Hai mani larghe

hai mani larghe capienti e morbide
nel palmo vi deposito di me
pensieri racchiusi in gusci di noce
mandorle ancora in fiore
nocciole pronte da mettere sotto i denti
piene di sapore da far girare in bocca
e bacche rosse, mirtilli, fragoline di bosco
vi metto tutti gli odori che conosco
di erbe foglie terra e cortecce e muschio
il resto è acqua che scivola fra le dita
sorgente chiara acqua di fonte
che scorre fra le rocce dure esce dalla terra
dal profondo da strati sedimentati che non conosciamo
a cui ci abbeveriamo e non sappiamo

azzurrabianca

Sintropica

Spogliarsi a strati
ritrovarsi al centro
un mantello di lacrime piegato
sulla thonet che finge
nuda
d’essere un servomuto

le tuniche mieliniche
rallentano i contatti
svuotano del passato
le tempeste
o le lunghe dormite sui divani.

Arrivano
abitatori d’iperboree lande
forieri d’uragani e d’ombre lunghe
sotto cieli striati a disaurora

le procellarie e il loro grido

l’incostanza dei cieli.

Cristina Bove

Giardino verticale


Giardino verticale, dove l’edera s’ avvince come una traccia sul muro
ecco… il mio paesaggio dorato
spazio di silenzio lui
miracolato condonato
cinge nel suo recinto i miei occhi lacustri,
semplice steccato di passione
erbario magico
s’inerpica da radici interne
volontà, sboccia dal fondo irrigata
incalza agli alti strati delle stelle alpine
il mio giardino… ecco, ora s’innalza alla perseveranza
nuova fibrillazione maturata
una sospesa trama di materia fiorita spuntata;
il dolore, con aiuole spinate di viole sta
sui – non ti scordar di me- in devozione
amore, sfarfalla tra le giunchiglie
sul ramo di una carezza stupisce
immortale, nella sua bellezza rapisce.

Aurelia Tieghi