Radure rare

Sai Sire,
a volte anche il principe si lascia;
a volte, quando la macchia si fa fitta
e non riesce a galoppare a briglie sciolte,
là, deve uno spiazzo lo attende
carezza le redini e smonta
dal devoto destriero.

Non scuote più al vento e pigra s’affloscia,
la morbida piuma del suo cappello.
Non più vibranti criniere,
non ritmi pressanti di zoccoli fieri
e l’aria smette di garrire.

Disteso, sulla pace dell’odore dell’erba
immerso, nel tepore di raggi tra fronde,
ritrova la consapevolezza del respiro
e un cuore saggio che insiste a pulsare.

Sussurrano vene e mormorano rivi
di riflessi argentati e sassi sinuosi.
Richiami svolazzano garruli, curiosi;
l’ala senza tempo avvince i pensieri.

– Stimare la sosta, per librare la corsa;
gustare il poco, per non strozzare nel tutto.
Provare la fame, per godere del cibo;
saggiare il solo, per amare il noi. –

Riscopre l’essenza del seme nudo,
la fonte che, nembo, rivive la luce.
Ritorna il pastello di forme sfumate
e radici celate a dir di foreste

“ … ora dimmi, dimmi mio Sire,
quante radure concedi agli eredi?
A quanti pennacchi consenti la tregua
e a lame lucenti l’inguainato riposo? “

Ed è il ponente a dipingere il cielo,
a stagliare profili velati di bruma.
L’ombra esitante cavalca nel forse.
Un principe oscuro ricerca l’azzurro.

Flavio Zago

Quando vengo


Quando vengo da te la sera
in quegli attimi rubati
con la scusa del latte
e ti guardo mentre parli
col sole fuori radente i campi
e siete tutt’uno
tu e l’oltre la finestra
e io e il tempo passato
e il presente e in quel che resta
c’è la luce radente del sole la sera
si abbandona la fretta e si sente
l’eternità calma del divino
o solo dell’umano meritato riposo
E’ rassicurante mentre guardo il tuo viso
girato un attimo, distolto
dai lavori soliti in cucina
pensare che tutto sia immobile
come quando ero bambina
che ci sarà sempre fra il verde
quella luce chiara calante
che illumina di striscio e inargenta
e rallenta e volge il mondo al sogno
che ci sarà sempre un pezzo di terra
e il sole e le tue parole

azzurrabianca

Manhã de carnaval

Manhã tão bonita manhã
Na vida uma nova canção

Cantando só teus olhos,
teu riso, e tuas mãos
Pois há de haver um dia
em que virás

Das cordas do meu violão
que só teu amor procurou
Vem uma voz
falar dos beijos
perdidos nos lábios teus

Manhã tão bonita manhã
De um dia feliz que chegou

O sol no céu surgiu
E em cada cor brilhou
Voltou o sonho então
ao coração

Depois desse dia feliz
Não sei se outro dia virá
É nossa manhã
Tão bela afinal
Manhã de carnaval

Canta meu coração
Alegria voltou
Tão feliz a manhã desse amor

§

Mattina, che bella mattina

una nuova canzone nella vita

per cantare solo i tuoi occhi

il tuo sorriso e le tue mani

perché ci dovrà essere un giorno

in cui verrai

Dalle corde della mia chitarra

che ha cercato solo il tuo amore

viene un canto

sulle tue labbra

tanto felice la mattina perché c’è l’amore

Mattina, che bella mattina

di un giorno felice che arrivò

Il sole sorse in cielo

e brillò in ogni colore

E allora tornò il sogno al cuore

Dopo questo giorno felice

non so se verrà un altro giorno

E’ la nostra mattina tanto bella in fondo

mattina di carnevale

Canta il mio cuore

la gioia è tornata

E’ tanto felice

la mattina di questo amore

ANTÔNIO MARIA ARAÚJO DE MORAIS

(da “Orfeu Negro” Musica di Luis Bonfà)


Sconfitta

DEFEAT

Defeat, my Defeat, my solitude and my aloofness;
You are dearer to me than a thousand triumphs,
And sweeter to my heart than all worldglory.

Defeat, my Defeat, my self-knowledge and my defiance,
Through you I know that I am yet young and swift of foot
And not to be trapped by withering laurels.
And in you I have found aloneness
And the joy of being shunned and scorned.

Defeat, my Defeat, my shining sword and shield,
In your eyes I have read
That to be enthroned is to be enslaved,
And to be understood is to be levelled down,
And to be grasped is but to reach one’s fulness
And like a ripe fruit to fall and be consumed.

Defeat, my Defeat, my bold companion,
You shall hear my songs and my cries and my silences,
And none but you shall speak to me of the beating of wings,
And urging of seas,
And of mountains that burn in the night,
And you alone shall climb my steep and rocky soul.

Defeat, my Defeat, my deathless courage,
You and I shall laugh together with the storm,
And together we shall dig graves for all that die in us,
And we shall stand in the sun with a will,
And we shall be dangerous.

§

Sconfitta mia Sconfitta, mia solitudine e riservatezza
tu sei a me più cara di mille trionfi,
e più dolce al mio cuore di tutta la gloria del mondo.

Sconfitta, mia Sconfitta, mia consapevolezza e sfida,
attraverso te so che giovane sono sempre e col piè veloce
e che non resterò intrappolato da allori destinati ad avvizzire.
E in te ho ritrovato una distaccata riservatezza.
e la gioia di essere evitato e disprezzato.

Sconfitta, mia Sconfitta, mia splendente spada e scudo
nei tuoi occhi ho letto
che essere collocato sul trono è come essere fatti schiavi,
e che essere compresi è essere rimpiccioliti,
e che essere colti non è che arrivare a pienezza e
come un frutto maturo cadere ed essere consumati.

Sconfitta, mia Sconfitta, ardita mia compagna,
tu udrai i miei canti e i miei pianti e i miei silenzi,
nessun altro, tu sola mi parlerai di battiti d’ali,
e di gonfi oceani
e tu sola salirai sulla mia ripida  e rocciosa anima.

Sconfitta, mia Sconfitta, mio immortale coraggio,
tu ed io rideremo insieme con la tempesta,
e insieme scaveremo tombe, per tutto quanto muore in noi,
e ci ergeremo nel sole col nostro fermo volere,
e saremo per tutti di rischio e pericolo.

KHALIL GIBRAN