Sognato per l’inverno

RÊVÉ POUR L’HIVER

L’hiver, nous irons dans un petit wagon rose

Avec des coussins bleus.

Nous serons bien. Un nid de baisers fous repose

Dans chaque coin moelleux.

Tu fermeras l’oeil, pour ne point voir, par la glace,

Grimacer les ombres des soirs,

Ces monstruosités hargneuses, populace

De démons noirs et de loups noirs.

Puis tu te sentiras la joue égratignée…

Un petit baiser, comme une folle araignée,

Te courra par le cou…

Et tu me diras : “Cherche !”, en inclinant la tête,

– Et nous prendrons du temps à trouver cette bête

– Qui voyage beaucoup…

§

L’inverno noi andremo in un vagone rosa
con i cuscini azzurri.
Staremo bene, cara. Folli baci si annidano
in quella morbidezza.
Abbasserai le palpebre per non veder dal vetro
le ombre che fan smorfie,
mostri serali arcigni, una nera plebaglia
di demoni e di lupi.

A un tratto sulla guancia sentirai come un graffio…
un bacio leggerissimo ti correrà sul collo
come un ragno impazzito…

Tu mi dirai “Cercalo!” piegando un pò la testa…
Ci occorrerà del tempo per trovar quella bestia
che va di qua e di là.

ARTHUR RIMBAUD

I vecchi

I vecchi sulle panchine dei giardini
succhiano fili d’aria e un vento di ricordi
il segno del cappello sulle teste da pulcini
i vecchi mezzi ciechi i vecchi mezzi sordi
i vecchi che si addannano alle bocce
mattine lucide di festa che si può dormire
gli occhiali per vederci da vicino a misurar le gocce
per una malattia difficile da dire
i vecchi tosse secca che non dormono di notte
seduti in pizzo al letto a riposare la stanchezza
si mangiano i sospiri e un po’ di mele cotte
i vecchi senza un corpo i vecchi senza una carezza
i vecchi un po’ contadini
che nel cielo sperano e temono il cielo
voci bruciate dal fumo dai grappini di un’osteria
i vecchi vecchie canaglie
sempre pieni di sputi e consigli
i vecchi senza più figlie questi figli che non
chiamano mai
i vecchi che portano il mangiare per i gatti
e come i gatti frugano tra i rifiuti
le ossa piene di rumori e smorfie e versi un po’ da
matti
i vecchi che non sono mai cresciuti
i vecchi anima bianca di calce in controluce
occhi annacquati dalla pioggia della vita
i vecchi soli come i pali della luce
e dover vivere fino alla morte che fatica
i vecchi cuori di pezza
un vecchio cane e una pena al guinzaglio
confusi inciampano di tenerezza e brontolando se
ne vanno via
i vecchi invecchiano piano
con una piccola busta della spesa
quelli che tornano in chiesa lasciano fuori
bestemmie e fanno pace con Dio
i vecchi povere stelle
i vecchi povere patte sbottonate
guance da spose arrossate di mal di cuore e di
nostalgia
i vecchi sempre tra i piedi
chiusi in cucina se viene qualcuno
i vecchi che non li vuole nessuno i vecchi da
buttare via
ma i vecchi, i vecchi, se avessi un’auto da
caricarne tanti
mi piacerebbe un giorno portarli al mare
arrotolargli i pantaloni e prendermeli in braccio
tutti quanti
sedia sediola… oggi si vola… e attenti a non sudare

CLAUDIO BAGLIONI

Olio su tela n.2

Oswiecim, sterminate
vedute polacche

Bocce rasate allineate,
gusci stuorlati albuminosi.
Smorfie o sorrisi?

Pennello sciacquato
in soluzione finale.
Fumo vitale
che arranca e fatica
s’aggrappa e si issa
e s’avvita nel vento.

Occhi vacui sul bianco
del manto di neve,
occhi persi nel gelo
del senno del mondo

Pennellate decise,
rasoiate precise.

Una tela che grida
di non scordare

…e una cornice
che cerco,
ma non riesco
a trovare

Flavio Zago

Nel tuo volto

Sei la luce che cercavo invano.
È nel tuo volto innocente,
in quei sorrisi che mi regali.
Nel tuo volto mi perdo, torno bambino.
Le smorfie per farti sorridere,
mi fanno sentire libero.
Non devo apparire con te, con te
non devo fingere.
A te non importa chi sono, come sono,
a te basta un sorriso e una carezza
per essere felice.
Nel tuo volto c’è la dolce innocenza,
quella che il mondo non ha.
Cercheranno di rubartela,
cercheranno di intristire il tuo viso,
cercheranno di toglierti quella luce
che il mondo acceca, così avvezzo
alla penombra dove tutto si confonde,
dove tutto è inganno.
Nel tuo volto ritrovo il mio spirito antico,
quello di un bambino che troppo in fretta
smise di sorridere.
Nel tuo volto ritrovo il mio sorriso.
Al mio dente che cadrà come frutto maturo,
risponderà il tuo dentino, prima perla
di tante che ne verranno.
Ai miei occhi stanchi dei troppi orrori
verranno i tuoi, ansiosi di scoprire.
I miei occhiali saranno martiri dei tuoi giochi.
Cosa importa?
Vedrò con i tuoi occhi e tornerò a credere
agli uomini.

Claudio Pompi