Ex voto

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

EUGENIO MONTALE

Dicembre incalza

coi primi versi freddi
sulla fronte.
Siamo entrati nell’aria
di Natale.
Il sentimento
seduto sulla soglia del mattino
che man mano con gli anni
si assopisce
sfogliando le pagine
incontra disegni dipinti
a quell’età di fiori
quando bastava un niente
a illuminare il cuore…
Oggi luce abbagliante
senza amore
la cometa conduce
in certi luoghi
dove scorre il fiume
dell’abbondanza,
e lascia la capanna
al suo destino.

Giuseppe Stracuzzi

Africa

L’onda dell’Atlantico lambisce
fino a perdita d’occhio la costiera,
il bianco della schiuma si intromette
tra palmeti che affollano la sabbia
gioca a sollevare qualche tronco
caduto, e ceppi morti
nuotano, scolpite due ragazze
coi seni nudi
coltivano nei passi l’eleganza
e bambini mostrano il sorriso
di denti bianchi
sullo sfondo nero
e gli occhi dolci
danno un canto al cuore.
Le lavandaie stanche di lavoro
su gusci di barche
fanno ritorno
a villaggio di case
coi tetti di paglia come nidi,
liete di stare insieme
si stringono,
in placido tripudio
si fondono
tramonto, verde, incanto.
Al centro dello spiazzo la magione
dell’anziano capo
sfoggia eleganza
in disegni scolpiti sulla soglia…
Ora si accende l’aria di colori,
suona tam tam di rulli e di tamburi
si ravviva il villaggio,
si illumina di danza
canto
giochi…
corpi sereni docili
al pennello degli occhi
danno l’acquarello dell’artista…
Africa
forza selvaggia,
fuoco di raggi accende
arsura, siccità…
pioggia che scroscia
inonda la savana
zebre giraffe antilopi elefanti,
saltano le gazzelle
sotto le grinfie acute di felini,
nelle radure corrono gli struzzi…
cascano l’acque
di imponenti rivi
estasi di fragore…
ma qualche automobile s’affaccia
sporca di fumo
la melodia selvaggia
e ludibrio si spande
a macchia d’olio
di ferro, di cemento
rompe l’incanto
il verso non selvaggio,
prepotente
della globalizzazione.

Giuseppe Stracuzzi

Perchè soffrire

Quanto tempo è trascorso amandoti
Ed ora solo, sono abbracciato ai ricordi e penso
Pensieri che varcano la soglia del desiderio più profondo
Alle parole che escono dalla bocca della gente
Senza conoscere dove dover andare
Pensieri che nella notte nascono e nel giorno si allontanano
E poi ritornano e nella mente si imprimono
Quei pensieri che nel tuo sguardo non ritrovo più
Ma che nel cuore sono incancellabili

Pensieri che sono come parole sussurrate ………dolci
Desideri che sono come la fantasia ………senza limiti
E il tempo passa allontanandoti da me
Passano i secondi, i minuti e le ore e per questo tempo che passa
Un giorno è già finito
Passano le ore e per ogni giorno trascorso tante notti hanno vegliato su di noi
…………e il tempo vola

Il tempo che abbiamo vissuto è passato
ma non è dimenticato il piacere provato
quando stretti l’uno fra le braccia dell’altro
tu mi hai sussurrato……..ti voglio bene
e il tempo passa…… e quando apro gli occhi e tu non ci sei
il mio cuore si comprime nel dolore

Quando il tempo della non sofferenza mi raggiungerà
quando pensieri e parole saranno tornati gioiosi attimi nel ricordo
allora si acquieterà il mio soffrire per poi tornare a sorridere
ed al nascere del nuovo giorno ritroverò il mio desiderio di vivere

Marcello Plavier

Le stagioni umane

THE HUMAN SEASONS

Four Seasons fill the measure of the year;
There are four seasons in the mind of man:
He has his lusty Spring, when fancy clear
Takes in all beauty with an easy span:
He has his Summer, when luxuriously
Spring’s honey’d cud of youthful thought he loves
To ruminate, and by such dreaming high
Is nearest unto heaven: quiet coves
His soul has in its Autumn, when his wings
He furleth close; contented so to look
On mists in idleness—to let fair things
Pass by unheeded as a threshold brook.
He has his Winter too of pale misfeature,
Or else he would forego his mortal nature.

§

Quattro stagioni fanno intero l’anno,
quattro stagioni ha l’animo dell’uomo.
Egli ha la sua robusta Primavera
quando coglie l’ingenua fantasia
ad aprire di mano ogni bellezza;

ha la sua Estate quando ruminare
il boccone di miel primaverile
del giovine pensiero ama perduto
di voluttà, e così fantasticando,
quanto gli è dato approssimarsi al cielo;

e calmi ormeggi in rada ha nel suo Autunno
quando ripiega strettamente le ali
pago di star così a contemplare
oziando le nebbie, di lasciare
le cose belle inavvertite lungi
passare come sulla soglia un rivo.

Anche ha il suo Inverno di sfiguramento
pallido, sennò forza gli sarebbe
rinunciare alla sua mortal natura.

JOHN KEATS

Sulla tua soglia

Sulla tua soglia proibita
vorrei sostare un dì
prima che scenda l’ombra
e sul tuo muto sguardo
dolcemente indugiare
Credimi non è peccato
salire alla tua volta serena
e dall’ultimo spicchio di sole
lasciarsi lento inondare
prima che sia ricordo il gioco
e gioventù remota assenza
Cosa importa se sei un sogno
o solo un mendace fantasma
Anche se tu fossi veleno
vorrei assaggiarti un poco
e su di te felice morire
stasera un poco soltanto

Fabio Sangiorgio

Published in: on dicembre 20, 2011 at 06:53  Comments (5)  
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Magari

Magari potrei tornare
o partire se tu lo vorrai
E potrei risalire il torrente degli anni
in cerca della tua nascosta sorgente
o arrampicarmi impavido
sull’albero dell’incoscienza
e salire al cielo del tuo viso
per rubare quelle stille di oceano
ed agguantare l’argentea coda
del tuo sorriso sfuggente
Magari potrei scalare
le impervie rupi delle tue labbra
e cavalcare le tue erbose colline
finchè non mi sorprenda
il beffardo risveglio dell’alba
Magari potrei preparare
un giaciglio soffice di frasche
per posarvi tutti i miei sospiri
e accovacciarmi quieto
sulla tua indulgente soglia
per sentire su questo volto rugoso
il privilegio delle tue mani
Magari potrei partire
o tornare se tu lo vorrai
e di nascosto portarti
un vento di cedro e gelsomino
per fare il passo tuo più dolce
e meno amaro il mio cammino

Fabio Sangiorgio

Perdonami cielo

se piango per stupide cose
se perdo il senso del dolore e lo ricaccio
in giornaliere inconcludenze
avrei da ringraziare per la vita___in sé
per i miei figli, per il loro amore
che mi ritorna e mi conforta a sera
per l’amicizia che mi è stata data
per l’amarezza che non mi ha colpita

quando sento che l’aria si fa rada
il respiro s’incaglia
mi taccio in una bolla di silenzio
e mi dichiaro pronta_______il fatto in sé
non mi spaventa, ho come una certezza
che non finirà mai questa sorpresa
d’infinito riprendere contorni

che sarà mai varcare quella soglia
quando l’han fatto tutti
senza nessuna garanzia di privilegio?
E non è il passo a fare l’andatura
ma il necessario termine______ la sosta
da cui forse rinascere immortali.

Cristina Bove

Dalla soglia di un sogno

DESDE EL UMBRAL DE UN SUEÑO

Desde el umbral de un sueño me llamaron…
Era la buena voz, la voz querida.

—Dime: ¿vendrás conmigo a ver el alma?…
Llegó a mi corazón una caricia.

—Contigo siempre… Y avancé en mi sueño
por una larga, escueta galería,
sintiendo el roce de la veste pura
y el palpitar suave de la mano amiga.

§

Dalla soglia di un sogno mi chiamarono
era la buona voce, amata voce.
Dimmi: verrai con me a vedere l’anima?
una carezza mi raggiunse il cuore.
Sempre con te… ed avanzai nel sogno
per una lunga, spoglia galleria;
sentii sfiorarmi la sua veste pura
e il palpito soave della mano amica.

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Published in: on ottobre 1, 2011 at 07:00  Comments (2)  
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Due sguardi che si incontrano

scambiano promesse d’amore
dinnanzi ad un altare di fuoco

e figli di antico desiderio due poeti nascono

che scavano mimando nell’acqua un passaggio
che all’altro conduce

ma anelli diseguali s’aprono per poi svanire
il tempo di un istante
senza mai varcare di se stessi la soglia.

di tutte le parole conosciute
scelsero le più belle

senza mai dirsi tutto
e nemmeno tanto

quando due corpi si cercano
in bilico stanno delle proprie aspettative

nelle sabbie mobili che ingoiano certezze

e sensi e menti confondono

quando due bocche si baciano
costruiscono un ponte
che lega due mondi

fanno tramontare ogni conoscenza e sapere
la genesi divengono di tutte le cose avvenire

quando due persone si amano
traggono in salvo due vite

e un miracolo compiono senza sapere

quando si fondono due soli
sigillano nell’anima l’Eterno

Anileda Xeka