Dal soffitto

di stalattiti incombenti
e precise
il fiato si condensa eppure qui fa caldo
nella camera ad est
basta però non sporgersi a guardare
i rigori d’un forestiero inverno

starsene avvinghiati a sé stessi
sorretti a malapena dalle scarpe
traballa perfino il lavandino
appoggio
antiscivolo
verso

un attraversamento verticale
sublima il vomito e
quel ricadere goccia dall’alto
spartiacque dei polmoni
carica a manovella il cuore
fuori
appare tutto uguale –il viso—
ceramica pallida
se qualche verdefiore sullo sfondo
fosse d’azzuro
a inscriverlo in un tondo della Robbia
e l’immortale

Cristina Bove

Altro giro altra corsa


Lo sguardo regolare sul passato,
l’analisi del giorno inanellato
e tutto quanto spero oggi avvenga
sono colati nell’alveo della notte.
Il sonno è stato esatto spartiacque
Chissà se ho fatto qualche sogno
che quasi sveglio ora non ricordo
e invece era forse da salvare.
Altro giro altra corsa
lungo la strada colma di sospiri,
nell’aria in cui da secoli trovare
il senso della vita che non muore.
Altro giro altra corsa
sull’affollato treno della vita
nel quale guadagnarsi il finestrino
da cui inseguir la curva di collina,
da cui veder la vetta con la neve,
lembi di mare dell’antico azzurro
e gente che non usi come specchi
vetrine dei balocchi d’una volta.

Aurelio Zucchi