Tramonto autunnale

I pensieri vanno e vengono
come nuvole gonfie e nere
nel cielo pallido e grigiastro
di questo giorno dicembrino.
Raggi di luce rosa
saettano come strali,
e vibranti salutano
i monti austeri
e l’amico mare.
Il sole sembra divertirsi:
si nasconde dietro una vermiglia
nube carica di pioggia.
I pensieri vanno e vengono
con il vento di libeccio
che s’aggira virulento
tra le siepi e le piante;
schizza gocce irrequiete
d’acqua tiepida
su terrazze, finestre e strade.
I pensieri vanno e vengono
tra i celesti lontani squarci
che combattono con le nuvole
e si beano di rosea luce.
La sera scende a poco a poco
tra bagliori che si spengono
ed ombre che s’accendono.
I pensieri vanno e vengono
nella solitudine mia serena,
nella pace della mia sera.

Nino Silenzi

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La bianca signora

La neve è arrivata silenziosa
stanotte e, artista senza tempo,
ha dipinto tetti alberi siepi strade
di bianchi cristalli che brilleranno
ai raggi del primo sole. Ora scende
bianca dal cielo grigio chiaro
che incupisce verso l’orizzonte.
Danza con i suoi fiocchi,
bianche farfalle della mia infanzia,
col vento che volentieri l’accompagna
a passo di valzer su davanzali e terrazze
a spruzzare di bianco il verde dei fiori,
che l’attendono timorosi, a capo chino.
Il suo vestito ampio e arioso
dalle infinite tonalità di bianco
copre la spiaggia e si scioglie
tra le onde fredde e biancastre del mare
che la chiama rauco con voce d’amore.
Volano rapidi e taciti tra i fiocchi vaganti
bianchi gabbiani e merli neri.
Il silenzio è attraversato da qualche
grido felice di bimbo. Un cane abbaia festoso.
E la neve, bianca ed elegante signora,
continua a spargere con la sua bianca mano
bianche farfalle volanti sulla città
raccolta in se stessa e quasi in pace.

Nino Silenzi

Angoli di cielo

 
Di scale
che salgono al cielo
ne ho cercate
non ne vedo…
serenamente
nelle soste agli azimut
in una stella
dei nostri infarti
partecipiamo…
noi lo sai
palesemente col vento sui sassolini dei sentieri
ai soli sui cimiteri
andiamo…
i cipressi
ci prolungano la vista al cielo e in vista di lunga fila di lapidi
ci trasformiamo
da  amanti eroi…
a ciascuno
il suo segno
il suo rintocco di campana
e delle siepi
ce ne faremo casa
e rifugio…
saremo
il funerale
e nelle soste aspetteremo di raccogliere degli infarti al cuore i sassolini… .
mi dicono che insistono scale
che salgono nei cieli.

Enrico Tartagni

Oggi il cielo

Oggi il cielo ha indossato
l’abito grigio delle cerimonie
noiose.
Nasconde la cravatta celeste
sotto una sciarpa scura e ruvida.
Senza sorriso
ti guarda minaccioso,
e, quasi a beffeggiarti,
comincia a spruzzare
gocce fredde di pioggia
dalla fitta nuvolaglia
che lo copre come un nero
mantello untuoso e vecchio.
Non gridi dai nidi,
non volano uccelli;
solo qualche ombrello
frettoloso e sbilenco
si muove rasente le siepi
d’alloro e di bosso.
Vetri appannati
celano ombre
dietro l’opaco riflesso
della luce biancastra.
Una raffica di vento
impietosa denuda
i rami degli olmi;
si piegano i pini
gemendo.
È tempo di neve.

Nino Silenzi

La vaporiera

Vecchio treno a vapore,
che hai trasportato i miei sogni
tra il fumo denso della tua ciminiera,
che hai interrotto il mio sonno
con fischio acuto della tua sirena,
che m’hai fatto correre
al finestrino
ascoltando l’urlo del macchinista
all’arrivo in stazione,
che tristezza mi danno
i grandi ulivi in corsa
senza il tuo sferragliare tenebroso,
privi della tua fuliggine densa.
Angoli di paradiso
spariti nel nulla,
donne urlanti,
con ceste immense sul capo,
ondeggianti
come modelle a una sfilata,
siepi di fichi d’india
coi frutti maturi
sorridenti al sole,
dove mai siete finiti?
Rincorro, tra la calura estiva,
immagini che danzano
sui veroni del mio cuore,
che m’addolciscono i pensieri
ma che a volte mi tormentano
l’animo.

Salvatore Armando Santoro

Inverno

                                        Accucciarsi
                       nel tuo grembo e
                       in gemme di brina
                       risplendere.
                       Errabondi siamo
                       per campi bruni
                       nel vento basso
                       che scuote le siepi
                       e muove fili di grano.
                       Le labbra ti porgo
                       sotto
                       un tramonto ametista
                       alla tua fiamma
                        sfavillante
                       sarà la notte.

                      Graziella Cappelli

Published in: on novembre 29, 2011 at 07:26  Comments (18)  
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Il tramonto della luna

Quale in notte solinga,
Sovra campagne inargentate ed acque,
Là ‘ve zefiro aleggia,
E mille vaghi aspetti
E ingannevoli obbietti
Fingon l’ombre lontane
Infra l’onde tranquille
E rami e siepi e collinette e ville;
Giunta al confin del cielo,
Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno
Nell’infinito seno
Scende la luna; e si scolora il mondo;
Spariscon l’ombre, ed una
Oscurità la valle e il monte imbruna;
Orba la notte resta,
E cantando, con mesta melodia,
L’estremo albor della fuggente luce,
Che dianzi gli fu duce,
Saluta il carrettier dalla sua via;
Tal si dilegua, e tale
Lascia l’età mortale
La giovinezza. In fuga
Van l’ombre e le sembianze
Dei dilettosi inganni; e vengon meno
Le lontane speranze,
Ove s’appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
Resta la vita. In lei porgendo il guardo,
Cerca il confuso viatore invano
Del cammin lungo che avanzar si sente
Meta o ragione; e vede
Che a se l’umana sede,
Esso a lei veramente è fatto estrano.
Troppo felice e lieta
Nostra misera sorte
Parve lassù, se il giovanile stato,
Dove ogni ben di mille pene è frutto,
Durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
Quel che sentenzia ogni animale a morte,
S’anco mezza la via
Lor non si desse in pria
Della terribil morte assai più dura.
D’intelletti immortali
Degno trovato, estremo
Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni
La vecchiezza, ove fosse
Incolume il desio, la speme estinta,
Secche le fonti del piacer, le pene
Maggiori sempre, e non più dato il bene.
Voi, collinette e piagge,
Caduto lo splendor che all’occidente
Inargentava della notte il velo,
Orfane ancor gran tempo
Non resterete; che dall’altra parte
Tosto vedrete il cielo
Imbiancar novamente, e sorger l’alba:
Alla qual poscia seguitando il sole,
E folgorando intorno
Con sue fiamme possenti,
Di lucidi torrenti
Inonderà con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
Giovinezza spari, non si colora
D’altra luce giammai, nè d’altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
Che l’altre etadi oscura,
Segno poser gli Dei la sepoltura.

GIACOMO LEOPARDI

Eppure oggi…

Oggi son contento.
Non è il giorno adatto
per scrivere poesie.
Quando son contento,
non scrivo poesie.
Eppure oggi…
Il cielo è chiaro e luminoso
come gli occhi di un bambino,
l’aria è tersa e cristallina
come il riso di una bambina,
il mare mormora ipnotico
la sua nenia cantilenante
come il canto della mamma
per il vispo pargoletto,
carezza il vento dolcemente
fiori e piante, siepi ed erbe
come l’innamorato i capelli
dell’amata sua bella,
gli uccelli non son più soli,
volano insieme ai loro nidi
come i bimbi dopo la scuola
corrono lieti a casa loro,
ed il sole scalda tutti
con il suo sorriso caldo
come un padre che accoglie
tra le braccia i suoi figli.

Nino Silenzi

Ritorno al passato

Tutto è immutato, i sassi,
le pietre, gli ulivi, gli steccati,
le siepi…le cicale…
i cipressi…
la coltre verde che copre le montagne…
E l’acqua sommessamente canta
lo stesso tranquillo motivetto
che piace alle farfalle,
ai passeri, alle rane
e alle pecore che vanno a dissetarsi.
Gli stessi passi, sulle stesse strade, della gente,
un poco appesantiti
da una parte,
non più così tanto divertiti:
s’è fatta rada, ormai, la passeggiata !
Per quelle strade appaiono i ricordi
che tirano, che spingono,
che frenano…
che cercano… e però
non vorrebbero, quasi…
Tutto è immutato, sembra,
ma la gente d’un tempo non c’è più,
ormai s’è trasformata in giovanotti,
e pure io, neppure io sono più quello:
ché quello ch’è fermo resta;
e quel ch’è di passaggio, va,
col tempo che nel tempo l’ha cambiato.

Armando Bettozzi

Sepoltura

Tra le marmoree solitarie siepi
dove il colore del tempo si perde
tentenna il sol da cipressi ventosi
guizzi di vago novembrino ardire…
marcia il corteo ed i velati volti
sfogliano riti, calpestio di passi
grava, il silenzio si profonda, avanza
nero come il colore dell’addio.

Oh come corre questo treno fermo,
coi finestrini aperti alla campagna!
Tende la mano l’albero di sogni
dolci, pendenti, carico, maturi,
sfioran le dita quello di rimpianti,
foglie ingiallite, sterili pensieri.

La terra pia che ci raccoglie, cruda
inghiotte questo sacro appuntamento,
non la placano né fiori recisi
e nemmeno il dolore… sepoltura
come un blocco di marmo s’addolcisce
allo scalpello di chi accende un fiore.

Giuseppe Stracuzzi