Corno inglese

Il vento che stasera suona attento
-ricorda un forte scotere di lame-
gli strumenti dei fitti alberi e spazza
l’ orizzonte di rame
dove strisce di luce si protendono
come aquiloni al cielo che rimbomba
(Nuvole in viaggio, chiari
reami di lassù! D’ alti Eldoradi
malchiuse porte!)
e il mare che scaglia a scaglia,
livido, muta colore
lancia a terra una tromba
di schiume intorte;
il vento che nasce e muore
nell’ ora che lenta s’ annera
suonasse te pure stasera
scordato strumento,
cuore

EUGENIO MONTALE

Imbecille antropocentrico


A mia moglie Rosetta

Se si pensa che il nostro piccolo
mondo  . . . finirà;   inutile è Poesia,
anzi,  tutto.  Tutte le nostre “scienze” inadeguate.
Noi siamo condannati a vita:
l’evasione è possibile,  ma assai dura.
Sostanze e circostanze,
sconosciute,  mutano di continuo
tipologia,  carattere,  gli amori
le voglie dell’umano:
l’umore della vita,  in fretta passa!
Il nostro è,  per i più,  già vero inferno in terra:
la vera vita è un’altra,  forestiera.
Libertà.
Come siamo piccoli:
nessuno è più di noi.
Rosetta,  un fiore,
illusione fuori dal tempo
dei tempi:   onìrico ideale sogno
tra gli uomini e le donne:  l’amore . . .
Ah,  l’amore!
il più profondo e subdolo,
drammatico,  dei nostri istinti e . . .
in altre razze,  tra flore e faune,
inconscio,  arcàno,  universale . . .
che nulla ha che veder con la ragione;
nasce,  non si sa come,
ci abbandona,  non si sa perché.
I mezzi limitati concessi, al nostro ingegno,
possono creare strumenti,
non fini,  dentro e fuori di noi;
mentre forze e magie mai conosciute
sovrastano dell’uomo il raziocinio.
Sempre ritengo
splendida assurda incredibile
l’eterogeneità di vita del pianeta azzurro,
dal corso d’una bolla iridescente,
di “acqua saponata” astrale.
Viene chiamata Terra
e,  in misure diverse,
tribolazioni e gioie con noi sono in connùbio
Inveniamo  musica,  poesia,  tecnologie
avanzate,  computer,  miliardi d’universi,
che rendano vieppiù leggero il viaggio.
L’uomo libero,  giammai:
chi lo ha chiamato qui,  il caso,
mai ha reputato la sua presenza
al mondo necessaria, forse
irrisoria,  complementare,
ma certo è micidiàle.
ANTROPOCENTRICO  vive,
come se non dovesse mai morire.
Certo il mio amico cane Rex,
senza colpe,  sarà forse felice:
gli animali tutti,
tutti gli insetti,  con gli alberi;
nell’invisibile bio-ecosistema visibile,
credono di essere immortali.
Chissà:  separati
dal Tutto,  tra i nostri
sentimenti,  voglie,  astrazioni,
distraggono dall’obiettivo vero,
senza luogo,  senza tempo,  senza spazio,
il nostro passare . . .

Paolo Santangelo

Bellezza screziata

PIED BEAUTY

Glory be to God for dappled things—
For skies of couple-colour as a brinded cow;
For rose-moles all in stipple upon trout that swim;
Fresh-firecoal chestnut-falls; finches’ wings;
Landscape plotted and pieced—fold, fallow, and plough;
And all trades, their gear and tackle and trim.
All things counter, original, spare, strange;
Whatever is fickle, freckled (who knows how?)
With swift, slow; sweet, sour; adazzle, dim;
He fathers-forth whose beauty is past change: Praise Him.

§

Gloria sia a Dio per le cose variegate,
Pei cieli di accoppiati colori come una vacca chiazzata;
per le macchie rosee che screziano la trota nuotante;
per le cascate di castagne dal colore di carbone appena acceso,
per le ali del fringuello; per il paesaggio a macchie e a toppe,
parco, terra brulla, campo arato;
e per tutti i mestieri, e i loro arnesi, strumenti e attrezzi.
Tutte le cose contrastanti, originali, disparate, strane;
tutto quello che è cangiante, che varia (chi sa come)
col rapido il lento, col dolce l’agro, con l’abbagliante l’opaco;
Colui le produce la cui bellezza è al di là dei mutamenti: lode a lui!

GERARD MANLEY HOPKINS