La vita ritorna

 
Le spighe parlano
mentre si lasciano
carezzare dal vento
straordinario evento
vederle ondeggiare
parlano una lingua
di verde natura
quando matura
celere imbiondisce
al tocco di Cerere
rimane cenere
quando le lambisce
la lingua divoratrice
d’ogni forma di vita
eppure purificatrice
di una terra ardita
nel riproporre
vita rinnovata
nelle nuove
verdi spighe
miracolo cosmico
ricrea il biologico
ciclo vitale
dalla spirale
della morte
ritorna la vita…

 Antonietta Ursitti

Published in: on luglio 3, 2012 at 07:27  Comments (2)  
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Incontrare l’amor tra giochi e risa

 
In una gioia spumeggiante come
sprizzo: non conoscesti che amore,
la più divina e tremenda delle
nostre tristezze, ché la felicità
più completa sgorga da un apogèo
di sofferenza.
.
Lenta nel cammino, Tu andasti oltre ..
e di Te non vidi più che penombra,
crescere a dismisura sul deserto.
Mentre l’ultimo sole a te spariva:
Tu partivi per sempre. Dato ho tutte,
intiere le spighe.
.
Del mio campo, le più care ricchezze:
incontrare l’Amor tra giochi e risa.
Al lume delle stelle, spigolo il  resto
che hai lasciato per me, non hai raccolto
nel mio povero sito, abbandonate
cadùche dietro Te.
Paolo Santangelo
 

Davvero

Davvero verranno ancora giorni di perdono e di grazia

e camminerai nel campo come l’ingenuo viandante.

La pianta dei tuoi piedi nudi accarezzerà i fili d’erba,

e le sommità delle spighe ti pungeranno, e la loro puntura sarà dolce,

oppure la pioggia ti sorprenderà, con la massa battente delle sue gocce

sulle spalle, sul petto, sul collo e ti rinfrescherà il capo.

Davvero camminerai ancora nei campi e la quiete si diffonderà in te,

respirerai il profumo del solco trovando pace a ogni respiro

vedrai il sole nello specchio della pozza dorata

le cose e la vita saranno semplici e sarà permesso toccarle

e sarà permesso, permesso, permesso amare.

Camminerai nei campi da sola,

non ti brucerai nella vampa degli incendi,

in strade indurite dal terrore e dal sangue.

E con cuore sincero sarai di nuovo umile e docile

come un filo d’erba, come un essere umano,

cui è permesso, permesso, permesso amare.

 

LEAH GOLDBERG

L’odore fragrante delle erbe dei prati

A Lisa

L’odore fragrante dell’erbe dei prati
riporta alla mente immagini antiche
quando da dentro bussavan passioni
e ai sogni cedevan vincenti e perdute.
Quando per nulla venivano in mente
momenti di ancor sconosciute paure.
Quando giocava ancora, la luna
ad ispirare ai giovani amanti
parole e momenti pur sconosciuti.
Ed io coglievo in mezzo ai trifogli
e ai fiori tra l’erbe, un altro profumo
fatto d’essenze che hai sulla pelle,
che penetravan la mia giovinezza
di amabilità e di ricche speranze.
Non sempre attese e incalpestate…
Sopra, però, un vassoio d’argento,
i fiori vermigli e le spighe han portato
il fiore dei fiori: un palpabile dono,
che è diventato il mio dolce destino.

Armando Bettozzi

Nell’ottobre che pigro si dilegua

Nell’ottobre che pigro si dilegua,
assente è il preludio dell’inverno
e sono sereno, a guardia d’un sole
inflessibile sull’incerto autunno.

Svilendo un po’ il freddo Generale,
distratta è la mia inquietudine
come vista dentro il campo di grano,
incurante delle spighe claudicanti.

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 29, 2011 at 07:31  Comments (3)  
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Spighe di grano

Spighe di grano
che asciuga e matura
contro la fame
una promessa futura
Papaveri rossi
in quel lago dorato
piccole macchie
di sangue nel prato
Vetro di luna
traspare nel cielo
azzurro profondo
limpido e vero
il tuo amore di un tempo
racchiuso in un pugno
odio inespresso
che riscalda al sole
che acceca che brucia
ma che emana calore
Coscienza che libera
liquida si scioglie
e tutto il malfatto
rimescola e raccoglie
Sbagli ed errori di un tempo che fu
ma al di sopra di tutto
esisti e resisti
tu.

Sandro Orlandi

Quando sono con te

Quando sono con te, chi sa perché
agli occhi m’appare un campo di spighe
sussurranti come fresche onde amiche.

Quando sono con te, chi sa perché
il cielo diventa sempre più blu,
simile agli occhi sereni che hai tu.

Quando sono con te, chi sa perché
il vento furioso placa la sua ira,
si ferma dolce e la tua chioma mira.

Quando sono con te, chi sa perché
nuvole grigie non coprono il sole,
contento di scaldare il mio bel fiore.

Quando sono con te, chi sa perché
gli uccelli non fuggono impauriti,
la tua voce ascoltano incuriositi.

Quando sono con te, chi sa perché
le stelle non sono tanto lontane
e le mie parole non sono vane.

Quando sono con te, chi sa perché
non ho paura nemmeno del tuono
se in braccio a te perduto m’abbandono.

Quando sono con te, chi sa perché
il tempo vola, non capisco niente,
beato sono come un incosciente.

Quando sono con te, chi sa perché
sento la voce del cuore che dice:
– Ora sono veramente felice –

Nino Silenzi

Published in: on ottobre 19, 2011 at 07:40  Comments (7)  
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Al canto dell’amore

 
Al canto dell’amore
scioglierò trecce di lacrime
carezzerò spighe di sole
rammenderò vele strappate
e poi solfeggerò giorni nuovi
nel tempo di una ballata dolce,
ballata quieta
scesa e ritrovata sulla terra
nel talamo di pace.

Roberta Bagnoli

Published in: on ottobre 3, 2011 at 07:20  Comments (10)  
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Il progetto

 
 
 
La sorella che aspetta
con la falce
la stagione della mietitura
non sunteggia
l’essenza di un pensiero,
il peso di un rimorso,
un sentimento…
nasconde i suoi programmi
dietro un velo
con la complicità
di tutti passeggeri al capolinea
perché nessuno
dell’altro campo
svela il suo cammino.
Un forestiero passa inosservato,
compie il ciclo
sotto gli occhi sereni
della folla,
il chicco seppellito nella zolla
spunta la testa
culmina man mano
nelle proficue spighe,
patisce il verso della molitura
compie la metamorfosi
e profuma
su desco apparecchiato
del progetto.

Giuseppe Stracuzzi

L’anima dell’acqua

Forse troverai ancora la quaglia

acquattata nel ciuffo di stoppie

secche sull’argine del greto

a difendere l’ultimo nido.

Ma non avranno i nidiacei

che spighe abortite, pozze

crettate alla canicola del sole.

Un tempo sterminate messi

ondeggiavano al favonio estivo,

quando i dauni capanne rotonde

alzarono lungo i fiumi barattando

anfore colme di grano coi vicini.

Qui dove per tratturi di fango

torme di schiavi passarono trascinandosi

donne e bimbi magri come greggi,

fra giunchi marci bufali villosi

muggono immersi fino alle corna.

E l’acqua ha l’odore delle cose

morte attorno al fico contorto

solitario tronco sull’immobile

ristagno d’erbe putrescenti.

Un giorno forse dallo spirito del cielo

l’anima dell’acqua scenderà sulla terra.

CRISTANZIANO SERRICCHIO