Incontro in circolare

Alta, bruna, fiancuta,
sotto un soprabito disadorno,
la bella ragazza confusa
nella misera folla
d’una vettura circolare interna,
pareva sorda a ogni affanno.
Ferma sul corridoio, un po’ appartata,
le sue gambe di statua
sostenevano gli urti
come solido ponte un fiume in piena.
Non gloria in lei spirava,
non frenesia di vita o giovinezza,
ma una decisa e forte indifferenza
luceva nei suoi occhi assorti e aguzzi.
Era di quelle
romane bellezze
che son rare anche a Roma,
dove mai non s’incontrano
senza un muto stupore.
Era un grande segreto
della vita di Roma
che m’appariva in luogo men propizio,
nella forma più degna.
Donde veniva, ove andava
la bella romana chiomata
di lucidi e ricci capelli?
Quale mestiere o cura attribuirle?
Spostandosi verso l’uscio
trovò qualcuno con cui discorrere
famigliarmente.
E mi volgeva le spalle
alte com’ali tese.
Al Colosseo discese leggermente,
scomparendo ai miei occhi, oimé, per sempre.

VINCENZO CARDARELLI

A me non basta la primavera


Oggi non voglio questo tempo di marzo
quest’aria che sta per intiepidire le strade
o amori in attesa di lettere e rose,
a me non basta la primavera
gli alberi di gemme appiccicose,
un cappello di rafia,
un soprabito nuovo di gabardine,
a me non basta la primavera
le processioni, i lumini alle finestre,
le pasque di passione,
le piazze, le giostre e il gonfalone,
a me non basta la primavera
il profumo sfacciato dei tigli,
l’ortica sotto il sole,
l’amido alle tende e le tue tristi viole,
a me non basta la primavera
la pioggia leggera,
l’orto vestito di bianco ciliegio,
le ore più lunghe nella sera,
a me non basta la primavera
i nidi alla volta del tuo capannone
le briciole che metti
per tortore e il pallido rondone,
(mentre io qui sono senza pane)
a me non basta la primavera
mi accontento di un tempo
che neghi l’astio,
qualche venerdì senza calvario
e non queste barricate
accatastate di silenzi,
queste vigne d’agonia
potate con il lampo e il tuono,
prestami il tuo respiro,
vecchio ragazzo di via Pál,
e una bandiera bianca
per un’ora,
voglio respirare,
una tregua,
arrendermi.

barche di carta