Poesia

 

Quando la strada è stretta
e di sassi e macigni è pieno il cuore,
quando l’acqua tracima
e la sponda inonda e spazza il fiume,
quando il vento soffia
e sconvolge via finanche i tuoi pensieri,
quando l’animo piange
e tu distilli sangue e nostalgia,
ecco s’affaccia lei, tenera e dolce,
con quattro versi in croce
ed è poesia.
Il cuore ti lava,
la mente ti riempie di dolcezza,
il petto t’allaga d’angoscia e tenerezza,
finanche qualche lacrima poi sfugge,
scorre sul tuo volto sfiancato,
ti libera gli affanni
e poi risorgi franco e rinnovato!

Salvatore Armando Santoro

Annunci

A volte sulla sponda della via

A volte sulla sponda della via
preso da un infinito scoramento
mi seggo; e dove vado mi domando,
perché cammino. E penso la mia morte
e mi vedo già steso nella bara
troppo stretta fantoccio inanimato…

Quant’albe nasceranno ancora al mondo
dopo di noi!
Di ciò che abbiam sofferto
di tutto ciò che in vita ebbimo a cuore
non rimarrà il più piccolo ricordo.

Le generazioni passan come
onde di fiume…

Una mortale pesantezza il cuore
m’opprime.
Inerte vorrei esser fatto
come qualche antichissima rovina
e guardare succedersi le ore,
e gli uomini mutare i passi, i cieli
all’alba colorirsi, scolorirsi
a sera.

CAMILLO SBARBARO

Proiezioni

Il parto che inizia il cammino
passando attraverso
la cruna del tunnel
si accende di lune
riflessi
di lotte coi sassi
fino al mare
dove si svolge il filo,
rifluisce
prima di sboccare
in delta di memorie
le correnti ammansite dal ristagno
seguono i battiti dell’orologio
col cuore vulnerabile,
il delirio non ride
a spettatori che applaudivano
ed acque di fanghiglia
della micidiale indifferenza
emergono dal fondo.
Chi ha coltivato fiori
oltre recinto
campagne fiorite rincorre
la sponda nebbiosa vede il sole
non bolle di rancore senza onda

Giuseppe Stracuzzi

Troppo amore

 
La stella
che illumina il mondo 
traspare nei tuoi occhi,
sorpassa il muro
l’anima dilaga
offre luce di sguardi
oltre confini
della competenza…
il tuo sole
abbaglia il vicinato
schiude l’uscio al tepore
dell’innamoramento…
non percepisci il verso
nel bagliore di occhi
che aspettano
un raggio speciale
per potere passare in prima fila…
sulla sponda del cerchio
a raggio uguale
tutte incolonnate le tue mire…
Perciò l’amore passa
dalla stanza affollata
di tuoi versi
senza trovare un punto
per sentirmi
estremamente tuo.

Giuseppe Stracuzzi

Assurda vela

 
Assurda vela.
E dietro c’è il mare…
Lontana
ben al di la
…cancello l’orizzonte
lo sposto…
lontano tanto dalle onde
e invisibile alle stelle
che ne illuminano il quadro
visualizzo
sfiorando l’aria dei pensieri
la mia sponda.
In una fessura di luce
limite allo sguardo
ferma agli occhi
che la scrutano dolenti
sfila
stesa di vento
la vela corsara
passaggio in altomare
in ogni giorno
e non ha senso
senza le emozioni.
Dopo ogni spiro di vento
rinforzo la vela.

Enrico Tartagni

Vento

Immenso,
caldo e sconfinato,
bianco puro desiderio
intrappolato dietro le parole e
i gesti timidi e
allungare le braccia
per gioco mai così serio
e paura di rompere
un equilibrio così fragile
mi hai voluto accompagnare
e ti guardavo
senza niente sapere
leggero soffio di vento
così potente da aprire
il cielo, così
deciso da tracciare
una strada
da sponda a sponda
più vera di un ponte
e più forte del mare
che a noi si è
dovuto arrendere
e ci sarà sempre
amico, testimone
di una storia
portavoce millenario e
fidato, mi racconterà
di te, ti
racconterà di me e
unirà per sempre
le nostre mani.

Gian Luca Sechi

Lo specchio

 
Gli occhi del buio avanzano
coi sassi sulla lingua,
per saldare il presente all’orizzonte
azzardano concetti
percorrendo
guizzi del tramonto
che attraversano il mare.
Alzo il sipario
il tempo trovo muto,
accendo il sole, ascolto
i castelli di sabbia sulla sponda
quando lo specchio fertile di sogni
stampava sulle immagini promesse…
ora ritornando a questo uffizio
lo trovo arrugginito
trafitto dal grido di uccelli
tra ossuti che piangono foglie,
mi guarda non riflette
piange muto
lungo l’itinerario di parole
che tuonano dal palco
e spiegano le scene alla platea.

Giuseppe Stracuzzi

Se quell’alto mondo

If that high world, which lies beyond

Our own, surviving Love endears;

If there the cherish’d heart be fond,

The eye the same, except in tears —

How welcome those untrodden spheres !

How sweet this very hour to die !

To soar from earth and find all fears

Lost in thy light — Eternity !


It must be so:  ‘tis not for self

That we so tremble on the brink;

And striving to o’erleap the gulf,

Yet cling to Being’s severing link.

Oh !   in that future let us think

To hold each heart the heart that shares;

With them the immortal waters drink,

And soul in soul grow deathless theirs !

§

Se quell’alto mondo, oltre il nostro,

ci è caro perchè amore sopravvive,

se il cuore amato là serba tenerezza

e l’occhio è uguale, ma non ha più lacrime,

come gradite quelle intatte sfere!

Come dolce morire anche in quest’ora!

Dalla terra innalzarsi e vedere ogni timore

perso nella tua luce, Eternità!

Così dev’essere: non è per noi che tanto

tremiamo sulla sponda, e nello sforzo

di varcare l’abisso ci afferriamo

ancora al debole anello dell’Esistenza.

Oh, credere che ogni cuore in quel futuro

resti col cuore amato, insieme

bere alle acque immortali, sempre uniti

oltre la morte, l’anima nell’anima

GEORGE GORDON BYRON

Amare notti


Sono amare le notti,
quando il letto si apre
a pista di ghiaccio
abbacchiata  nel letto
tra righi stampati.
Concava nei cigli della mente
mi sogno  in palmo al sole, e
roventi pietre  baciarmi le spalle.
Vana evasione
in quella parte insormontabile
gelido limite, sponda inesplorata
pianeta isolato, radura dimenticata
né un fiore di melo in quel bianco prato
eppure sotto l’umido  cielo
germoglia l’attesa.

Rosy Giglio

Published in: on aprile 30, 2011 at 06:56  Comments (6)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il fiume

Rivolo di sorgente che allegro
per il dirupo cala per divenir
prima ruscello, quindi torrente.
questo di natural forza si spinge
come alleato fedele al fiume.
Scende vorticoso, d’impeto
trascina ogni relitto pavoneggiandosi
alla natura immobile della sponda,
All’uomo incute timore,
la fiera, cauta, disseta.
Tumulo sconsacrato di vite senza
speranza.
Pronto a ringhiar la sua violenza
predando campi e povere dimore
quando di procellose nubi è tempo.
Rallenta quando del suo cammino
prossima la fine sente
Rimembra allor del rivolo fresco,
del ruscello, del pescoso torrente,
al mare, signore eterno delle acque
s’arresta e s’arrende.

Claudio Pompi