Violino antico

Suonava per la via il suo violino antico,
magico strumento reso scuro dal tempo.
Antiche, straniere e struggenti armonie
fluivano nell’anima mia portate dal vento.
Le agili dita sulle tese corde danzavano,
il capo ondeggiante, gli occhi socchiusi,
cercar pareva nella mente melodie
che scese dal cielo i cuori riempivano.
Disegnava nell’aria magiche figure
quell’arco da maestra mano guidato,
viaggiarono ascoltate nel tempo, ballate
in notti dall’odore di tizzone bruciato,
nel profumo di candele in sale fastose,
nel momento di tregua di un povero soldato,
nelle feste gitane sulle vie polverose,
accarezzando il cuore delle novelle spose.
Al tempo sopravvisse quel magico liuto,
simbolo è la musica di arte immortale.
Da quante mani fu suonato, posseduto
e quante mani ancora, dopo l’avranno.
Piccolo, grandioso strumento d’armonia,
tra mille mani perpetuerai il tuo viaggio,
è tuo destino suonar di tristezza e allegria
con nuovi padroni dal cuore randagio.
È questo che pagherai come ovvio tributo,
da un uomo sei nato e con lui hai vissuto.
Scivola nell’aria una malinconica sinfonia,
vola lasciando dietro struggente traccia,
si allontana da me cercando un’altra via
oppure un’assolata e solitaria piazza.

Claudio Pompi

La magionetta bianca

Sinfonia di musica
Fiume con la ragione
negli atomi dell’acqua
con aria calda e fredda
ferma la vita
in una eternità dorata:
dolore e gioia; né il mistero
di fulminisaette
in cumulinembi:
gonfiano tanto sprone
di pioggia delicato come
l’uragano pianto
della mia pazzia

Tutto da te veniva
illuminato…La nostra piccola
magionetta bianca,
la piccola pianta
di rose alla finestra,
la mia anima stanca,
il mio cuore duramente
oppresso.

Ed ora tu mi dici
che vai nel paradisoluce
Recuperare una vita
di contrasto e d’attesa
sciolta in un singhiozzo.

Paolo Santangelo

Vivere l’amore

 
Era di luna il riverbero
che gocciolava nitore
da occhi stupiti,
traboccanti di quel blu
che unisce cielo al mare
in una sinfonia inedita
fatta di cuori pulsanti
un’unica  angelica canzone.
M’incatenò la voglia di cielo
che in lui identica trovai.
Annaspai dimenandomi un poco
inciampai in ataviche remore
frenai quel battito in corsa.
Riguardai i suoi occhi
pieni di luna
aprii le mie labbra alle sue…
… persi o vinsi
il pudore.

Elide Colombo

Published in: on maggio 26, 2011 at 07:25  Comments (10)  
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In libertà

Scendo i miei gradini
con una lacrima alla volta.
Calpesto e modello
a tua somiglianza
le voci d’un (tuo) sussurrato

chissà

ed io…

chissà

… se sarà
l’eterna sinfonia
d’abrasione
a destar sospetto
d’ascolto.

Anelo a quel balcone fiorito,
lassù,
dove tu non vuoi vedere

ri-salgo gradini
di precarietà effervescente
accorpando le (mie) lacrime
in bouquet fioriti
di semplice libertà
(vivente)
non ascoltate
da (tuoi) happy-ending
di favolose esibizioni
solo raccontate
(in una vita che non esiste)
costate ad una felicità
mancata, la mia.

Glò

Non esiste poeta senza ispirazione

Quante volte me ne andai,
lontano dagli umani covi,
per cercare ispirazione
in sovrumani silenzi.

Ad esempio nei chiostri,
nell’ora malinconica strana
soave in cui scende trionfale
e avvolge imagìnifìca:
incanto vesperale. Dall’ombra
lenta fluiva, quasi ascendeva
angelica, sinfonia di armonie
romaniche, sgorganti da vividi
bagliori di bianche snelle
aeree colonnine di trifore.

Quante volte estatico
mi parve che l’ispirazione
venisse immemore dal viso
mistico d’una vergine, cinto
da un’aureola di putti bianchi
e rosei, a mólcere il mio affanno.

Ma spariva, d’un tratto,
la visione in quell’ombra,
svanendo, mentre in me
l’ispirazione a scrivere
avvenìva, nel crepuscolo…
il Redentore su la nube
d’oro angelico echeggiava
dagli archivolti d’un grandioso coro.

Paolo Santangelo