Un rombo sordo…

Un rombo sordo avanza lento
come tuono che arriva da lontano,
misterioso e sinistro racchiude distruzione
e come mostro bramoso e affamato
ghermisce le sue prede.

Case, palazzi, persone,
nulla e nessuno è più al sicuro.
Tutto trema e si sbriciola,
la terra si apre inghiottendo ogni cosa
la polvere rende difficile respirare,

mentre la sventura si abbatte inesorabile
su tutto ciò che è inerme,
sul sonno interrotto bruscamente,
su sogni che svaniscono all’istante
e grida di terrore che squarciano la notte.

Un nuovo giorno nasce su lacrime
che segnano volti attoniti e spauriti
di coloro che vagano nel vuoto
con la paura di sentire ancora
la terra che torna a tremare.

Ma racchiusa nel cuore resta forte
la volontà di non di non lasciarsi andare
mentre s’innalza al cielo la speranza
di sentire le campane che torneranno
come una volta a suonare.

Patrizia Mezzogori

Natura autunnale

 
“Bella che ier ridevi, il capo adorno
di gemme, cieca all’umana sventura
rabbrividisci or discinta e impura
sparse le vesti d’ocra tutt’intorno.
 .
Dell’instabile amante tuo il ritorno
di certo tu vedrai;  a me più dura
è la stagione estrema, ed ho paura
non basti il tempo a cancellar lo scorno.”
 .
Natura dunque ha ben altra sorte:
si spoglia e si riveste, piange o ride,
le è concesso rifarsi;   non vi è Morte
 .
che la possa fermar, nulla l’uccide.
Sbarrate invece sono all’uom le porte,
se dell’errore tosto non si avvide.
.

Viviana Santandrea

Published in: on giugno 23, 2012 at 07:48  Comments (7)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Sventura al calunniatore acerbo

The Goldman Sachs Building – New York

§

Sventura al calunniatore acerbo

che ha accumulato una fortuna

e l’ha contata e ricontata

e pensa che la sua fortuna

l’abbia reso immortale.

IL CORANO       (dalla Sura sui calunniatori)

Published in: on marzo 6, 2012 at 06:52  Comments (2)  
Tags: , ,

Una rosa

La luce del sole
è come un richiamo,
il buio nel vento un lamento
che, ad ogni mattina,
ci portano in vita:

la rosa che olezza,
la gioia gradita,
sventura subìta,
la fresca carezza
del dolce mattino,
è come un inizio,
è come la fine del certo destino,
è come la fede di un baldo novizio…

Poi, solite cose:
l’ eterno tormento dell’ ora che fugge,
lo stesso momento
incosciènte del sonno,
l’ eguale sbadiglio
al risveglio, la solita noia.

Il solito alterno natale
dei vivi, chi astuti, giulivi,
lieti ignoranti;
chi tristi: cosciènti
di ciò che gli eventi
casuali inducano incerto il futuro…

Paolo Santangelo

Toni neutri

NEUTRAL TONES

We stood by a pond that winter day,

And the sun was white, as though chidden of God,

And a few leaves lay on the starving sod;

– They had fallen from an ash, and were gray.

Your eyes on me were as eyes that rove

Over tedious riddles of years ago;

And some words played between us to and fro

On which lost the more by our love.

The smile on your mouth was the deadest thing

Alive enough to have strength to die;

And a grin of bitterness swept thereby

Like an ominous bird a-wing….

Since then, keen lessons that love deceives,

And wrings with wrong, have shaped to me

Your face, and the God curst sun, and a tree,

And a pond edged with grayish leaves.

§

Sostammo presso un laghetto quel giorno d’inverno,

E il sole era bianco, come biasimato da Dio,

E sparse foglie giacevano sulla zolla affamata,

Cadute da un frassino, ed erano grige.

I tuoi occhi fissi sopra di me erano quali gli occhi che vagano

Su tediosi enigmi risolti anni addietro;

parole correvano tra noi su e giù,

Chiedevano chi, con il nostro amore, avesse perduto di più.

Il sorriso della tua bocca era la cosa più morta,

Vivo quel tanto che gli desse la forza di morire;

E una piega d’amarezza aleggiava su di esso

Quasi un uccello di sventura in volo…

Da allora, crude lezioni che amore inganna,

E strazia d’offese immeritate, hanno foggiato per me

La tua faccia, e il sole maledetto da Dio, e un albero,

E un laghetto orlato di foglie grigiastre.

THOMAS HARDY

Cuori senza cuore


attraversare le Alpi
dividere il mare
gestire portafogli azionari
e ministeri
essere sempre allegri
e chiudere le bocche affamate
con assaggi di niente
sentire nelle vene il potere
come fosse sangue
e sentirsi importanti
con le mani
sulle vite degli altri
basta anche il respiro di un solo uomo
per sentirsi un dio moderno
che alita sul mondo
altra sventura
e vita e morte
in fondo sono la stessa cosa.

Maria Attanasio

Per un uomo valoroso

Per un uomo valoroso è bello cadere morto
combattendo in prima fila per la patria;
abbandonare la propria città e i fertili campi
e vagare mendico, è di tutte la sorte più misera,
con la madre errando e con il vecchio padre,
con i figli piccoli e la moglie.
Sarà odioso alla gente presso cui giunge,
cedendo al bisogno e alla detestata povertà:
disonora la stirpe, smentisce il florido aspetto;
disprezzo e sventura lo seguono.
Se, così, dell’uomo randagio non vi è cura,
né rispetto, neppure in futuro per la sua stirpe,
con coraggio per questa terra combattiamo, e per i figli
andiamo a morire, senza più risparmiare la vita.

TIRTEO

Perchè…?


Perché vesti il color della paura?
Perché ti temo ed il pensarti scaccio?
Perché chi da un tuo bacio ha la sventura
D’esser sfiorato, poi si fa di ghiaccio?
Scegli tu il tempo, paghi la cauzione
e, inopportuna, l’anima ci sciogli;
spalanchi a questa vita la prigione
ma non distingui fra querce e germogli.
Vorrei che le tue vesti fosser bianche
come le porte marmoree che schiudi,
dolce abbandono per le membra stanche;
sei empia e ingiusta invece, nel colpire,
oggi hai rubato a un fiore il suo profumo:
lui non sapeva di dover morire!

Viviana Santandrea

Un omaggio a Claudio

Alla veglia

Queste mie parole
che s’adagiano
al capezzale, trascinato
dalla forza dell’inchiostro
di imprimere sul bianco
una voce

in catarsi di pensiero.

Venite a me
sorelle di sventura
e di sollievo
a sillabare il giorno crocifisso.

Beatrice Zanini

Published in: on aprile 23, 2010 at 07:11  Comments (3)  
Tags: , , , , , , , , , , ,

Carnevale 2010

Sono contro un modo stitico
di poetare in rima o no,
mi parrebbe d’esser statico
così allora non ci sto.

La poesia è l’avventura
che ti rende sempre ludico,
che sconfigge la sventura
sberleffando i Grandi in pubblico!

Che buffoni a carnevale
in sto mond’o/sceno/grafico
che marcisce lo Stivale
troppo spess/o/n-line grafico!

Non ci resta che capire
che in sto mond’opp(i)ortunistico
sol mangiare per morire
è il pensier capitalistico.

Queste note meta/fisiche
non so dove porte/ranno,
spero azioni psico/fisiche
che il cervello nette/ranno.

Non vo oltre indi perciò
vola in alto l’ipot/etico,
qui si chiude il qui pro quo
con st’augurio assai prof/etico:

tutti no al cannibalismo
delle multinazionali,
su scuotiàmci dal fideismo
e imbocchiam di nuovo i viali

dove vivo è l’ideale
dunque no al capitale,
dove vivo è il buon lavoro
per cui crescer nel decoro,

per cui fare poesia,
nel teatro o sulla via,
senza tema che frattanto
qualchedun ci rubi il manto.

Poi al suon di uno yé yé,
scancellati i vil lacchè,
tutti lieti e via in tournée:

in soirée col scimpanzè,
in gilè a un défilé,
regalarti una pensée,

e conciossiacosaché,
tête-à-tête fra me e te
nelle nubi di un buffè,

sorbettandoci un brûlé,
degustando un buon soufflé,

Dopoché, talché, fuorché,
viva sempre il carnevale
dove ogni scherzo vale:

tutt’insieme avanti e indrè
perepè perepepè!

Sandro Sermenghi