Le ali di un angelo

Avevo scolpito una statua di dolore,
freddo come quel marmo il mio cuore.
Solo pensieri e interminabili silenzi,
notti di luna senza poesia e dolcezza,
stelle che schegge di felicità sembravano.
Frammenti di una sola stella distrutta.
Davanti a lei passai i giorni e gli anni,
lucida di lacrime su di lei versate.
Dal buio dei pensieri spuntò un angelo,
con le sue ali l’anima mia avvolse,
a se la strinse e la portò in volo, a lei
mostrò un cielo dimenticato da tempo.
Restarti accanto, disse, voglio per sempre.
Mai è per sempre, guardati intorno.
Volerai lontano al primo alito di vento
Che avverso soffierà su di noi.
-Se è questo che temi apri il tuo cuore-
Tagliò le sue ali e le pose ai miei piedi.

Claudio Pompi

Quando il pensiero

Quando il pensiero di te mi accompagna

nel buio, dove a volte dagli orrori

mi rifugio del giorno, per dolcezza

immobile mi tiene come statua.

Poi mi levo, riprendo la mia vita.

Tutto è lontano da me, giovanezza,

gloria; altra cura dagli altri mi strana.

Ma quel pensiero di te che vivi,

mi consola di tutto. Oh tenerezza

immensa, quasi disumana!

UMBERTO SABA

Published in: on agosto 25, 2011 at 07:00  Comments (2)  
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Incontro in circolare

Alta, bruna, fiancuta,
sotto un soprabito disadorno,
la bella ragazza confusa
nella misera folla
d’una vettura circolare interna,
pareva sorda a ogni affanno.
Ferma sul corridoio, un po’ appartata,
le sue gambe di statua
sostenevano gli urti
come solido ponte un fiume in piena.
Non gloria in lei spirava,
non frenesia di vita o giovinezza,
ma una decisa e forte indifferenza
luceva nei suoi occhi assorti e aguzzi.
Era di quelle
romane bellezze
che son rare anche a Roma,
dove mai non s’incontrano
senza un muto stupore.
Era un grande segreto
della vita di Roma
che m’appariva in luogo men propizio,
nella forma più degna.
Donde veniva, ove andava
la bella romana chiomata
di lucidi e ricci capelli?
Quale mestiere o cura attribuirle?
Spostandosi verso l’uscio
trovò qualcuno con cui discorrere
famigliarmente.
E mi volgeva le spalle
alte com’ali tese.
Al Colosseo discese leggermente,
scomparendo ai miei occhi, oimé, per sempre.

VINCENZO CARDARELLI

PARLO DELLA BELLEZZA

Parlo della bellezza. Non ci si mette a discutere su un vento d’aprile. Quando lo si incontra ci si sente rianimati. Ci si sente rianimati quando si incontra in Platone un pensiero che corre veloce, o un bel profilo di una statua.

EZRA POUND

Published in: on giugno 22, 2011 at 07:01  Comments (2)  
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Sonetto del dolce lamento

SONETO DE LA DULCE QUEJA

Tengo miedo a perder la maravilla
de tus ojos de estatua y el acento
que de noche me pone en la mejilla
la solitaria rosa de tu aliento.

Tengo pena de ser en esta orilla
tronco sin ramas; y lo que más siento
es no tener la flor, pulpa o arcilla,
para el gusano de mi sufrimiento.

Si tú eres el tesoro oculto mío,
si eres mi cruz y mi dolor mojado,
si soy el perro de tu señorío,

no me dejes perder lo que he ganado
y decora las aguas de tu río
con hojas de mi otoño enajenado.

§

Temo di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e la cadenza
che di notte mi posa sulla guancia
la rosa solitaria del respiro.

Temo di essere lungo questa riva
un tronco spoglio, e quel che più m’accora
è non avere fiore, polpa, argilla
per il verme di questa sofferenza.

Se sei tu il mio tesoro seppellito,
la mia croce e il mio fradicio dolore,
se io sono il cane e tu il padrone mio

non farmi perdere ciò che ho raggiunto
e guarisci le acque del tuo fiume
con foghe dell’Autunno mio impazzito.

FEDERICO GARCIA LORCA

Che mi ami tu lo dici

You say you love; but with a voice
Chaster than a nun’s, who singeth
The soft vespers to herself
While the chime-bell ringeth—
O love me truly!

You say you love; but with a smile
Cold as sunrise in September,
As you were Saint Cupid’s nun,
And kept his weeks of Ember—
O love me truly!

You say you love; but then your lips
Coral tinted teach no blisses,
More than coral in the sea—
They never pout for kisses—
O love me truly!

You say you love; but then your hand
No soft squeeze for squeeze returneth;
It is, like a statue’s, dead,—
While mine to passion burneth—
O love me truly!

O breathe a word or two of fire!
Smile, as if those words should burn me,
Squeeze as lovers should—O kiss
And in thy heart inurn me—
O love me truly!

§

Che mi ami tu lo dici, ma con una voce
Più casta di quella d’una suora
Che per sè sola i dolci vespri canta,
Quando la campana risuona –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma con un sorriso
Freddo come un’alba di penitenza,
Suora crudele di San Cupido
Devota ai giorni d’astinenza –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma le tue labbra
Tinte di corallo insegnano meno gioia
Dei coralli del mare,
Mai che s’imbroncino di baci –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma la tua mano
Non stringe chi teneramente la stringe;
È morta come quella d’una statua
Mentre la mia brucia di passione –
Su, amami davvero!

Su, incendiamoci di parole
E bruciandomi sorridimi, stringimi
Come devono gli amanti, su, baciami,
E l’urna, poi, delle mie ceneri seppelliscila nel tuo cuore –
Su, amami davvero!

JOHN KEATS

Published in: on febbraio 9, 2010 at 07:17  Comments (5)  
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