Natura

La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l’amore.

MARIO LUZI

Buon giorno

Il silenzio del mattino
Infranto dal cinguettio di uccelli
Il merlo mio quotidiano visitatore
Canta, mi sollecita
Schiudo la finestra e respiro

La notte senza sonno
Ma con lei vicina
Odo ancora la sua voce
Il suo ridere
Il suo raccontare

Da giorni ormai mi accompagna
Ovunque io sia
Incredibile bellissima emozione
Mi perdo nel pensare
Il tempo non è tempo
Dove sei ti ho forse inventata?

Marcello Plavier

Published in: on maggio 1, 2012 at 07:11  Comments (2)  
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La felicità

 
 
La felicità è il sorriso
del bambino soldato ché ha deposto le armi,
è addormentarsi sereno dopo una preghiera,
e l’arrivo della Primavera, la pioggia che si riflette
nella luce di lampioni la sera.
E’ la libertà in un mondo
di uomini liberi, in un mondo libero,
è pane per ogni fame,
acqua per ogni sete.
.
La felicità è speranza e non solo illusione
è un uomo che ritorna salvo dal lavoro
è giustizia senza padroni
è legge senza eccezioni.
E’ quando un amico  comprende
che sei triste
e ti consola, senza una parola.
.
La felicità è un vento leggero tra i capelli
di cui nemmeno ti accorgi,
è futuro, è un bambino che ride nel sonno
è una piccola mano che contiene le sorti della vita
il peccato ed il perdono.
La felicità è conquista mai dono.

Maria Attanasio

Fiore di Pasqua

.
Danza nel petto
fiore di Pasqua
antico e sacro
sparge profumo di speranza
rallegra semplice aiuola
nonostante il cielo adombrato
nonostante il vuoto intorno
che stringe la gola
nella morsa economica
di recessione e povertà.
Danza nel petto
fiore di Pasqua
lo sento vivo più che mai
adesso che l’oscurità
ha steso l’infido manto
adesso che ha sparso il sonno
sulle nostre disamorate coscienze.
Danza nel petto
fiore di Pasqua
diamogli l’acqua giusta
torniamo ad essere uomini
non sotterriamolo ancora una volta
fra uova colorate e colombe d’occasione
per un giorno di festa “apparente”
e poi niente,
totale indifferenza.
Danza sempre nel petto
fiore di Pasqua
lo sento vibrare
nella stanza spenta
lo sento cantare
nell’Amore risorto alla vita
in piena luce.

Roberta Bagnoli

Miracolo

Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull’erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l’aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.

E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all’incontro coi discepoli.

E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d’assenzio.

Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s’era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.

Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?

Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l’incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.

Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Risveglio

Non è più ora di dormire
dicono gli alberi
mettiamoci il cappello
a larghe falde.

Non è più ora di tacere
dicono i ruscelli
liberiamo la nostra voce
impastata di sonno invernale.

Non è più ora di restare nudi
dicono i fiori e i cespugli
mettiamo piume di struzzo
penne di pavone
vestiamoci di primavera.

Pronti ad accogliere
ali di farfalle
ronzio di mosconi
nel caldo tepore
di un sole ritrovato.

Sandra Greggio

Dove…gli istanti

A valle vanno
ad accozzarsi
caliginose nuvole
quando deluso
sosta il sonno ferito,
spento bagliore
d’un giorno malfermo.
Rotolare cieco
d’inesorabile fumoso
morire d’istanti.

Daniela Procida

Published in: on aprile 2, 2012 at 06:54  Comments (2)  
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Adesso che ritardo chiedi all’alba

Disturbo arreca quel vocìo di notte
quando tu credi d’essere del sonno.

È l’ultima città ch’ancor non dorme,
meteore di carne parcheggiate
solo ad un metro dal Casino Royal,
sul marciapiede che si fa teatro.

T’affacci sul terrazzo della luna
e questa volta gli occhi vanno giù,
canotte bianche a scoprir tatuaggi,
vuoti di birra in bilico sui bordi.

Ritorni a letto quasi barcollando
sperando ancora nell’accesso ai sogni
ma sogno nel frattempo é l’incontro
con i vent’anni che non van dispersi,

con l’afa d’oltre mezzanotte al Sud,
fette d’anguria enormi tra le mani,
il blu del mar ch’aspetti di vedere
assieme a labbra a colorar mattini.

E quindi del dormir poco t’importa
adesso che ritardo chiedi all’alba.

Aurelio Zucchi

L’uomo

Le piante, da quelle di seta fino alle più arruffate
gli animali, da quelli a pelo fino a quelli a scaglie
le case, dalle tende di crine fino al cemento armato
le macchine, dagli aeroplani al rasoio elettrico

e poi gli oceani e poi l’acqua nel bicchiere
e poi le stelle
e poi il sonno delle montagne
e poi dappertutto mescolato a tutto l’uomo

ossia il sudore della fronte
ossia la luce nei libri
ossia la verità e la menzogna
ossia l’amico e il nemico
ossia la nostalgia la gioia il dolore

sono passato attraverso la folla
insieme alla folla che passa.

NAZIM HIKMET

A te mare

 
Oh mare!
Festeggia le mie carni
che a te ora do
penetra i miei pensieri
e risvegliami dal sonno lungo
mi sazierò del tuo umido respiro
che batte voluttuoso sulla pelle mia
col rosso  ti ammirerò, quieta, bagnata,
fra  l’intensità del mio sguardo innamorato.

Rosy Giglio

Published in: on febbraio 23, 2012 at 06:59  Comments (4)  
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