Fiori d’arancio

Come un preludio peccaminoso è marzo
la nudità che vuole l’artista,
il suo chimono,
fatto di luce e tempo sospeso.
In sponde opposte
è questo svilimento di arance a farci giorno
l’assenza delle onde
il labbro che si spacca: tributo passeggero
alla santità d’inverno.
Ci spiumano traversi dei fiocchi, a pieno viso
l’aridità del vento in pianura
muore l’erba, le mani nelle tasche
le isole felici.
Così procede, alterno a singhiozzi
il passo d’api
il fragile ricamo d’uccellagione insorta.
I vetri fanno mille e più crepe alla memoria
mille e più te riflessa
aggrappata alla mia schiena;
germogli che affamati succhiavano la vita.

Massimo Botturi

Un impero di soprusi

Un impero di soprusi                                                                                                                                                                                                                                           sta crollando,
sogni
voltano verso l’alba,
guardano
sotto zolle di sdegno
l’onda che si scioglie
dal patrio opportunismo
dei predoni.
Le gocce di grano
sono forti di cielo,
domani forse fiori
nasceranno
sull’orma di radici
profumo amalgamando
sulle sponde.
Ora nel silenzio della sera
mentre il sangue
scorre nelle strade,
stelle si radunano nel cielo
dove rapaci
lasciano il potere,
si sente più forte l’incontro
di sguardi abbracciati,
e l’urlo pacato dei morti
diventa un vento
forte
come un canto
che scuote l’indolenza.

Giuseppe Stracuzzi

Il vento di Mykonos

Il vento di Mykonos
non giace sulle sacre sponde d’Apollo
corre come un ghepardo
ruggisce
sfodera le unghie
graffia insistente
prorompe in mare
lo ghermisce

il vento di Mykonos
sfiora gli occhi dei golfi
le cupole celesti e i muri bianchi
poi addenta i paradisi
senza pazienza sforma la sabbia
spinge l’acqua verde sui miti delle Cicladi

il vento di Mykonos in altri tempi
muoveva le vele leggere dei mulini
pigiava il grano come un dio alato
era amato…

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 12, 2010 at 06:59  Comments (5)  
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Onde


Onde leggere, docili alla riva s’arrendono.
Come disperate mani ad essa s’aggrappano
e silenziose al mare, scivolando, ritornano.
Seduta e silenziosa le guardi sognando
quella riva che non trovi e che ancor stai cercando.
Su quante sponde l’amore invano hai posato
per poi tornare con un nuovo dolore nel tuo mare agitato.
Onde che nella quiete dolcemente si rincorrono,
nel confuso gioco si confondono,
onde che stanche e annoiate alla fine si pèrdono.
Seduta, tra le ginocchia il mento, stretta tra le tue braccia,
ti offri alla carezza del tiepido vento.
Ti guardo sognando d’esser la tua ultima riva,
quella che ancora stai cercando.

Claudio Pompi

Published in: on luglio 22, 2010 at 06:59  Comments (4)  
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Delirio

Mi corrode, mi invade
come tremende ondate
di una marea schiumosa
e si porta via
la luce che era in me
e distrugge le sponde
della mia falsa ragione.
Mi sfinisce, urlo impotente
di un’ anima divisa
in due parti uguali
in contraddizione, diverse
nel credere, le stesse
nel divenire una falsa illusione.
E sarà un’ attesa snervante
che logora, inutile, lunghissima
come tutte. Stanno correndo in milioni
dentro me, non li fermerò,
pensieri, parole non dette, che in
un tramonto mi sarà dato di pronunciare.

Gian Luca Sechi

Published in: on giugno 5, 2010 at 07:36  Comments (5)  
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Dove sono le tue poesie capitano?

Dove sono le tue poesie capitano?
Dove sono finite?
Sono andate con i baci
per le strade
a raccogliere i fiori sparsi
delle processioni,
sono andate via con la paura
delle notti insonni,
hanno preso valigie e treni
su binari morti,
sono andate a cercare una donna
che canta canzoni di guerra e partigiani,
la donna degli argini
che ha bocca di spiga e arancia,
sono andate al fiume
a veder la pelle della luna
scorticarsi nell’acqua,
sono venute a sentire il sangue
che mi scorre nelle vene
quando mi parli d’amore,
quando il ramo del tuo salice
sale la fredda corrente.
Oh capitano, mio capitano!
Io vedo un ponte laggiù in fondo,
sì lo vedo,
un ponte di una città
a unire le nostre sponde.
Lo vedi tu?
Pare Genova o Napoli
quando le navi gridano dolore
e forestieri nudi hanno sete
di casa e Africa,
e io piango i bambini
dalla pelle scura,
piango i bambini
di tutto il mondo
e le tue poesie
mi scavano le ossa,
sì, le tue poesie seminate
nei campi grigi
di questa terra malata.
Oh capitano, mio capitano!

barche di carta

Acqua

scivola
falde
pietrose
lubriche
equorea
rode
tintinnante
ruzzoli
lascivi
alture
tumide
vacue
sponde
forbite
lambiccate cime.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on aprile 30, 2010 at 07:32  Comments (9)  
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Ho una pena nascosta

Ho una pena nascosta
del tempo che scorre
come placido fiume
che mai s’arresta.
I giorni hanno eroso
gioie e tristezze
come fiume tenace
le sue sponde vitali.
Ora pare che il tempo
si fermi sospeso
in attesa del nulla,
come fiume melmoso
giunto alla foce.

Nino Silenzi

Published in: on febbraio 28, 2010 at 07:15  Comments (6)  
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