Giorni

Non uno a farmi il filo
e tirarmi su lo zigomo,
mi saltellano in tanti
repentini,
con il carrello della spesa,
girano intorno alla caviglia
ch’è già stata compromessa.

Si prendono di me
il canto morto in gola,
il filler non assolve
la piega giro bocca,
né contrae la smorfia
di stupore, alla bimbetta
che trascina il sole.

E il dopo, torna indietro
mi sale sulla ruga,
tento braccia alzate
l’invito a proseguire,
annodo ancora il verso
del mattino,
chè avere l’oro sulle spalle nude
non è premessa inutile,
né gioco.

Beatrice Zanini

Lascia cantare la mia speranza

I fiori che ti porgo
con mia premura sciocca,
non sono per omaggio alla bellezza
né per mostrarti un sintomo d’amore.

Lo sguardo che ti porgo
con qualche ansia in più,
trascini ai tuoi piedi antiche pene
e al tuo perché le mie nuove paure.

Se ora ascolti le mie grida,
non aprire il tuo sorriso amaro
in un’amorfa smorfia nera
e lascia cantare la mia speranza.

Accogli le rose che ho sottratto
alle narici d’una donna ignara,
annusa il retrogusto della vita
e, per un istante, scopriti inutile.

Poi, rimani ancora più lontana
e non seguire presto le mie orme.
Assaporo tardi le gioie della vita
ed oggi ti rifiuto, o morte…

Aurelio Zucchi

La maliziosa

LA MALINE

Dans la salle à manger brune, que parfumait
Une odeur de vernis et de fruits, à mon aise
Je ramassais un plat de je ne sais quel mets
Belge, et je m’épatais dans mon immense chaise.

En mangeant, j’écoutais l’horloge, – heureux et coi.
La cuisine s’ouvrit avec une bouffée,
Et la servante vint, je ne sais pas pourquoi,
Fichu moitié défait, malinement coiffée

Et, tout en promenant son petit doigt tremblant
Sur sa joue, un velours de pêche rose et blanc,
En faisant, de sa lèvre enfantine, une moue,

Elle arrangeait les plats, près de moi, pour m’aiser ;
– Puis, comme ça, – bien sûr pour avoir un baiser, –
Tout bas : “Sens donc, j’ai pris une froid sur la joue…”

§

Nella sala da pranzo bruna, profumata
D’un sentore di frutta e di vernice, prendo
Comodamente un piatto di non so qual pietanza
Belga, e mi lascio andare dentro alla sedia immensa.

Mangiando, lieto e calmo, ascolto l’orologio.
Si apre con un colpo di vento la cucina,
– Ed ecco venire, chissà perché, la serva,
Spettinata con arte, scialle sfatto,

E con ditino incerto sfiorandosi una guancia,
Velluto biancorosa di pesca, e atteggiando
A smorfia quella sua bocca infantile,

Per meglio accomodarmi dispone intorno i piatti;
– E poi, così, – ma si, voleva un bacio,-
Pian piano: “Senti, dice, ho una freddo alla guancia…”

ARTHUR RIMBAUD

La fanfara nel cuore


Torno a casa col passo leggero.
Ho ancora negli occhi la risata del giorno,
lieve si spenge nella smorfia
di ciglia aggrottate.
Risplende regina di fiori la sera
sullo scanno adorno di gigli e tulipani,
nell’istante che scompare
l’ultima nube all’orizzonte
suona scherzosa la fanfara nel cuore.
Rimane spalancato l’uscio di casa
è apparecchiata a festa la tavola,
accanto al caminetto dorme
acciambellata la micia sorniona,
al canto del fuoco gli anziani giocano
e pescano carte pesanti dal mazzo,
i bambini si sfidano all’ultimo colpo
in un videogame nuovo, emozionante.
Resto incantata a guardare,
silenziosa mi lascio andare sulla calda poltrona,
per lunghissimi attimi carezzo l’uomo
rimasto senza parole,
da troppo tempo aspettava il sospirato ritorno;
ho nascosto prima d’entrare l’ingombrante valigia,
avrò tempo domani di mettere
i panni ad asciugare al sole.

Roberta Bagnoli

Imbrunire

Nell’imbrunire, la collina comincia dormire.
Il tuo viso s’affaccia accompagnando
il sospiro del cielo.
appari con occhi turchini
fra rami di betulle e querciole.
sorridi con smorfia felice
l’incontro si avvera per noi.

Tu che vieni da mondi diversi
dove il mare e il sole erano
compagni di vita, sembra che
giochi con l’ombre della
grande collina, compiacendo
il mio aspettare,

ma vivi ancora lontana, il tuo
tenero sangue si ribella
al grigiore d’intorno,
con lo scabro triste umore
di questo cielo.

Hai sul viso  un silenzio
che preme, tu che sei sole e sirena
ti trovi impigliata
fra rami che mai avresti immaginato.
c’è un vento che giunge

portandoti in dono la luce.

Marcello Plavier

Published in: on gennaio 19, 2010 at 07:35  Comments (7)  
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