Come il Vate…io

 
il Vate:       Come quel fiume ch’ha proprio cammino
                    prima del Monte Viso ‘nver Levante
                    da la sinistra costa d’Apennino,
                  .
                    Che si chiama Acquacheta suso, avante
                    che si divalli giù nel basso letto
                    e a Forlì di quel nome è vacante,
 .    
                    rimbomba là sovra San Benedetto
                    de l’Alpe per cadere ad una scesa
                    ove dovea per mille esser ricetto;
.
io:                mi apparvero le fonti d’Acquacheta
                     bianche spade ghiacciate su quel letto
                     cantato già dal Divino Poeta,
 .
                     e affascinata fui da quell’effetto
                     di  statica armonia, tal che pensai
                     si fosse di quell’acque spento il getto.
 .
                      Assorta in quell’incanto io, ormai
                     fantasticavo sui travestimenti
                     di Dea Natura, e lì m’indugiai;
 .
                     poi, vinto lo stupore e a passi lenti
                     mi distaccai da quella meraviglia
                     cercando di arginare i sentimenti.
 .
                     Sospirando dischiusi le mie ciglia
                     che avevan nelle ghiacce trasparenze
                     colto l’incanto che ad amor somiglia
                     .
                     e lodai del Creato le valenze!

Viviana Santandrea

Giorno

DAY

The Sun arises in the East,
Cloth’d in robes of blood and gold;
Swords and spears and wrath increast
All around his bosom roll’d
Crown’d with warlike fires and raging desires.

§

Il sole s’alza all’Est
vestito d’abiti di sangue e d’oro
e spade e lance e collera crescente
tutto all’ingiro avvolgono il suo seno
da bellicosi fuochi incoronato e da voglie furenti.

WILLIAM BLAKE

Published in: on febbraio 25, 2012 at 07:09  Comments (4)  
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Venti di me

 
 
Venti di me!!
Venti pargoli e di spade,
alzatevi sul miraggio,
portatemi fino alla pelle
del respiro.
.
Ho solo un cestino
di questi petali assenti,
solo un miglio
che sa cantarne il volo
e ne conosce le virgole.
.
Mi spettino volentieri
se il sole è forte,
chissà se la carezza
mi verrà a mondare
e mi chiamerà grano !!
.
Venti di me, venti di vespro
e giunchi chini
e felci maestrali
sulla terra nera.
Portatemi alla mano
i brividi scartati
dalla noia.
Ne farò profili
che solo i ciechi
guardano.

Stefano Lovecchio

Lacreme napulitane

Mia cara madre
sta pe’ trasi’ Natale
e a sta’ luntano chiu’
me sape amaro
comme vurria appiccia’
duje tre biancal
comme vurria senti’ nu zampugnaro
‘e ninne mie facitele ‘o presepio
e a tavola mettite ‘o piatto mio
facite quanno e’ a sera da’ vigilia
comme si’ mmiezo a vuje
stesse pur’ io
e ‘nce ne costa lacreme st’ America
a nuje napulitane
pe’ nuie ca ‘nce chiagnimmo
o cielo e napule
comme e’ amaro stu’ pane
mia cara madre che sso’
che sso’ ‘e denare ?
pe’ chi se chiagne a patria
nun so’ niente
mo tengo quacche dollaro e me pare
ca nun so’ stato maie tanto pezzente
me sonno tutt ‘e notte a casa mia
e d”e criature meie ne sento ‘a voce
ma a vuie ve sonno comm ‘a na’ maria
cu ‘e spade ‘mpietto
‘nnanz ‘o figlio ‘ncroce
e ‘nce ne costa lacreme st’ america
a nuje napulitane
pe’ nuje ca ‘nce chiagnimmo
‘o cielo e napule
comm’ e’ amaro stu’ pane
m’avite scritto
che assuntulella chiamma
chi l’ha lassata
sta’ luntana ancora
che v’aggia di’
si ‘e figlie vonno ‘a mamma
facitela turna’ a chella signora
io no nun torno me ne resto fore
e resto a fatica’ pe tutte quante
jo c’aggio perzo a casa patria e onore
io so’ carne ‘e maciello so’ emigrante
e ‘nce ne costa lacreme st’ america
a nuje napulitane
pe’ nuje ca ‘nce chiagnimmo
‘o cielo e napule
comme e’ amaro stu pane

LIBERO BOVIO        (Musica di Francesco Buongiovanni)

 

Assemblea condominiale

Ognuno contro tutti,
e tutti contr’ognuno…
un abbaiar di cani
che s’azzuffano per niente

Ciascuno espone
le proprie motivazioni,
immancabilmente respinte…
con disapprovazione

Nessuno vuol pagare
la bolletta straordinaria;
s’inficiano le vetuste
tabelle millesimali ;
si rinnovano i rancori
per quella vecchia concessione;
si discute degli abusi,
e delle aree in pertinenza…
e blà, blà,blà,
e ancora blà, blà, blà,
all’eccedenza.

Ognuno è vittima…
dell’avverso condominio,
e dopo ore ed ore
di accanite discussioni ,
senza arrivare a capo
d’alcuna conclusione…
solo per la stanchezza
si ripongono le spade…
per l’armistizio

Ciro Germano

Ninna nanna

Ninna nanna pija sonno,
che se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che sucedeno ner monno.
Fra le spade e li fucili
de li popoli civili.

Ninna nanna, tu non senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanna,
che comanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza.

O a vantaggio de una fede,
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar sovrano macellaro;
che quer covo d’asassini
che c’insanguina la tera
sa benone che la guera
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
per li ladri de le borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello,
fa la ninna che domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima,
boni amici come prima;
sò cuggini e fra parenti
nun se fanno complimenti!

Torneranno più cordiali
li rapporti personali
e, riuniti infra de loro,
senza l’ombra de un rimorso,
ce farano un ber discorso
su la pace e sur lavoro
pè quer popolo cojone
risparmiato dal cannone.

TRILUSSA

Il dio nudo


È nudo il mio dio canta nei fiumi
e si gode il mattino,
non medita vendette contro nessuno
non si aspetta il tuo baciamano.
Non ama le liturgie
non merita finti applausi
e colossali bugie, non s’arma
d’eserciti in velluto e di rappresentanza,
non ha preteso ferro e fuoco
nel suo nome vilipeso dalle spade.
È nudo il mio dio
non  si nasconde dietro precetti
dogmi  sacramenti  miracoli in prima serata.
Il mio dio è nudo
non ha particolari talenti, molti sentimenti
e si muove nel vento
così ogni uomo può sentirlo.
Il mio dio è  nudo
non ha alibi per i mali del mondo
ci crede uguali agli uccelli e ai sassi
è nudo il mio dio
non ha eternità che non sia
questo eterno presente
è caldo è freddo è luce è buio,
è quello che voglio nel  momento in cui scelgo
tra il bene ed il male quello che mi rende migliore.
È nudo il mio dio
non conosce oro che non sia grano
è dal legno storto dell’ulivo
che si è fatto uomo e dolore
gioia e penitenza
energia e pazienza
paura e sgomento
non promette niente di buono
nemmeno il perdono
che è ricerca continua
e perdita amara.

Maria Attanasio

J’eroi s’arpos’no

Giron giù, j’eroi de cappa e spada,
dopo esse stati a dàssele su ‘n piazza
co’ la solita banda de nemice.
E scenne e scenne arriveno ‘nto ‘n campo
coi cicomb’li pronti da magnasse.
“El ve’…! Tòcc’acchiappanne un per uno…
madonna, che magnata!
Sbrigam’se cocchi, che tir’no col sale!
Li mettemo ‘ntol fiume a rinfrescasse;
facemo ‘l bagno e doppo
‘n tassello…’na spaccata…
e giù con tutto ‘l muso a succhià ‘l sugo!”
“O Giù, st’attento! Che ce ston le spade
tlà ‘ntol prato, ‘nce le fa fregae!
Che quann’argimo su, je l’em da dà
ta quei du’ fanfaron de’ Minestrini.”

“Oh! E ch’ete fatto! Ch’en tutte ‘ste scorze!
Gite a buttalle via da n’antra parte.
E pu’ sbrigateve…ch’em d’artornà!”

J’eroi, tutt’arpuliti e rinfrescati,
artornon su la piazza de Bettona.
“Ete visto? La fifa fà novanta;
mica ncionn’ aspettato
quii maruan del bebo!”.
“L’acchiapperem domani…
‘nve stete a preoccupavve. Mo’, piuttosto,
gim tutti a facce ‘l giro de le mura,
che a st’ora llà ce vònn’a passeggià
certe freghin de quelle…!
E sempre guerra è…sempre battaja…
e è mejo de quell’altra a cappa e spada!”

§

GLI EROI SI RIPOSANO

Se ne andarono giù, gli eroi di cappa e spada,
dopo essersele date in piazza di santa ragione
con la solita banda di nemici.
Scendi che ti riscendi arrivano su un campo
con i cocomeri pronti da mangiare.
“Guarda, bisogna prenderli uno per uno…
madonna che mangiata!
Sbrighiamoci ragazzi, che sparano a sale!
Li mettiamo nel fiume a rinfrescare;
facciamo il bagno e poi
un tassello… una spaccata…
e giù con tutto il muso a succhiare il sugo!”
“O Giulio, sta’ attento,
ci stanno le spade là nel prato,
non ce le far fregare!
Che quando torniamo su
gliele dobbiamo suonare
a quei due fanfaroni dei Minestrini!”
“Oh, ma che avete fatto, che sono tutte queste bucce!
Andate a buttarle da un’altra parte
e poi sbrigatevi, che dobbiamo tornare!”
Gli eroi, tutti ripuliti e rinfrescati
tornano alla piazza di Bettona.
“Avete visto? La paura fa novanta,
mica ci hanno aspettato
quella razza di zoticoni!
“Li piglieremo domani,
non vi state a preoccupare!
Adesso piuttosto andiamo tutti
a farci il giro delle mura,
che a quest’ora ci vanno a passeggiare
certe ragazzine che non ti dico!
E sempre guerra è, sempre una battaglia!
ed è meglio di quell’altra a cappa e spada!”

Armando Bettozzi

Gli angeli di Scampia


Sono angeli senza ali per volare
hanno piedi stanchi, legati
dal laccio delle pesanti siringhe.
Non camminano
si strascicano
e al riparo dello sporco muro
aspettano il lurido ago
per provare a sognare,
ma nel sogno non trovano
nessuno a tenerli fra le braccia
solo il livido buco nero
che ogni volta più famelico
sottrae loro respiri, giorni,
anni di vita preziosa.
Sono angeli,
angeli che si sono persi
in cerca del cielo
che cielo non è,
è solo pozza di fango e sudore.
Chi lascia in regalo la dolce morte
ha il volto dell’invidioso usurpatore
che con ogni trucco cerca
di vincere l’eterna battaglia.
E’ nato per illudere e oscurare
anime sole, disperate,
più fragili delle altre.
Che arrivino frotte di arcangeli a Scampia,
che arrivino spade lucenti
a rischiarare il volto dell’amore,
che almeno una volta
trionfi la vita a Scampia.

Roberta Bagnoli

POETA MODERNO

Immagino che chiunque scriva o si senta  comunque un poeta, anche tutti voi, amici, prima o poi si sia fatto delle domande sul significato, sul valore e sull’attualità di ciò che scrive. Ognuno si è dato una risposta, magari ancora qualcuno la sta cercando… Maria ci ha regalato la sua personale riflessione in merito, che mi sento di condividere. Siamo tutti immersi in una realtà dalla quale non possiamo prescindere, fatta di banalità quotidiane o di grandi eventi epocali con cui per forza anche i poeti devono misurarsi. Malgrado ciò, o forse proprio per questo, anche se è importante che la poesia affronti  le tematiche più attuali e impegni tutti gli aspetti della nostra vita, chi può biasimare quel poeta che nel suo cuore sente il desiderio, per un po’, di “ridere e sentirsi bambino”?

§

Il poeta sa che non
può pascersi all’infinito nella sua solitudine
sa che è in atto una guerra di civiltà:
Oriente ed Occidente
secoli fa si son combattuti
con il ferro delle spade
prima o poi si userà
qualche nuovissima arma di distruzione di massa,
questo il poeta nel suo giardino di rose e spine
di cardi e cipolline lo sa.

Il poeta sente entrare dalla sua finestra
l’odore dolce del glicine
e ne immagina il colore senza affacciarsi
perché è distratto dai conti del droghiere,
sa che questo è il mese

in cui si salda il conto del riscaldamento invernale,
che ci saranno abiti primaverili da comprare,
mettere via abiti pesanti e gli ombrelli
(forse per questi meglio aspettare ancora),
il poeta sfoglia giornali
e si lascia andare alle notizie più crude
per avere un sogno giusto da salvare,
sa che c’è una parte dell’umanità non ancora impazzita
il vero problema è trovarla.

Il poeta sa che ha vissuto già ¾ della sua vita
nel bene e nel male
ricorda belle gite ed anche giornate da dimenticare
e tutte le poesie della scuola

sa della polvere e il buon odore che danno i libri,
il poeta sa che la realtà si scompone e ricompone
che sia presente o no al suo tempo,
sa che non potrà soffiare via la sua stessa cenere
che dovrà ripulire casa dagli odori dell’inverno
quando finalmente la primavera arriverà.

Il poeta sa la bontà del pane e del vino
sa che gli uomini di Chiesa non sono Dio,
impara a pregare e si fa un giro di valzer immaginario
con quell’amore che si è lasciato cantare ma mai toccare

in lenzuola morbide di bucato odorose d’estate,
ma è andata così ed il poeta ride
guardandosi quel buco che ha nel cuore
e non può fare a meno di pensare a chi è morto
prima del grigio tra i capelli,
ai tanti che han chiuso gli occhi senza capire,
sa dei carnefici, che la legge è uguale per gli altri
sa che giustizia e libertà sono parole,
che molto spesso il sangue degli eroi è stato versato invano
ché eroi non si nasce, chi di spada ferisce
poi può fare quel che gli pare,
sa delle strade per l’inferno lastricate di buone intenzioni
il poeta sa che potrebbe mentire per un’ora di amore puro,
che ha paura ed occhi di nebbia quasi ogni notte.

Il poeta sa bene, non credete,

che tutto è già stato scritto
ma l’anima no, e continua a bussare
sulle dita stellate e senza stelle a volte,
sa che dovrà morire,
dopo chissà quante parole, e ne vuole essere ricoperto,
per un po’ vuole ridere e sentirsi
bambino.

Maria Attanasio