Grotta

CUEVA

De la cueva salen

largos sollozos.

( Lo cárdeno

sobre el rojo).

El gitano evoca

países remotos.

(Torres altas y hombres

misteriosos )

En la voz entrecortada

van sus ojos.

(Lo negro

sobre el rojo).

Y la cueva encalada

tiembla en el oro.

(Lo blanco

sobre el rojo).

§

Dalla grotta escono
lunghi singhiozzi

(Il viola
sul rosso)

Il gitano rievoca
paesi remoti.

(torri alte e uomini
misteriosi)

Nella voce rotta
vanno i suoi occhi.

(il nero
sul rosso)

E la grotta imbiancata
trema nell’oro.

(Il bianco
sul rosso)

FEDERICO GARCIA LORCA

Published in: on aprile 13, 2012 at 07:48  Comments (1)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,

Il nodo

 
Pensieri
s’attorcigliano lenti
come matasse dal capo perso.
Volo lontano
 nel tempo ch’è andato
trovo  ricordi di vita passata.
Conto peccati
risento risate. Pianti e singhiozzi
turban la mente.
Cerco spaurito
il bandolo primo
freddo di ghiaccio tarpa la mente.
Son nodi di Gordio
questi legami,
serve una lama a poterli slegare.
E guardo in alto
in galassie lontane
dove si perde confusa la mente.
E scruto il fondo
d’abissi marini
dove affondarono tutti i sospiri.
Un dì all’orizzonte
svaporano nebbie
di falce dotata s’appressa sorella.

Piero Colonna Romano

Senza titolo

Il dolore è uno scultore
tacito, come il sonno che tarda a venire
tacito, come un campo di grano dopo la mietitura.
Il dolore stringe
nella sua morsa d’errore
matura
trema- trancia- tritura
avendo cura di gonfi singhiozzi.
Voglio che scoppi
come un palloncino
allora ne sentirò il cicaleccio…

Aurelia Tieghi

Published in: on settembre 14, 2011 at 07:34  Comments (12)  
Tags: , , , , , , , , , , ,

Fiori d’arancio

Come un preludio peccaminoso è marzo
la nudità che vuole l’artista,
il suo chimono,
fatto di luce e tempo sospeso.
In sponde opposte
è questo svilimento di arance a farci giorno
l’assenza delle onde
il labbro che si spacca: tributo passeggero
alla santità d’inverno.
Ci spiumano traversi dei fiocchi, a pieno viso
l’aridità del vento in pianura
muore l’erba, le mani nelle tasche
le isole felici.
Così procede, alterno a singhiozzi
il passo d’api
il fragile ricamo d’uccellagione insorta.
I vetri fanno mille e più crepe alla memoria
mille e più te riflessa
aggrappata alla mia schiena;
germogli che affamati succhiavano la vita.

Massimo Botturi

… Singhiozzi di (credo)…

Credevo.
Di poterti proteggere
sotto le mie piccole ali
conservandoti dalle intemperie
d’un passato ormai disgiunto.
Lo credevo. (E ci penso).

Il profumo dei tuoi racconti
li stendevi al comando
delle mie curiosità di bambina
(anche oggi).
Credevo.
|Ma… E… ci sei.|

Il tuo sonno improvviso
ancora mi pervade
d’innamoramenti che mi ricamavi
di tua sola penetrazione
senza fiato esponenziale
in accusa
d’un perché
al cosa
osservavi nel mio bacio
(nascosto).
Portandotelo via.
Senza esalazione
d’infelicità peccatoriale.

Credevo di ritrovarti sempre.
Viva. Piccola.
(nel mio “per sempre futuro”).

Oggi Credo.
Nel silenzio d’affetto
cercato nelle (mie) conferme
in passi da “bambina”.

C’è dell’assenza nell’ascoltare
-intima-
(che non vuol dire “non amare”)
C’è, esiste, del mutismo
alle (mie) domande,
di chi,
oggi,
crede di risponderti
con distanza svagata.
Crede.

Eppure adesso
capisco il mio distacco
(cieco)
al ricamo linfatico
ossigenato
da pindariche “empatie” distorte….
(Credo –confusa-
di cercare “dal vivo”
orizzonti da sorvolare
-autenticamente-
senza estrazioni lineari
da confinare ….)

Glò

Scheletro con la falce

Quasi tutti gli umani hanno
paura della Morte, ma io ho visto
un’immagine di Vita: era una forma
giovane di donna, come quella
che al Piacere invita, teneva un po’
rialzata la sua gonna. Era la Morte:
bruna fanciulla che mi si mostrava.
Quali luoghi comuni della falce
e lo scheletro curvo? Ella era bella
e aveva gli occhi d’un marrone opàle.
In questa vita in cui l’uomo è nemico
anche del fratello, passa nei sogni
dell’età fiorita. Ci sorridiamo estatici.

Dopo tant’anni, quando ride bruta
la vita, con quell’invito perfido
bugiardo, tutta tossico e cicuta,
ora senti arido battere il cuore
una volta gagliardo: diventan bianchi
i tuoi capelli neri e di veleno
s’imbevono i pensieri; amaro piangi,
o sempre ridi: dinanzi al mondo
curvi la tua fronte, e all’anima
comandi: ridi, ridi anche se muore
chi ti vuol più bene, ma dentro
il petto sanguina il tuo cuore;
ed il tuo riso è un riso di dolore.

Disperando di te, della tua sorte
invocherai un angelo pietoso,
e sognerai l’oblio sol nella morte,
sol nella morte l’ultimo riposo.
E la morte verrà, bellissima
ridendo alla tua stolta preghiera.
Cinta di crisantemi e semprevivi
ti passerà daccanto lieve lieve
come sudario d’intangibil neve,
schernendoti dirà: stupido, vivi!
Danzavano una ridda senza fine
intorno a quella le Ore tempestose;
di sangue si tingevano le cose
della notte nell’ultimo confine.
Ai suoi piedi orchidee illanguidite,
eran di foglie gialle ed appassite,
ed era il Sogno, la Gloria e la Sorte:
Ella rivolse al ciel livido e nero
il supremo e terribile pensiero,
poi cadde in mezzo a quelle cose morte ….
Ella passava avvolta in bianchi veli,
muta il volto di cera e l’occhio nero,
per la strada che mena al cimitero,
ghirlandata di pallidi asfodeli.
Ella passava nei notturni geli .
con passo uguale, tacito e leggero,
il corpo eretto, rigido e severo,
mentre bagliori ardevano nei cieli.
Supplicando una grazia, ai suoi ginocchi
sfilava una funerea lunga schiera,
uomini e donne d’ogni età senza
lampi di lacrime negli occhi;
con lunghi sguardi di preghiera,
singhiozzi che gridavano: pietà.-
E una voce gentil, voce di pianto,
conosco – mormorava – ogni dolore,
sono stanco di vivere e soffrire …
E un’ altra: col mio bimbo al camposanto
ti prego lasciami dormire! – Col mio amore.
col mio povero amor fammi morire!…

E’ triste il cielo, oggi nereggia
una gran nube. Pioverà. Come
son tetri i monti senza sole. L’anima
è triste, l’anima non vuole andare
con dimessa fronte: vuole innalzare
sugli stolti come sopra un altare,
la mente e il cuore. Dall’alta vetta
che il sole bacia e indora in un saluto
all’abisso profondo e spaventoso,
lo stagno putrido s’imperla di vividi
riflessi e di scintille, se vi penetra il riso
di un’Aurora. La tua vita è la vita
un profumo dolcissimo inebriante
e la morte non vien gelidamente
a turbare il tuo sogno dall’oblio …

Paolo Santangelo

A un suicida

Cosa avrei dovuto intendere
da singhiozzi muti
o intravvedere
tra ciglia socchiuse
come persiane a riparo
di un giorno assolato
disperato
ben mascherato
dietro risa forzate
rinunciatario
con una vita da spendere
coraggio o viltà sublime
Solo
ci hai lasciato soli
a chiederci infiniti perché
ma forse non c’è che il nulla da capire

Anna Maria Guerrieri

Published in: on agosto 31, 2010 at 07:09  Comments (2)  
Tags: , , , , , , , ,

Un ardore

forse dettato dal travaglio
di cercare una luna al buio mare
mi conduce a forzare
le finestre serrate della stanza,
coi sogni avvolti in carta da regalo
isso le vele… il vento trovo muto
come passando tra muri di gente
e bocche aperte dell’indifferenza.
I singhiozzi dell’orologio
ad intervalli lenti intervengono
ogni colpo conta,
il ruggito di un treno in lontananza
illumina lo scorcio
non soccorre
l’anima sconfitta si rifugia
nella vita di un cane randagio
cercando oblique rotte col barbone
che offre al pasto vecchio
il giorno nuovo
e s’addormenta sopra un sasso duro.

Giuseppe Stracuzzi

Non esistono amori felici

IL N’Y A PAS D’AMOUR HEUREUX

Rien n’est jamais acquis à l’homme Ni sa force

Ni sa faiblesse ni son coeur Et quand il croit

Ouvrir ses bras son ombre est celle d’une croix

Et quand il croit serrer son bonheur il le broie

Sa vie est un étrange et douloureux divorce

Il n’y a pas d’amour heureux

Sa vie Elle ressemble à ces soldats sans armes

Qu’on avait habillés pour un autre destin

A quoi peut leur servir de se lever matin

Eux qu’on retrouve au soir désoeuvrés incertains

Dites ces mots Ma vie Et retenez vos larmes

Il n’y a pas d’amour heureux

Mon bel amour mon cher amour ma déchirure

Je te porte dans moi comme un oiseau blessé

Et ceux-là sans savoir nous regardent passer

Répétant après moi les mots que j’ai tressés

Et qui pour tes grands yeux tout aussitôt moururent

Il n’y a pas d’amour heureux

Le temps d’apprendre à vivre il est déjà trop tard

Que pleurent dans la nuit nos coeurs à l’unisson

Ce qu’il faut de malheur pour la moindre chanson

Ce qu’il faut de regrets pour payer un frisson

Ce qu’il faut de sanglots pour un air de guitare

Il n’y a pas d’amour heureux

Il n’y a pas d’amour qui ne soit à douleur

Il n’y a pas d’amour dont on ne soit meurtri

Il n’y a pas d’amour dont on ne soit flétri

Et pas plus que de toi l’amour de la patrie

Il n’y a pas d’amour qui ne vive de pleurs

Il n’y a pas d’amour heureux

Mais c’est notre amour à tous les deux

§

Niente per l’uomo è mai definitivo Non la sua forza

non la debolezza né il suo cuore E quando crede

di aprire le braccia la sua ombra è una croce

e quando vuole stringere la sua felicità la sbriciola

uno strano doloroso divorzio è la sua vita

Non esistono amori felici

La sua vita è come quei soldati disarmati

per altro scopo un tempo equipaggiati

a cosa può servire il loro alzarsi di buon ora

per ritrovarsi a sera disoccupati incerti

dite queste parole La mia vita E trattenete il pianto

Non esistono amori felici

Mio bell’amore amore caro mio strazio

ti porto in me come un uccello ferito

e quelli senza saperlo ci guardano passare

ripetendo dietro di me le parole che ho intrecciato

e che per i tuoi grandi occhi subito morirono

Non esistono amori felici

E’ troppo tardi ormai per imparare a vivere

piangano insieme nella notte i nostri cuori

quanta infelicità per la più piccola canzone

quanti rimorsi per scontare un fremito

quanti singhiozzi per un’aria di chitarra

Non esistono amori felici

Non c’è amore che non dia dolore

non c’è amore che non ferisca

non c’è amore che non lasci il segno

e non meno l’amore di patria che l’amore per te

non c’è amore che non viva di pianto

Non esistono amori felici

ma per noi due c’è il nostro amore

LOUIS ARAGON

Il dono


Con infinita pazienza
l’amore,
ha amalgamato
vorticose babbucce
a molli petali di dita,
abbarbicandoli
ai teneri singhiozzi
di un seno fragrante.
Qua e là
poggiano morbidi
i sospiri
e piano tace l’occhio
dell’avida prima sete,
stemperando
nei miei sguardi nudi,
in me
umidi veli
d’arcana dolcezza

Flavio Zago

Published in: on aprile 20, 2010 at 07:13  Comments (5)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,