gli stessi acquisti al supermercato,

chi non cambia la marca,

chi non rischia e non cambia colore dei vestiti,

chi non parla e chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru e la sua compagna quotidiana.

Molti non possono comprare un libro o un biglietto del cinema,

ma molti possono, e tuttavia si alienano davanti ad un tubo di immagini

che porta informazioni ed intrattenimento ma non dovrebbe,

con appena 14 pollici, occupare tanto spazio in una vita.

Lentamente muore chi evita una passione,

chi preferisce nero su bianco e i puntini sulle “i”

piuttosto che un vortice selvaggio di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo

quando è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza,

per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita

di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge e chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’autostima

magari per la depressione,

che è malattia seria che richiede un aiuto professionale,

e poi muore ogni giorno

chi non si lascia aiutare.

Lentamente muore chi non lavora e chi non studia,

e nella maggior parte dei casi non è una scelta, bensì un destino:

quindi un governo latitante può lentamente uccidere una buona parte della popolazione.

Lentamente muore chi passa i giorni a lamentarsi

della propria sfortuna o della pioggia incessante

rinunciando ad un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Molte persone muoiono lentamente,

e questa è la morte più ingrata e traditrice,

perché quando sta arrivando veramente, siamo già troppo impreparati

a passare il poco tempo rimanente, e così domani

è troppo tardi per essere il nostro giorno.

Dal momento che non possiamo evitare una fine improvvisa

evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che esser vivo

richiede uno sforzo di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

Soltanto la perseveranza porterà

al  pieno raggiungimento della felicità.

MARTHA MEDEIROS

La città

Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS