Sapore di sale

Il mio vestito leggero
che sapeva di fiori
e i tuoi occhi caldi
a sfiorarne l’aria

tra le pieghe distratte
un sapore di sale
e granelli di sabbia
trascinati dal vento

e il mare
un sussurro
lieve
come i tuoi baci.

astrofelia franca donà
Published in: on giugno 17, 2012 at 07:13  Comments (7)  
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La donna continua

 
La donna continua a portare
brocche d’acqua sulle spalle
seduta sulla barca
che mai indietreggia
e nei suoi occhi dilaga
mare calmo,
verde smeraldo.
L’uomo è un faro immobile
sconfitto dalla notte
ha paura e non raggiunge
quella barca di pelle dolce
che nuda dondola
sulla spiaggia rosa del sogno.
Avrei una preghiera
quasi un tenero sussurro
da porgere al tuo orecchio
non fare come quel faro
abbandonati alla fiducia della vita
offrile il tuo cuore interamente
e luce sarà tutto intorno,
anche te irradierà.
Avrete amore,
amore immenso
e ve ne sazierete
senza patirne più la fame.
  

Dedicata a tutte le donne e gli uomini del mondo perché siamo tutti sulla stessa barca e insieme dobbiamo traversare la vita per raggiungere la riva dell’Amore.

Roberta Bagnoli

Edera amara

Sentire: “Figlio mio!”
Mai, mai l’ascoltai;
udire, appena in un sussurro lieve,
lieve per non svegliarmi,
un vezzo dolce su una culla
che dondola pian piano
al rosolante chiarore di un lumino,
sperso nel buio di un casolare antico,
anch’esso smarrito
tra le pieghe d’una memoria stanca.

“Figlio mio!”, sentir solo una volta,
ricordare un pensiero,
una carezza,
un pianto greve sul mio corpo infermo,
un canto lontan di ninna-nanna
che piano si smorza
mentre m’addormento.

Quante volte sognai d’avere un padre,
le cui premure restassero nel cuore
da custodir come reliquia sacra
e poter dire, davanti a un cimitero,
padre t’amai
ed il tuo amore è qui nella mia mente.

Nulla conservo
se non l’ombra nera
di giorni sepolti per non ricordare,
che rimuovo insieme al mio rimpianto
di non poterti, padre, amare tanto.

Salvatore Armando Santoro

Allegoria

(Giovani amori)

Così, lieve danzavi
sul tappeto del mondo,
col tuo essere errante,
vago sussurro.
Artista immane,
l’inventarughe del tuo viso,
intarsiava
pieghe sinuose, piene
di mille domande nascoste.

Scorrevi i tuoi giorni
stranieri, con l’estro
del rivo dell’alpe.
Cascatelle i sorrisi leggeri,
che posavi incauta qua e là,
tra le mie cose.

Ed uno, fra tanti
l’ ho custodito
e nascosto,
tra i miei sogni veri.
L’uso le sere d’Inverno,
per riattizzare
comete errabonde
e rischiararmi di luce celeste,
mentre cerco le mille risposte,
nascoste,
tra le grinze
dei sorrisi di Dio

Flavio Zago

Ricordo

Strana cosa la nostalgia
che spesso fa rima con malinconia
Basta un sussurro, un profumo
un’ombra, una melodia
che come il vento
all’improvviso
ti prende e ti porta via
là dove non vorresti arrivare
lontano
dove non vorresti mai tornare
Si confonde il quando
scolorano i volti
si blocca il pensiero
che addolcisce i ricordi
che lo tengono prigioniero
Strana cosa davvero la nostalgia
un languore dell’anima
che tutti noi ben conosciamo
che in fondo forse desideriamo
anche se
quasi sempre fa rima
con malinconia.

Sandro Orlandi

Published in: on settembre 23, 2011 at 07:27  Comments (9)  
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Cercami

Cercami
dove la parola trova respiro
ed il silenzio cattura il tempo
tra soffi di versi intrufolati
– dita tra i pensieri –
arruffati sogni,
distratta carezza
di attimi sbriciolati
nel calore di un sogno
che inonda le vene
e trema
nella ruggine di giorni
colorati di sole
sorrisi intessuti di rughe
nel brivido perenne
di un complice sussurro.

astrofelia franca donà

Minuetto

Che cos’ho?
Non lo so.
Mi pervade
un’ignota pena.
Sono immerso
in grigia rena
sbriciolata
d’ovattati sentimenti,
da parvenza ingannati
di reale inesistenza.

Danza malinconia
nell’aperto spazio,
mentre il sole caldo ascende
indifferente
sui pensieri in balìa
del perché così sia.

Il sussurro delle fresche
foglie batte il tempo
suadente, liberando
la mia mente
finalmente
dal grigiore arrugginito
di questa vita sempre
più desiderata, sempre
più amata.

Che cos’ho?
Non lo so.
Mi pervade
un’ignota gioia:
della vita non ho
più noia e di slancio
rido, e amo
della vita il ricamo.

Nino Silenzi

Vedi come si erge candido

Vides ut alta stet nive candidum

Soracte, nec iam sustineant onus

silvae laborantes, geluque

flumina constiterint acuto?

Dissolve frigus ligna super foco

large reponens atque benignius

deprome quadrimum Sabina,

o Thaliarche, merum diota.

Permitte divis cetera, qui simul

stravere ventos aequore feruido

deproeliantis, nec cupressi

nec veteres agitantur orni.

Quid sit futurum cras fuge quaerere et

quem Fors dierum cumque dabit lucro

appone, nec dulcis amores

sperne puer neque tu choreas,

donec virenti canities abest

morosa. Nunc et Campus et areae

lenesque sub noctem susurri

composita repetantur hora,

nunc et latentis proditor intimo

gratus puellae risus ab angulo

pignusque dereptum lacertis

aut digito male pertinaci.

§

Vedi come si erge candido
d’ alta neve il Soratte! I boschi al peso
non reggono, fiaccati, e per l’acuto
gelo si sono rappresi i fiumi.

Dìssipa il freddo deponendo legna
sul focolare, in abbondanza, e mesci
da un’anfora sabina a doppia ansa,
o Taliarco, vino di quattr’anni!

Lascia il resto agli dei, che appena placano
i venti in lotta sulla ribollente
distesa, non più ondeggiano i cipressi
né con essi agitati i vetusti orni.

Cosa accadrà domani, tu non chiedere.
Se un altro giorno ti darà la Sorte,
ascrivilo a guadagno e non spregiare,
ora che sei giovane, le danze e i dolci amori,

mentre è lontano dal tuo verde il tedio
della vecchiaia. Adesso il Campo
e le piazze, ora prima che annotti
si ripeta il lieve sussurro dei convegni,

ora il gradito riso che ti svela
da un angolo segreto ove si celi
la tua fanciulla, e il pegno strappato
dal polso o dal dito che resiste appena.

QUINTO ORAZIO FLACCO  (Odi  I,9)

…sss Assisi

Assisi
: assurde situazioni
mistiche assenze esanimi
s’assopiscono
Assetati aspettano
smaniosi
silenziosi sensi
Stanchi si spengono
assecolati assensi…

Sussurro Assisi
: scoscesi sentimenti
si assottigliano

Esploro Assisi
: case cimase chiese

Respiro Assisi
: ressa sassi rosa

Ascolto Assisi
: sento solo essere
estese estasi
esuli coscienze

Assaporo assisi
: sesso secoli salite
Santi ossa assassinate

Silvano Conti

Lumicino lontano vicino


L’umano andava. Il tacito sussurro
aumentava con il fragor del vento:
grande gigante al limite del piano
come fulmine piomba al cielo azzurro
la nube nera che passava lenta.

Quando la Luna fu tutta coperta
il piano restò al buio, e l’umano
tremava. Da lontano un lumicino
lontano vide, gli sorrise,  tornò
nel cuore la speranza, ridonando
forza nei piedi:  lacerati aveva
più d’una spina…

–  Ché ramingo vai?
Ti guida amore? Sei come un bambino,
hai tanta Fede. Che sussurra vai,
cammina, ancora, sono a te vicino.

Paolo Santangelo