Ho fatto la piega al copriletto

Alle compagne di stanza a Monte Sole

 
Ho fatto la piega al copriletto
dalla stampa a fiori
disegnati con precisione
come in un erbario rinascimentale
ho lisciato steso con la mano il bordo
e rivedo i nostri letti sempre disfatti
più mi prendo cura di questo
più do spazio al nostro ricordo
il nostro vivere essenziale
senza soffermarci in particolari per i quali
non c’era tempo
– a che serve avere un letto in ordine
guardarlo composto prima di entrarvi? –
eppure adesso che con le mani lo tendo
mentre servo questo piacere di fare
e vedere le cose a posto
voi come in un rito rivivete
questa notte ho sognato tanti ragni
entravano dalla finestra nel mio bagno
sembrava vero ed ho avuto paura
mi sono svegliata alle quattro
ed ero sola

azzurrabianca

Torino

Quante volte tra i fiori, in terre gaie,
sul mare, tra il cordame dei velieri,
sognavo le tue nevi, i tigli neri,
le dritte vie corrusche di rotaie,
l’arguta grazia delle tue crestaie,
o città favorevole ai piaceri!

E quante volte già, nelle mie notti
d’esilio, resupino a cielo aperto,
sognavo sere torinesi, certo
ambiente caro a me, certi salotti
beoti assai, pettegoli, bigotti
come ai tempi del buon Re Carlo Alberto…

“…se ‘l Cônt ai ciapa ai rangia për le rime…”
“Ch’a staga ciutô…” – “‘L caso a l’è stupendô!…”
“E la Duse ci piace?” – “Oh! mi m’antendô
pà vaire… I negô pà, sarà sublime,
ma mi a teatrô i vad për divertime…”
“Ch’a staga ciutô!… A jntra ‘l Reverendô!…”

S’avanza un barnabita, lentamente…
stringe la mano alla Contessa amica
siede con gesto di chi benedica…
Ed il poeta, tacito ed assente,
si gode quell’accolita di gente
ch’à la tristezza d’una stampa antica…

Non soffre. Ama quel mondo senza raggio
di bellezza, ove cosa di trastullo
è l’Arte. Ama quei modi e quel linguaggio
e quell’ambiente sconsolato e brullo.
Non soffre. Pensa Giacomo fanciullo
e la “siepe” e il “natìo borgo selvaggio”.

Come una stampa antica bavarese
vedo al tramonto il cielo subalpino…
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l’Alpi tra le nubi accese…
È questa l’ora antica torinese,
è questa l’ora vera di Torino…

L’ora ch’io dissi del Risorgimento,
l’ora in cui penso a Massimo d’Azeglio
adolescente, a I miei ricordi, e sento
d’essere nato troppo tardi… Meglio
vivere al tempo sacro del risveglio,
che al tempo nostro mite e sonnolento!

Un po’ vecchiotta, provinciale, fresca
tuttavia d’un tal garbo parigino,
in te ritrovo me stesso bambino,
ritrovo la mia grazia fanciullesca
e mi sei cara come la fantesca
che m’ha veduto nascere, o Torino!

Tu m’hai veduto nascere, indulgesti
ai sogni del fanciullo trasognato:
tutto me stesso, tutto il mio passato,
i miei ricordi più teneri e mesti
dormono in te, sepolti come vesti
sepolte in un armadio canforato.

L’infanzia remotissima… la scuola…
la pubertà… la giovinezza accesa…
i pochi amori pallidi… l’attesa
delusa… il tedio che non ha parola…
la Morte e la mia Musa con sé sola,

Ch’io perseguendo mie chimere vane
pur t’abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch’io pellegrini verso il Mezzogiorno
a belle terre tiepide e lontane,
la metà di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.

A te ritorno quando si rabbuia
il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti
quest’anima borghese e chiara e buia
dove ride e singhiozza il tuo Gianduia
che teme gli orizzonti troppo vasti…

Evviva i bôgianen… Sì, dici bene,
o mio savio Gianduia ridarello!
Buona è la vita senza foga, bello
godere di cose piccole e serene…
A l’è questiôn d’ nen piessla… Dici bene
o mio savio Gianduia ridarello!..

GUIDO GOZZANO

 

Candle in the Wind

ceracandelagrande

Goodbye Norma Jean
Though I never knew you at all
You had the grace to hold yourself
While those around you crawled
They crawled out of the woodwork
And they whispered into your brain
They set you on the treadmill
And they made you change your name

And it seems to me you lived your life
Like a candle in the wind
Never knowing who to cling to
When the rain set in
And I would have liked to have known you
But I was just a kid
Your candle burned out long before
Your legend ever did

Loneliness was tough
The toughest role you ever played
Hollywood created a superstar
And pain was the price you paid
Even when you died
Oh the press still hounded you
All the papers had to say
Was that Marilyn was found in the nude

Goodbye Norma Jean
From the young man in the 22nd row
Who sees you as something as more than sexual
More than just our Marilyn Monroe

§

Addio Norma Jean
anche se non ti ho mai nemmeno conosciuta
avevi il decoro di rimanere te stessa
mentre quelli intorno a te strisciavano
strisciavano fuori allo scoperto
per sussurrarti nel cervello
ti hanno sbattuta sulla ruota di un mulino
e ti hanno fatto cambiare nome

e a me sembra che tu abbia vissuto la tua vita
come una candela al vento
che non sapeva mai a chi aggrapparsi
quando cominciava a piovere
e avrei voluto conoscerti
ma ero solo un bambino
la tua candela si è spenta molto prima
di quanto non abbia mai fatto la tua leggenda

la solitudine era dura da sopportare
il ruolo più difficile che tu abbia mai recitato
Hollywood aveva creato una superstar
e il dolore è il prezzo che hai pagato
persino alla tua scomparsa
la stampa ancora ti tormentava
tutti i giornali hanno dovuto scrivere
era Marilyn quella trovata nuda

addio Norma Jean
dal ragazzo della ventiduesima
che vede in te qualcosa in più della sensualità
più della nostra Marilyn Monroe

ELTON JOHN

Dalla torre

DESDE LA TORRE
Retirado en la paz de estos desiertos,
con pocos, pero doctos libros juntos,
vivo en conversación con los difuntos
y escucho con mis ojos a los muertos.

Si no siempre entendidos, siempre abiertos,
o enmiendan, o fecundan mis asuntos;
y en músicos callados contrapuntos
al sueño de la vida hablan despiertos.

Las grandes almas que la muerte ausenta,
de injurias de los años, vengadora,
libra, ¡oh, gran don Iosef!, docta la emprenta.

En fuga irrevocable hoye la hora;
pero aquélla el mejor cálculo cuenta
que en la lección y estudios nos mejora.

§

Ritiratomi in pace tra i deserti
in compagnia di pochi libri dotti,
vivo in conversazione coi defunti
e sto a sentire coi miei occhi i morti.

Se non sempre compresi, sempre aperti,
incitano o correggono i miei assunti,
ed in muti armoniosi contrappunti
parlano al sogno della vita desti.

Le anime grandi escluse dalla vita
le libera dal tempo, vendicandole,
o grande don Josef, la dotta stampa.

Nel corso irrevocabile dell’ore,
qualcuna d’esse segni a suo favore
che leggere e studiare ci migliora.

FRANCISCO DE QUEVEDO Y VILLEGAS