Beata solitudo

Quando il fragore dei pensieri
e delle parole assordanti
(che come fiumi
sgorgano dagli schermi TV),
quando le contraddizioni
(tra le verità di ieri
ed i fatti di oggi),
mi fibrillano la coscienza,
sento un bisogno
di tranquillità e di quiete.
Mi rifugio allora
sulle vette innevate,
spazio tra le nuvole bianche,
volo negli spazi infiniti
e sogno un mondo diverso,
dove le parole
non sono tempeste distruttive
ma quieti laghetti
luccicanti di stelle e di sole,
dove l’odio non è più
incivile strumento di potere,
ma lontano ricordo
annegato sotto i ghiacciai
insieme all’incoscienza umana.

Salvatore Armando Santoro

Violino antico

Suonava per la via il suo violino antico,
magico strumento reso scuro dal tempo.
Antiche, straniere e struggenti armonie
fluivano nell’anima mia portate dal vento.
Le agili dita sulle tese corde danzavano,
il capo ondeggiante, gli occhi socchiusi,
cercar pareva nella mente melodie
che scese dal cielo i cuori riempivano.
Disegnava nell’aria magiche figure
quell’arco da maestra mano guidato,
viaggiarono ascoltate nel tempo, ballate
in notti dall’odore di tizzone bruciato,
nel profumo di candele in sale fastose,
nel momento di tregua di un povero soldato,
nelle feste gitane sulle vie polverose,
accarezzando il cuore delle novelle spose.
Al tempo sopravvisse quel magico liuto,
simbolo è la musica di arte immortale.
Da quante mani fu suonato, posseduto
e quante mani ancora, dopo l’avranno.
Piccolo, grandioso strumento d’armonia,
tra mille mani perpetuerai il tuo viaggio,
è tuo destino suonar di tristezza e allegria
con nuovi padroni dal cuore randagio.
È questo che pagherai come ovvio tributo,
da un uomo sei nato e con lui hai vissuto.
Scivola nell’aria una malinconica sinfonia,
vola lasciando dietro struggente traccia,
si allontana da me cercando un’altra via
oppure un’assolata e solitaria piazza.

Claudio Pompi

La partitura

Su righe e spazi cadono le note
nello spartito, con adagi e svelti,
e tutti gli altri tempi ben fissati
dall’anima e dalla mano attenta
del musicista esperto ed ispirato.
Son fughe di precisa intonazione,
son ritmi e cadenze e accordi ariosi,
son melodie sognanti, ritmi audaci,
son freddi suoni, o caldi e sinuosi.
E come è scritto, tutto vien suonato
dallo strumento in mano all’orchestrale,
che si destreggia in lenti e virtuosismi
e incrocia tutti quanti gli altri suoni
e giunge a conclusione…troppo presto…
Che il brano è bello e più non si poteva,
ma il tempo è poco e quando più vorresti
protrarlo all’infinito, quel bel suono,
ecco il finale e ti ci trovi dentro
perché è così che è scritto, lo spartito.
E c’è un crescendo, quasi disperato,
che sembra di volersi svincolare,
del timpano e dei piatti…un’esplosione!
proprio un momento prima del silenzio.

Armando Bettozzi

Corno inglese

Il vento che stasera suona attento
-ricorda un forte scotere di lame-
gli strumenti dei fitti alberi e spazza
l’ orizzonte di rame
dove strisce di luce si protendono
come aquiloni al cielo che rimbomba
(Nuvole in viaggio, chiari
reami di lassù! D’ alti Eldoradi
malchiuse porte!)
e il mare che scaglia a scaglia,
livido, muta colore
lancia a terra una tromba
di schiume intorte;
il vento che nasce e muore
nell’ ora che lenta s’ annera
suonasse te pure stasera
scordato strumento,
cuore

EUGENIO MONTALE

Amore o…

A volte di notte t’accosti
adagio per prendermi la mano
ed io la cedo lentamente
come incerta se far bene,
ma sono lì ed allora…
per mio totale abbandono
incapacità a proteggermi
diviene mezzo il corpo,
strumento tuo
di percepibile materia,
reale sensazione che sia
il pensiero a crearti la vita.

Ed ogni volta è tuo di più
quel confuso trattenersi
d’immagini nella mente,
quel farmi interamente parte
da mutarci in singolare
insolubile dualità,
spazio astratto
senza tempo nè confini
dove sentirne io sempre
il piacere del giogo,
fino a dormire l’agrodolce
nel riposo che m’instilli,
mentre tu sorridi o meno
e così mi hai.

Chissà per chi dei due
o cosa dentro ed oltre noi
siamo nell’ora qualunque
ed in ogni anonimo buio
a prenderci la mano.
Amore o solo Sogno.
Ma sono lì ed allora vengo.

Daniela Procida

Alla vita

Che straordinario senso ha la nostra vita
Quando ci accorgiamo della sua fragile
bellezza e per un attimo si lascia guardare
e immobile resta nei respiri della natura
come se nel cielo fosse muta e sospesa.
Derisa e offesa fugge e ci lascia vuoti
e inutili con le sue lacrime di silenzio
versate sui nostri giorni perduti, di nulla
riempiti in vana attesa di vita migliore.
Che straordinario strumento è la mente
quando riesce, con pochi pensieri, a dire
all’universo che ascolta quanto sia bella
la vita nel suo ridente offrirsi e a noi chiede
solo d’essere capita, amata come creatura
che mai sarà perfetta.
Che straordinario momento irripetibile è
sentirla tra le mani e tenerla a sé con amore
sapendo che è l’unica cosa che amare valga.
Che straordinario uomo è colui che accanto
la tiene e da lei si lascia guidare per la via
peraltro segnata.
Vestirla di sensi cercati e voluti, renderla degna
d’essere a pieno vissuta perché al calar della sera
d’essere stata tua e di te che l’hai amata sia fiera.

Claudio Pompi (1951-2010)