Scrivere di polvere

per contrastare il lento scivolare delle stanze
su piani instabili
con la pazienza e il tatto
conservarne di suoni e di cadute e tutti
gli orizzonti allineati alle pareti
e le maree talvolta
e l’altro amare

scrivere fiore quando si sa che un fiore scritto
non è quel fiore ma tutt’altro
anche il segnarsi della vita addosso
scriverne è questo passo idiota da spoeta

un dire inutile
muffa dietro il ritratto fatto a penna
alla scadenza nuda e sparpagliata
invio frammenti in ogni direzione
e fosse il dunque______l’ardire mio femmineo
svolgimento infinito di frattali

mi scriverei di sillabe interrotte in un continuo
spargimento di dubbi e incazzature
sbalorditivo l’attimo che torna e torna e torna
in rifrazione eterna

Cristina Bove

Poesia del cuscino

KOPFKISSENGEDICHT

Dafür, dass du bis in die Fingerspitzen
anwesend bist, dass es dich verlangt,
dafür, wie du die Knie biegst
und mir dein Haar zeigst,
für deine Temperatur
und deine Dunkelheit;
für deine Nebensätze,

das geringe Gewicht der Ellenbogen
und die materielle Seele,
die in der kleinen Mulde
über dem Schlüsselbein schimmert;
dafür, dass du gegangen
und gekommen bist, und für alles,
was ich nicht von dir weiss,
sind meine einsilbigen Silben
zuwenig, oder zuviel.

§

Perché fino alla punta delle dita
sei presente, perché hai desideri,
per come pieghi i ginocchi
e mi mostri le chiome,
per il tuo tepore
e la tua oscurità;
per le tue frasi dipendenti,
i gomiti non prepotenti
e l’anima materiale
che nella fossetta
sopra la clavicola balugina;
perché sei andata
e venuta, e per tutto
ciò che di te non so
queste mie esili sillabe
son troppo poco – o troppo.

HANS MAGNUS ENZENSBERGER

Tutte le lettere

All the letters I can write
Are not fair as this –
Syllables of Velvet –
Sentences of Plush,
Depths of Ruby, undrained,
Hid, Lip, for Thee –
Play it were a Humming Bird –
And just sipped – me –

§

Tutte le lettere che potrei scrivere
Non saranno mai belle come questa –
Sillabe di velluto –
Frasi di seta,
Abissi di rubino, mai scavati,
Nascosti, labbro, a te –
Immaginala come un Colibrì –
E che or ora abbia libato – me –

EMILY DICKINSON

(traduzione di Letterio Cassata)

Published in: on maggio 10, 2012 at 06:52  Comments (2)  
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Di dentro

POR DENTRO

¡Oh, no poder dar luz a las tinieblas,

voz al silencio,

que mi dolor cantara

el salmo del misterio!

¡Oh, no poder decir lo que se muere

en sagrado secreto,

antes de haber nacido,

en el sepulcro-cuna de lo eterno!

¿Dónde está vuestro aroma de ambrosía,

¡oh, flores del invierno!,

que antes de abrir al sol vuestras corolas

– ¡dulce consuelo! –

volvisteis a los campos

a que la Muerte baña con su riego?

¡Cantar lo que no cabe

ni en palabras ni en tonos es mi empeño,

y decirte, mi amor, aquí, al oído,

mi corazón entero,

con su ritmo, sin música, ni letra,

con todo su silencio!

Terrible es la palabra

y su poder, poder de mal agüero.

Muere en ella la idea cuando nace,

enterrada en su cuerpo,

como muere al dar fruto

del todo nuestro anhelo.

Que al tocarte mi fiebre en ti despierte

la fiebre de tu seno,

y se fundan así nuestros ardores

en un mismo deseo.

Calla, mi amor, cierra tu boca fresca,

que así te quiero;

donde dejó su huella la palabra

no anida bien el beso.

Calla, que hay otro mundo

Por dentro del que vemos,

un mundo en el que tejen las tinieblas

y es todo cielo.

 §

Non potere alle tenebre dar luce,

voce al silenzio!

Il mio dolore

il salmo del mistero canterebbe.

Nè poter dire quello che in un sacro

arcano muore,

prima ch’esso sia nato,

dentro il sepolcro-cuna dell’eterno!

Ove dura d’ambrosia il vostro aroma,

o fiori dell’inverno,

che innanzi che s’aprissero le vostre

corolle al sole

– dolce conforto ! –

tornaste ai campi

che Morte irriga coi suoi sparsi umori?

Cantar quel che non entra

in parole o in accenti è mia fatica

e qui dirti all’orecchio, amore mio,

il periplo del tuo cuore

con ritmo senza musica nè sillabe,

con tutto il suo silenzio!

La parola è terribile

ed è di malaugurio il suo potere.

Appena nasce, in Lei muore l’idea,

nel suo corpo sepolta,

come nel dare il pieno frutto muore

l’ansia dell’uomo.

La mia febbre toccandoti risvegli

la febbre del tuo seno,

e si fondano quindi i nostri ardori

in un solo desio.

Taci, amor mio, chiudi la fresca bocca,

così ti amo;

dove lasciò sua impronta la parola

non bene annida il bacio.

Taci, c’è un altro mondo

dentro quel che vediamo,

un mondo dove tessono le tenebre;

è tutto cielo.

MIGUEL DE UNAMUNO Y JUGO

Entrate e uscite

Si vive intorno all’attimo
e le giornate sembrano rifugi
per non morire già nelle parole
ciascuno il suo minuscolo segreto
eternità compressa in poche sillabe
perché sempre è comunque
un’esistenza breve

pure quei segni sopraffanno a volte
divaricano braccia in modo tale
che sembra a noi di contenere il mondo

si sopravanza e si cancella
una remota identità
gesti che ci predissero il mattino
tazze di caffelatte
sbrigatevi ch’è tardi per la scuola
i ragazzi curiosi d’imparare
a vivere di niente.

Dove vanno le forme delle cose
i corpi uscenti?
Resta di loro un filo di pensiero?

A dire che sarà ciò ch’è già stato
congiungersi nel punto
dell’alito che nasce mentre muore.

Cristina Bove

Navigazione a tela

Un’armonica a bocca di lucerne
nel solfeggiare sillabe d’imbarco
e cantilene
poi tracimare in fiotti
mente corsara
a saccheggiare lumi

lasciavo le mie calze sulla riva
per indossare sandali di carta
camminavo sull’onda
sorretta da uno sciame di cicale
ero sola a sospendere velieri
come trapunte al sole

un fumo che pareva l’orizzonte
era soltanto
un orlo di cimosa
e fiocco e randa di cotone amaro
da piantagioni di dolori
farsi vascelli in mare

Cristina Bove

Vento a Tindari

Tindari, mite ti so
fra larghi colli pensile sull’acque
dell’isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.

Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima.

A te ignota è la terra
ove ogni giorno affondo
e segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.

Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo nel buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.

Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m’ha cercato.

SALVATORE QUASIMODO

Il resto muore, ma…

I coltivi di parole basse spinose
limitrofi ai letti dove i morti
tornano ai cieli con le dita strette
sui grani di un rosario
e quelle bocche
erano come fragole una volta
le braccia erano bianche
le mani di carezze
somigliano alla colza di brughiera
ai passi trascinati
distanti dalle case.

Invece ho dentro un non so che
di  vivo
una stranezza tremula di strade
addensate di sillabe
una periferia che non conosco
che mi taglia la notte
e mi dispone
di traverso sul foglio.

Cristina Bove

Cercami

Cercami tra le righe sbiadite di un foglio
Tra le sillabe segnate a matita
Cercami nel suono melodioso di una tromba
Cercami nei cirri del cielo
Dove puoi scoprire il mio volto
Esso sarà come tu lo vuoi

Gianna Faraon

Published in: on giugno 10, 2010 at 07:12  Comments (4)  
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Ci hanno consumato

ci hanno consumato le nostre parole.
dente a dente cadiamo come sillabe.
per tutto l’inverno ti ho atteso
spiando dalla finestra l’ultimo tremore delle foglie
mescolarsi con il lieve ticchettio dei tuoi passi.
ma ora che sull’uscio m’appare l’Aprile
e di baci in germoglio si affollano i pensieri
tacciono gli ululati delle nostre parole
e l’attesa è pari ad un’impazienza affilata
che trafigge il petto.

Anileda Xeka