IO NON SO COSA SIA IL TEMPO

Vorrei sapere quale è la vera misura del tempo, forse ne ha una oppure ne ha infinite. Faccio alcuni esempi. Quella del sognare è falsa o sbagliata, perché il tempo viene consumato talvolta in modo affrettato e talaltra in modo prolungato, e ciò che viviamo nel sogno è lento o rapido a seconda di un tempo che non conosco e non capisco; quella della divisione in ore mi pare assolutamente bugiarda perché divide il tempo dall’esterno in maniera spaziale nel modo in cui non riesco a conoscerne la natura. Chissà perchè ma a me pare che sia tutto falso e che il tempo sia semplicemente un cerchio dove poter introdurre i sogni che nel tempo sono estranei; nel ricordo della mia vita passata mi capita talvolta di vedermi più giovane a vent’anni  che non quando giocavo con i trenini. Quando ciò accade ho crisi di coscienza, mi si aggroviglia il pensiero, mi pare tutto sbagliato ma non riesco a trovare l’errore. E’ come assistere ad un esercizio di prestidigitazione, dove ti senti ingannato senza capire dove sia il trucco. La misura del tempo poi mi fa fare pensieri strani come se un automobilista che è calmo in auto stia andando in fretta oppure lento, se c’è sincronia fra i movimenti che occupano lo stesso tempo in cui mi bevo un caffè, scrivo e penso in modo oscuro. Ed allora mi perdo, cosa è il tempo? Una illusione creata dall’uomo come misura senza misura oppure un fatto che non esiste e mi uccide? E’ qui che sprofondo nel baratro dell’inesplicabile trasportandomi in un mondo parallelo dove lo sento come fosse persona fisica facendomi sentire stanco, obliato in un sonno che mi assale improvviso.

Marcello Plavier

Cieli

Cieli,
per giorni e giorni uguali,
svogliate e inaffidabili chimere,
quando l’unico colore percepito
è un fondo di cravatta da indossare.

Li ho visti,
aprirsi insieme in sincronia
coi fuochi dei sorrisi da me appiccati.
Ricordo ben d’averli anche indicati
a donna amore che mi stava a fianco.

Li ho visti,
dall’alto dei vent’anni,
vincer le nubi e all’angol relegarle

come educande offese ed umiliate,
mandate in fretta dietro la lavagna.

Cieli
che, incazzati, chiudono i battenti
e grandi e grossi si fanno metter sotto
dal primo cenno d’ingarbugliata pioggia
o dal malessere di questo loro figlio.

Li ho visti, poi,
rompere ogni plumbeo assillo,
apparecchiar la festa sotto il sole
nel cuore d’attimo di mia felicità sublime
ed invitarmi a prender posto al desco.

Cieli,
malinconie d’azzurro smascherate,
che a farsi belli pelano le stelle,
che scippano la luna da dietro le montagne
per obbligarmi alle romantiche manie.

Aurelio Zucchi

Affinità elettive


Cerco la tua mano nel vuoto della camera
da sempre ci conosciamo,
tu eri me
io ero te.
In altri luoghi ci siamo sfiorati
amati, persi e ritrovati
per continuare in questa nuova vita
l’eterno viaggio.
Profonde affinità elettive,
siamo due anime impazzite di luce
ci allontaniamo libere
alla ricerca della volta stellare,
ci ritroviamo unite nella sincronia
di due cuori innamorati che battono all’unisono.

Roberta Bagnoli

Published in: on giugno 15, 2010 at 07:02  Comments (12)  
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