Ambra

Un oleandro esploso è la bocca del poeta
argilla fatta polvere e acqua,
sangue vivo,
nell’inguine che chiude all’amante addormentata.
Le cui fattezze scindono in lui natura madre
pugnale nella mano malferma
getto d’ombra
tra le roventi strade di Porto, od Alicante.
Dietro le tende a stecco di faggio
in un cortile, dove due palme
tendono reti color rame
e il petto suo è un pennello di luce
ambra, chiara.

Massimo Botturi

Milano

Come uno stecco brinato è stato il viaggio.
Un duro risentire
di fiato ormai perduto.
Ma bella m’è sembrata Milano, sul finire.
Tolti i vestiti a festa, e le giovani bugie.
Ho visto su un laghetto formarsi un cielo bruno
la noia di chi pesca l’estate, ed ora impara
le sue distanze brevi e profonde.
Un’altra vita
di orti, e di infermiere attempate,
domicili, con pigne sulle porte
e le luminarie antiche.
Ho visto due parlare con solo una scialletta,
gettare bucce via da un balcone.
Fare i segni, all’ora che campane ci chiamano.
Milano. Anch’essa vecchierella e bambina
anch’essa molle.
Milano che ci muore la gente se fa freddo
che miete grano in Russia e lo scambia in Piazza Affari.
Milano che ha bandiere in soffitta
un poco umana.

Massimo Botturi