Mani

Parlano silenziose, scavano a fondo,
come un aratro ad abradere il torpore del silenzioso maggese.
Furtivo, il raggio di sole dà vita alle zolle,
così il calore dà sollievo alle pene,
ai tumultuosi pensieri … celati, in rivolta.
Così, inerme, in prezioso abbandono, la mente s’arrende,
distesa adesso
come docil quadro al suo pittore,
tra le tue mani a cornice,
la pace,
come nella campagna presto al mattino.

Michela Sandrini

Asciugo lacrime con le dita

Asciugo lacrime con le dita
mentre odo il vento sibillino
trasportare una nenia che s’innalza 
dove sangue innocente scorre a fiumi
e disperate mamme senza latte 
stringono al petto infanti  dalle ali spezzate.
Un sospiro, un altro e un altro ancora 
si unisce al ritmo di cuori che palpitano
nella polvere inclemente 
di campi straripanti immani sofferenze,
dove unico riparo sono tende improvvisate 
nel deserto infuocato. 
Non s’ode il soave canto d’un ruscello gorgogliante,
fresca acqua a sollievo dell’arsura.
Non s’ode il ticchettio della salvifica pioggia
a riempire crepe nella terra di un popolo 
che scava nella dura roccia del dolore
in attesa di una nuova melodia che s’innalzi
al cielo e porti la speranza per un vero futuro.

Patrizia Mezzogori

Fra via Massarenti…

STRÀ LA VÌ MASSARENTI

Strà la vì Massarenti e la ferovì
aiè un gropp ad cà e lè aiè la mì
strà la via Guelfa e la San Videl
cla t po’ purter infen al mer.
Lè in cal pognn d’abitazion
a purtè ed men t’è la zitè
con tott i qui par ban cumbinè.
S’at vù al silenzi t’è da tgnir la porta srè
e avert al condiziona tour: acsè t’è da fer
t’è da difendart dal cheld e da l’inquinament
t pò truver arstor in ogni mument
con la porta ban srè inciavardè sbarè.
T p umettar so anc al sbari a la fnestra
acsè da la to galera t pu guardera fora
see par cheso invatta a l’asfelt incù
i vegnan fora i fiur da st’aura.
L’è poc piò d’un monolochel
ristruturè brisa mel
 mo mè an stag piò lè
ai vag soul al giovedè
quand a vag al zircol d’ la poesì
a ven fora e at zairc in t la vì.
 

§

 
Fra via Massarenti e la ferrovia
C’è un gruppo di case e lì c’è la mia
Fra la via Guelfa e la San Vitale
Che ti può portare fino al mare
In quel pugno di abitazioni
Puoi andare a vivere senza esitazioni
A portata di mano hai la città
Con tutto quello che sempre ti dà
Se cerchi il silenzio tieni la porta ben chiusa
E aperto il condizionatore così si usa
Ti difendi dal caldo e dall’inquinamento
Puoi trovare sollievo ad ogni tormento
Con la porta ben chiusa sbarrata serrata
Puoi mettere anche alla finestra una grata
E dal tuo piccolo carcere guardare fuori
Se per caso sull’asfalto oggi nascono i fiori
È poco più di un monolocale
Ristrutturato niente male
Ma io non vivo più lì
Ci vengo soltanto il giovedì
Quando vado al circolo di poesia
Esco fuori e ti cerco per la via

azzurrabianca

Dai sospiri

OUT OF THE SIGHS

Out of the sighs a little comes,
But not of grief, for I have knocked down that
Before the agony; the spirit grows,
Forgets, and cries;
A little comes, is tasted and found good;
All could not disappoint;
There must, be praised, some certainty,
If not of loving well, then not,
And that is true after perpetual defeat.

After such fighting as the weakest know,
There’s more than dying;
Lose the great pains or stuff the wound,
He’ll ache too long
Through no regret of leaving woman waiting
For her soldier stained with spilt words
That spill such acrid blood.

Were that enough, enough to ease the pain,
Feeling regret when this is wasted
That made me happy in the sun,
How much was happy while it lasted,
Were vagueness enough and the sweet lies plenty,
The hollow words could bear all suffering
And cure me of ills.

Were that enough, bone, blood, and sinew,
The twisted brain, the fair-formed loin,
Groping for matter under the dog’s plate,
Man should be cured of distemper.
For all there is to give I offer:
Crumbs, barn, and halter.

§

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che il morire;
Lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provare rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne,
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso, tendine, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Ché tutto quello che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, e cavezza.

DYLAN MARLAIS THOMAS

Speranza

E ora che ti ritrovo
dopo aver creduto
di essere riuscito
a perderti,
dopo la distruzione del mondo
e tutta la rabbia
e anni di cecità
mi viene da chiedere
le solite cose banali
e quanta gente avrà già visto
le stesse cose;
come posso credere che sarà diverso
per me,
non ho più la forza
perché solo finzione
mi aspetta
e penso con sollievo,
da non credere,
a quando sarà finita
questa recita
dove non mi è concesso
di avere l’unica
cosa al mondo
che vorrei
e non mi illudo certo
ma non smetto di sperare
quella insulsa, maledetta, tremenda speranza
che non so da dove venga
così che la possa
soffocare, schiacciare e dirle
di lasciarmi andare
qui o oltre
dove possa essere libero.

Gian Luca Sechi

Published in: on aprile 25, 2011 at 07:35  Comments (2)  
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Il passero

Passer, deliciae meae puellae,
quicum ludere, quem in sinu tenere,
cui primum digitum dare appetenti
et acris solet incitare morsus,
cum desiderio meo nitenti
carum nescio quid libet iocari
et solaciolum sui doloris,
credo ut tum gravis acquiescat ardor:
tecum ludere sicut ipsa possem
et tristis animi levare curas!

§

Il passero, delizia della mia fanciulla,
con cui suole giocare, e tenerlo in seno,
ed a lui bramoso dare la punta del dito
ed eccitare focosi morsi,
quando alla mia splendida malinconia
piace scherzare a non so che di caro
e piccolo sollievo del suo dolore,
credo perché allora s’acquieti il forte ardore:
teco potessi come lei giocare
ed alleviare le tristi pene del cuore!

CAIO VALERIO CATULLO

Il ricordo di un amico

Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto,
quanto il ricordo di un amico,
la gioia della sua confidenza
o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui
con assoluta tranquillità:
appunto perchè amico.
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano,
di evocarlo per sentirlo vicino,
quasi per udire la sua voce
e continuare colloqui mai finiti.

DAVID MARIA TUROLDO

da Tinti a Claudio

Alla veglia

Queste mie parole
che s’adagiano
al capezzale, trascinato
dalla forza dell’inchiostro
di imprimere sul bianco
una voce

in catarsi di pensiero.

Venite a me
sorelle di sventura
e di sollievo
a sillabare il giorno crocifisso.

Beatrice Zanini

Published in: on aprile 23, 2010 at 07:11  Comments (3)  
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