Ecco…È arrivata, la sera

Ecco…È arrivata, la sera
che porta il placebo
ai duoli dell’anima presa nel giro.
Il giro ove il giorno la gira
e la strizza e strapazza,
e a sera soltanto, pe’ un po’si distende.
Guarda la luna,
e l’ombre fuggenti,
cala su essa un ricordo, e si stringe,
l’anima, al corpo,
cercando un riparo, che riparo non è…
A volte, la sera,
è peggio del giorno che corre e non lascia
nemmeno un minuto per stare a soffrire
nel turbinio degli attimi in corsa.
Come il delirio, che non si comanda.

Scorre e trascina, la sera, la notte.
Prende la notte di già il sopravvento.
L’anima vede ancor meglio nel buio,
ma neanche si sente mentre rosicchia
l’anima, il sogno agitato, e confuso.
Confusa, al mattino, la notte si stinge,
e la luce distingue ogni cosa reale
dall’irreale, e riprende la corsa,
e l’anima gira
nel giro, e la strizza e strapazza,
il giorno che passa…
Passa, ma lascia nel cuore una traccia:
e solo a sera t’accorgi cos’è.

Armando Bettozzi

Quando le mie dita suonavano un invisibile pianoforte

talvolta mi abbandona la forza
e la disperazione prende il sopravvento
sovrapponendosi a tutte le voci, a tutti i suoni.

allora mi chiudo schiudendomi in un vecchio sogno
attraversato da un fiume e tanti alberi
e c’è un’orchestra che mi affretto
di raggiungere
prima che diventino eco le quattro note
della quinta e mi trovi impreparata
           ” il destino che bussa alla porta”

la mia anima si smuove e lacrima cieli
grati e infiniti
sugli spartiti sparpagliati come semi incerti
mentre ancora in volo non sanno che cadendo
sul pavimento del mondo tracceranno il suo
destino

e c’è un fiero principio di Eroica
un coro maestoso che sublima la gioia
sul finire

applaudiscono con margherite i prati
il cielo con cicogne e bianche colombe

io tremo come il fazzoletto che sventolo
per poi lanciarlo come un aquilone nel cielo
e li da qualche parte sta e ovunque Beethoven
che scalza mi trova di parole la sua grandezza

” Amici non questi toni!

Un canto più grato leviamo al cielo
                  di Gioia
                            di Gioia!”

e la mia mano sul foglio sapeva d’urgenza e aveva
la sete rara che spegnendola di più t’infiamma
perché infinita è l’acqua che scorre dalla fonte
della Vita.

io vivo qui, rido di follia, accartocciata
su qualche scritto
o distesa sull’erba sono il libro che il vento
sfoglia.

io che non avrei saputo d’essere se non fosse stato
per quelle minuscole lettere voltate spesso
a sinistra o le i a mezza/luna con sopra
un cielo/in(n)o/in(n)o

e mi canta dentro l’inno della Gioia

e scrivo, scrivo
non perché continui a vivere tra le mie parole
ma perché scrivere mi da certezza.
la certezza di aver vissuto.

quando le mie dita suonavano un’invisibile pianoforte
ed era un concerto di equilibri, la pace.

Anileda Xeka

Fuoco

Sono nella oscurità e vedo.
La notte accende le immobili stelle
e muto ascolto il tuo respiro
e la mia brama s’accende
rincorrendo i miei desideri

Io voglio te soltanto te,
ogni altro desiderio è menzogna
tra profonde illusioni voglio te,
dammi la confidenza del tuo corpo

Esalta la mia possenza affinchè
una notte dopo l’altra le stelle
guidino i nostri corpi nell’universo
e uniti, il nostro amore esploderà

La mia irrequietezza si placherà,
la nostalgia di cose lontane svanirà,
e tu, col tuo vibrare, oltrepasserai
i limiti dell’esistenza intera

non posso gareggiare col tuo amore
ma toccami col tuo fuoco, dammi la
tua bocca, solleva ed arcua il tuo corpo
sinchè all’unisono la vita

che, nella tempesta dei sensi, prenderà
il sopravvento, ci accompagnerà
verso l’estasi suprema
con lampi e tuoni, e la lava scorrerà
a fiumi inviata da te Angelo e Demone

Marcello Plavier

Il computer

Le ore zoppicanti
posate sopra un tavolo randagio
forano gli occhi alle pareti,
guardano il computer
che profonde luce moderna
saltando a balzi sul tempo,
non più come un miracolo,
come un’abitudine, ormai
la scienza ha preso il sopravvento
sulla fantasia,
gli incubi stanno invece dei sogni,
allatta l’internet
frotte fumanti nei vivai,
lo schermo imbarca
sensazioni alla rinfusa
nelle stive vuote dei bambini.

Giuseppe Stracuzzi

A una donna sconosciuta


A volte appari
dal buio del ricordo
e sai tutto di me.
Ancora con sgomento
so quante volte
con coraggio o incoscienza
hai preso il sopravvento;
persa nel tempo
la tua presenza
sento ora sfocata,
pian – piano sei andata.
Al posto tuo la consapevolezza
di un cuore pigro
e di spenta bellezza.
Forse ti ho amata
e insieme temuta
ma, fino in fondo
non ti ho conosciuta.
Ora tu, dal tuo mondo
di celluloide,
ironica sorridi.

Viviana Santandrea

Poesia


Quando scrivo poesia
non vivo la realtà
sono i miei sogni e le mie speranze
che hanno il  sopravvento
allora mi affaccio alla finestra
e mi osservo
Dalla penombra della mia vita
mi piace curiosare
nella mia anima
per scrivere momenti felici
e malinconie d’amore
Mi è dolce sognare
trovare l’incontro che non c’è
provare il piacere che sento
e che  è vivo in me
e poi  trovare il risveglio brusco
di un sogno solo sognato.
La mia mente feconda
talvolta adombrata
da ossessioni diventa fardello
nel mio scrivere
Dalla mia finestra
in fondo alla stanza
la vedo adagiata
sul  tavolo dell’amore
dolcissimo desiderio
entrato nei miei sogni
è mia regina
ed insieme invento una nostra favola.
Fantasie ricamo
faccio danzare in atmosfere fragili
i ricordi di lei
che svaniscono all’apparire della luce
e mi rimane soltanto il sapore di un sogno
del quale non posso neppure
avere rimpianto.
Questo mi accade quando
scrivo poesia.

Marcello Plavier