Quale allegria

Quale allegria
se ti ho cercato per una vita senza trovarti
senza nemmeno avere la soddisfazione di averti
per vederti andare via

quale allegria,
se non riesco neanche più a immaginarti
senza sapere se strisciare se volare
insomma, non so più dove cercarti

quale allegria,
senza far finta di dormire
con la tua faccia sulla mia
saper invece che domani ciao come stai
una pacca sulla spalla e via…
quale allegria,

quale allegria,
cambiar faccia cento volte per far finta di essere un bambino
con un sorriso ospitale ridere cantare far casino
insomma far finta che sia sempre un carnevale…
Sempre un carnevale.

Senza allegria
uscire presto la mattina
la testa piena di pensieri
scansare macchine, giornali
tornare in fretta a casa
tanto oggi è come ieri

senza allegria
anche sui tram e gli aeroplani
o sopra un palco illuminato
fare un inchino a quelli che ti son davanti
e son in tanti e ti battono le mani.

Senza allegria
a letto insieme senza pace
senza più niente da inventare.
Esser costretti a farsi anche del male
per potersi con dolcezza perdonare
e continuare.

Con allegria
far finta che in fondo in tutto il mondo
c’è gente con gli stessi tuoi problemi
e poi fondare un circolo serale
per pazzi sprassolati e un poco scemi

facendo finta che la gara sia
arrivare in salute al gran finale.
Mentre è già pronto Andrea
con un bastone e cento denti
che ti chiede di pagare

per i suoi pasti mal mangiati
i sonni derubati i furti obbligati
per essere stato ucciso
quindici volte in fondo a un viale
per quindici anni la sera di Natale…

LUCIO DALLA

Ora voglio!

Si spegne stanotte quel letargo
che ieri m’impediva di sperare,
assorbendo lacrime di angosce
m’imponeva sonni di rinuncia.

Così che finalmente ora voglio!
e strepito sorrisi a tutto spazio,
provando ad ignorare la grancassa
il corpo suona musiche interiori.

M’afferra in vita un’armonia latina
pari a questo mio volere e basta!
in cadenza ancheggio desideri
che di norma mai potrei animare.

Sul viale inciso dalla pantomina
esprimo slanci versatili di danza,
scartando l’orme tese del torpore
disturbo il tempo che lasso corre.

Daniela Procida

Ostriche

Ma che ne è stato
di sonni intrecciati
e sogni incollati
di mani sguantate
a succhiare gelo
di quel pozzo in gola
che rigoglia e canta
sorella luna e fratello sole
e la conchiglia
a ridosso del vento
sempre sul petto?

Ora siamo ostriche
ancora di sapore
sbocconcellate fuori
serrate di paura
ma buone dentro.

Tinti Baldini

Published in: on gennaio 7, 2010 at 07:41  Comments (7)  
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