Albania – Canale d’Otranto 1997 (sola andata)

Finirà!
anche questo paradosso
che si ostina a confinarci, con Macedonia
Janine, Montenegro, Kosovo , e il mare!

Il treno è già partito
biglietti solo andata
in questo ponte che ci lega
con il dolore delle madri, dei padri
fratelli e sorelle, che sono morti anche loro
in questo lutto di uomini, donne, bambini e vecchi

Solo il mare, può nascondere alla notte, i suoi segreti!

…mentre le ricerche, continuano…
Invano. Altri, prendono il treno della speranza
senza ritorno.
Quella…era, l’America di noi albanesi
e non fu scoperta da Cristoforo Colombo,
ma da quest’anime senza quiete, che perdono
tra queste onde di tradimenti, questi cuori senza cuore.
Eppure…
ci sarà qualcuno che la notte, gli fanno compagnia,
gli incubi, perché io mi domando:”Come si può?
come si può addormentarsi, su quelle grida d’aiuto
sui pianti di quei bambini innocenti che galleggiano
in questo mare colpevole, pur senza colpa
come si uccidono i sorrisi all’alba della vita
Come, come si uccidono i sogni, ancor in grembo???”

Finirà!
Anche questo paradosso, e verrà,
anche per queste mura di sopravvivenza, radicati
nel cuore dei Balcani, nobili, quanto la loro storia
quel giorno in cui si aprirà un po’ di cielo,
per pregare per quest’anime, per questi dolori senza tombe
dove poterli piangere, portar loro dei fiori
per ricordarli…
Nelle rovine della città antica,
non è rimasto più nessuno, tranne quella madre
vestita di nero che tuttora aspetta
il ritorno del treno Albania – canale d’Otranto

Chi li ha smarriti i biglietti del ritorno???
Chi sono i colpevoli???

Anileda Xeka

Dippold l’ottico

            

            DIPPOLD THE OPTICIAN

What do you see now?
Globes of red, yellow, purple.
Just a moment! And now?
My father and mother and sisters.
Yes! And now?
Knights at arms, beautiful women, kind faces.
Try this.
A field of grain – a city.
Very good! And now?
Many womens with bright eyes and open lips.
Try this.
Just a globet on a table.
Oh i see! Try this lens!
Just an open space – i see nothing in particular.
Well, now!
Pine trees, a lake, a summer sky.
That’s better. And now?
A book.
Read a page for me.
I can’t. My eyes are carried beyond the page.
Try this lens.
Depths of air.
Excellent! And now?
Light, just light, making everything below it a toy world.
Very well, we’ll make the glasses accordingly.

§

Che cosa vedi adesso?
Globi rossi, gialli, viola.
Un momento! E adesso?
Mio padre, mia madre e le mie sorelle.
Sì! E adesso?
Cavalieri in armi, belle donne, volti gentili.
Prova queste.
Un campo di grano – una città.
Molto bene! E adesso?
Molte donne con occhi chiari e labbra aperte.
Prova queste.
Solo una coppa su un tavolo.
Oh, capisco! Prova queste lenti!
Solo uno spazio aperto – non vedo niente in particolare.
Bene, adesso!
Pini, un lago, un cielo estivo.
Così va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggimene una pagina.
Non posso. I miei occhi sono trascinati oltre la pagina.
Prova queste.
Profondità d’aria.
Eccellente! E adesso?
Luce, solo luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo.
Molto bene, faremo gli occhiali così.

EDGAR LEE MASTERS

Ti ho perso

Ti ho perso per ben due volte e questo è tutto quel che so.
non sono come tanti, non voglio, né cerco un’alternativa diversa,
affinché sembri meno assurda o ingiusta la tua scomparsa.
il vuoto che in me è senza misura.
potrei pensare che la tua essenza continui ad esistere
sotto forma di una stella, magari.
per intere notti, starei a guardare il cielo, se così fosse,
cercando di immaginare quale, tra la più splendenti, tu sia.
potrei pensare che tu sia diventato un angelo e che da lassù
mi guardi e proteggi. che la tua casa sia un giardino di rose
dai profumi che da sempre in te abitano, che non si senta altro
rumore che il fruscio di un un arcobaleno di petali
che lo sgorgare dell’acqua dalla fonte…
potrei, ma questo non accadrà.
in questo non/dolore, non/vita ho disimparato in fretta a mentirmi.
benché tenti ad ingannarmi lo squillo del tuo telefono ogni qualvolta
che ti chiamo, di certo non sarà la tua voce a rispondermi.
se metterò piede, in quel che era la mia casa, mia non perché
li nacqui e crebbi, ma perché spesso fui per te un figlio con fierezza.
a dispetto, poi dei trent’anni che pesano sulla bilancia
fui la tua eterna bambina, con ammirazione profonda, con una tale gratitudine
che baciarti le mani di continuo non mi bastò mai.
se tornavo,
tornare è un verbo che non so svolgere che in passato,
come tanti altri d’altronde, li in mezzo alle tue rose e i ligustri,
non saranno le tue braccia ad accogliermi,
pur essendo anche loro tuoi figli, poesie dalle tue mani scritte,
fratelli miei e sorelle.
” il mio cuore era troppo piccolo ” mi convince l’unico occhio che è
senza palpebra e in me sentenzia come il peggior giudice.
” ti amavo tanto ” in mia difesa sussurrano un tremolio di foglie cadenti.
vano tentativo, come quello di disseppellire il mio cuore, sperando
che avrei potuto amare quel che tu amavi
ma non si sente che il ronzio fastidioso di una sveglia
che non sa mai zittirsi. intrappolata sta nel mio torace e avvia
per quanto assurdo sembri
l’ingranaggio arrugginito che ormai è diventato il mio corpo

Anileda Xeka

Credo in te anima mia

I believe in you my soul, the other I am must not abase itself to you,
And you must not be abased to the other.
Loaf with me on the grass, loose the stop from your throat,
Not words, not music or rhyme I want, not custom or lecture, not even the best,
Only the lull I like, the hum of your valved voice.
I mind how once we lay such a transparent summer morning,
How you settled your head athwart my hips, and gently turned over upon me,
And parted the shirt from my bosom bone, and plunged your tongue to my bare-stripped heart,
And reached till you felt my beard, and reached till you held my feet.
Swiftly arose and spread around me the peace and knowledge that pass all the argument of the earth,
And I know that the hand of God is the promise of my own,
And I know that the spirit of God is the brother of my own,
And that all the men ever born are also my brothers, and the women my sisters and lovers,
And that a kelson of the creation is love,
And limitless are leaves stiff or drooping in the fields,
And brown ants in the little wells beneath them,
And mossy scabs of the worm fence, heaped stones, elder, mullein and pokeweed.

§

Credo in te, anima mia,

l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,

e tu non devi umiliarti di fronte a lui.

Ozia con me sull’erba,

libera la tua gola da ogni impedimento,

né parole, né musica o rima voglio,

né consuetudini né discorsi,

neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,

il suo mormorio mi piace.

Penso a come una volta giacemmo,

un trasparente mattino d’estate,

come tu posasti la tua testa

di per traverso sul mio fianco

ti voltasti dolcemente verso di me,

e apristi la camicia sul mio petto,

e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore snudato,

e ti stendesti sino a sentire la mia barba,

ti stendesti sino a prendere i miei piedi.

Veloce si alzò in me

e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza

che va oltre ogni argomento terreno,

io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,

e io conosco che lo spirito di Dio

è il fratello del mio,

e che tutti gli uomini mai venuti alla luce

sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti,

e che il fasciame della creazione è amore,

e che infinite sono le foglie rigide o languenti nei campi,

e le formiche brune nelle piccole tane sotto di loro,

e le incrostazioni muschiose del corroso recinto,

pietre ammucchiate, sambuco, verbasco ed elleboro.

WALT WHITMAN

A chi darò questo ramo di mimosa?


Non lo darò alle donne dei tiranni
che già si ornano di sangue e menzogna
né a chi mercifica
soggetto alla gogna del dio danaro
il proprio corpo, nel fiore degli anni.
Non lo darò alle tante avvocate
difenditrici delle cause perse
o alle arriviste plurilaureate
nell’università dell’arroganza.
L’intreccerò a corona sopra il velo
di chi combatte in clandestinità
e tra le dita aggrappate al dolore
che al Mare Nostrum chiesero pietà.
Spargerò i fiori su quella riviera
gialli e lucenti come tante stelle
li donerò per asciugare il pianto
orfano delle madri, di sorelle
che ai nipoti sapranno raccontare:
“c’era una volta…una triste fiaba vera”

Viviana Santandrea

Alle foglie

O foglie belle,
care sorelle,
simbolo della vita
che si rinnova,
vestito fresco e aulente
degli alberi tutti,
come mi rattrista
vedervi distaccare
dai nodosi rami
ad una ad una
e finire, con i vostri
caldi colori,
sulla nuda terra
abbandonate, calpestate,
scagliate lontano
da soffi di vento,
un tempo amico.
Ma tornerete,
e questo mi consola,
care sorelle,
più forti, più verdi, più vive
a rivestire con il vostro splendore
i rami ferrigni
degli alberi spogli.
Risorgerete a nuova vita,
e ancor più accoglierete
i vostri amici alati
ed allieterete gli occhi
di bimbi e vecchi.
E invece,
che sarà di me?
Anch’io un giorno
me ne andrò
non so dove,
ma per sempre.

Nino Silenzi

Published in: on gennaio 13, 2011 at 07:01  Comments (3)  
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Le tre sorelle

LAS TRES HERMANAS

Estabais las tres hermanas,
las tres de todos los cuentos,
las tres en el mirador
tejiendo encajes y sueños.

Y yo pasé por la calle
y miré… Mis pasos secos
resonaron olvidados
en el vesperal silencio.

La mayor miró curiosa,
y la mediana riendo
me miró y te dijo algo…
Tú bordabas en silencio,

como si no te importase,
como si te diese miedo.
Y después te levantaste
y me dijiste un secreto

en una larga mirada,
larga, larga… Los reflejos
en las vidrieras borrosas
desdibujaban tu esbelto

perfil. Era tu figura
la flor de un nimbo de ensueño.
… Tres erais, tres, las hermanas
como en los libros de cuento.

§

Stavano le tre sorelle

le tre di tutti i racconti

le tre nel belvedere

tessendo incastri e sogni

E io passai per la via

e guardai….I miei passi

risuonarono obliati

nel silenzio della sera

La maggiore guardò curiosa,

e la mediana ridendo

mi osservò dicendomi qualcosa

Tu adornavi in silenzio

come se non t’importasse

come se ti facessi paura

E poi mi perdonasti

e mi comunicasti un segreto

In una grande  veduta

lunga, lunga……. Sfumavano

i riflessi nelle vetrate

indistintamente

E il tuo slanciato profilo

la tua figura

era il fiore in una nube di sogno

Tre erano, tre le sorelle

come dentro un libro di racconti

GERARDO DIEGO

(traduzione di Marcello Plavier)

Bianche nuvole

WEISSE WOLKEN

O Schau, sie schweben wieder
Wie leise Melodien
Vergessener scheoner Lieder
Am blauen Himmel hin!

Kein Herz kann sie verstehen,
Dem nicht auf langer Farht
Ein wissen von allem wehen
Und Freuden des Wanderns ward.

Ich liebe die Weissen Losen
Wie Sonne , Meer und Wind,
Weil sie der Heimatlosen
Schwestern und Engel sind.

§

O guarda, si librano di nuovo
come sommesse melodie
di belle dimenticate canzoni
verso il cielo blu!
Nessun cuore le può capire
al quale durante un lungo viaggio
non si è aperto il sapere
di tutte le pene e gioie del cammino.
Le amo così bianche e sciolte
come il sole, il mare, il vento,
perché sono sorelle ed angeli
di quelli senza casa e patria.

HERMANN HESSE

Della vita

(una goccia)

Si scaglia all’ignoto,
il frutto di nembo
tra folgori e rombi
s’avventa, galoppa.

Guizzando nel cielo
con esile scia,
su ciottoli e tralci
spiovendo s’acquieta

Scivola, vìola
anfratti celati,
svelando l’essenza
del cuore del mondo.

Qui stringe, congiunge
le mille sorelle,
in fragile istante
d’eterno riposo

Flavio Zago

Published in: on settembre 17, 2010 at 07:03  Comments (2)  
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Titolare

Ci vogliono begli anni,
e una sete d’infinito,
per imparare il nome di rose
e altre sorelle.
E coricarsi come una maglia sopra l’erba
dimenticata tutta la notte:
niente incuria
soltanto quella fretta alla gambe di chi gioca
e viene l’ora delle più deboli lanterne,
sul viale che dal campo ti porta verso casa
verso la madre giovane
che ancora intimorita, ti dice
metti in testa un cappello
e bagna i polsi.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 12, 2010 at 07:45  Comments (4)  
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