Terra

 
Un giorno sarò al tuo pari
io che ora ti guardo con le suole
che ti pesto, che ti sfrutto
io che di te mi nutro
un giorno mi addormenterò
insieme al mio vissuto
e sarai tu a guardarmi
sarà violento il tuo sguardo
mi scaverai dentro
senza  pietà, senza rimorsi
mi trascinerai con te  
in ogni luogo
in ogni sorte
di me ti nutrirai come io feci con te.

Rosy Giglio

Published in: on giugno 30, 2011 at 07:46  Comments (8)  
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Il cerchio che si chiude

Si parte da lontano
a ricercar certezze
e giostre paesane
a rivangare il poco
del sale della vita.

Vivere con il poco
non impedisce il riso,
le chiacchiere nel fuoco,
il senso delle cose
davanti al firmamento.

C’è poi il gioco d’amore
il prendersi e lasciarsi
la corsa nelle stelle
il sangue che ribolle
i sensi devastati.

Ci sono anche le vette
di chi non s’accontenta
mettendo a dura prova
un abito già pronto,
la sorte già assegnata.

Si sfrutta l’intelletto
come una pianta viva,
un ceppo rampicante
che tutto verde avvolge
per risalir le scale.

Si succhia dalla terra
il sale delle cose,
si beve conoscenza
per giunger alla saggezza
da cui s’era partiti.

Ma con le scarpe sporche
e suole consumate
per tante scale fatte
per soddisfar la voglia
d’illuminar cervello.

Lorenzo Poggi

Scarpette rosse

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald

servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti non crescono

c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

JOYCE LUSSU

Libertà

Ho ravvisato la tua immagine
arroccata da un muro di vetro,
ho martellato coi pugni di rabbia
le bitte, il timone, gli ormeggi,
per poterti afferrare,
ho strappato la pelle alla terra
inzuppata di cocci di vetro,
ho inalveato il mio fiume
verso il tuo letto
per confondere le nostre acque,
ho bruschinato le ingiurie del peso
come crespe sulla mia fronte
con la spazzola delle illusioni
per condurti alla quintessenza,
ho cecato gli occhi del giorno
per nascondere il buio del cuore,
ho coltivato nel libro dei sogni
cristalli di stelle
per regalarli ai tuoi occhi,
ho investito le suole dei piedi
per deserti, per nuvole e mari,
ho contato gli occhi, buttati
come sassi sulla mia pelle,
ho consumato tutti i pensieri…
ma sono arrivato troppo presto
quando non eri ancora nata
perciò non ho potuto abbracciarti.

Giuseppe Stracuzzi