7/2/51 Il primo profumo

Vidi il sorriso della madre mia?
In casa, al mio nascere nell’alba,
tra le sue braccia grandi mi nascosi,
paura d’aprir l’uscio alla vita.

Lei mi fasciò di caldi panni bianchi,
d’odor di talco e di carezze lunghe,
e, prima cosa, mi sussurrò amore.

Poi ascoltai musiche di Dio,
staccai rose che credevo belle
e mi scansai da certi precipizi.
Vidi il sorriso della madre mia!

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 15, 2011 at 07:25  Comments (2)  
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Mimose

Le nuvole gialle di mimose in fiore
piumini soffici di talco intrisi

Piccoli fragili fiori ergono al sole
i loro rami dorati

profumo che inebria
vestendoti di seta che avvolge
in essenza profumata

adorno i riccioli scuri
con un ramo fiorito
piccola corona di un giallo dorato
regina ora sembro
di quel piccolo regno

Maristella Angeli

Published in: on gennaio 19, 2011 at 07:21  Comments (9)  
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Sussurri

Sussurri serafici e lievi
scivolano sulla mia pelle,
come talco sfumano al tatto,
sapendo dove esitare.
E’ tepore, è donare,
è reciprocità.
Passa una vita,
tra un battito e l’altro:
un seme rinasce,
tanto il tempo s’inchina;
sussurri raccontano
e incidono sassi,
cantando l’eterno
con un tenero segno

Flavio Zago

Published in: on dicembre 23, 2010 at 07:24  Comments (3)  
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Ma quando

guardi e non vedi
sonnecchi di parole
smangiucchi sentimenti
lesini emozioni
copri di talco
il vento tra le mani
plachi di cibo
vuoto dentro
compri Cardin
e ti pare Dio
lavi lo sporco
con rivoli di assegni
spargi sorrisi
da bocca incatramata
spalanchi braccia
per chiuderle
a cerniera
attorno a te
predichi polvere
e raccogli
senza sudore
allora
forse
non riesci
a scrivere
poesia
forse…

Tinti Baldini

Maestri


Tu con il numero
marchiato sul braccio
sorridevi a me bambina
carezzando di luce
la mia vita
e tu mi leggevi
Lucrezio e mi
spalmavi versi
sul capo
chè la natura
è maestra
dicevi
e non sempre
capivo
e tu Giacomo
mi mostravi
oltre la siepe
e oltre orizzonti
fendendo muri
tu m’incamminavi
a cercare l’altrove
come corpo morto
cade
e tu…
e tu…amica
m’abbracci
di saliva e gusto
di fragola
tu di latte e talco
tu di baci selvaggi
e tu Josè
m’hai dato
la frusta
da usare
quando
vedo troppo male
intorno.
Tanti maestri
nel mio viaggio
che porto
dentro le tasche
del cuore
e la mia giacchetta
la passerò
a voi
ragazzi di domani.

Tinti Baldini

La passeggiata


Partiam partiamo, partiamo pure
del ludibrio in liquidazione
verso le folli ematiche avventure
vendesi un’oncia di illusione
con lampone panna e cioccolato
e latte fresco di Pigmalione
il sindaco è stato avvisato
sull’invetriata si fa produzione
di talco sottovuoto inscatolato
audace odoroso apireno limone
sosta negli angoli della via
come candido flaccido lenone
refrigerati galloni di poesia
con stringhe ecologicamente mute
vivacizzate da vaporosa zia
volpi mattamente astute
introdotte dentro a scritte
regalano sacchi di vedute
su fitte palafitte di ditte
smercianti liriche con carmi
avanzan pinte di motoslitte
a decalitri sfilano gendarmi
pubblicitariamente inermi
per evitare azzardati allarmi
intanto kilometri di vermi
si sbracciano per contrabbandare
l’utilità di trilioni di germi
tu! non te ne devi mai andare
da questo splendor di parapiglia
il consumo è virile adorare
spanne fantastiche di meraviglia
subdolamente ad arte preparata
con due quattro palle e una biglia
seminar di metrica squinternata
di single su triangoli di terra
intenzionalmente sgraffignata
offresi slanciato zappaterra
per produrre bulbi di Tropea
da esportare in Inghilterra,
per un tantino di prosopopea
lo strambotto entra in idillio
con una lifting rifatta dea
scatta esternazione e cipiglio
in povero pleonasmo ridondante
di presunzione certamente figlio
sbilenco guercio stravagante
fra tesi ed arsi perde piede
stralunando il supremo garante
tutti quanti il con cui si siede
posate bene ad INIZIO APRILE
se in primavera ponete fede
si può svuotare il vecchio barile
perché il parlar non sia indarno
è pronto il detersivo del Brasile,
si scancelli quel figuro scarno
risciami allegramente la gente
peripateticamente sul lungarno
poi di nuovo a casa finalmente
torniam torniamo, torniamo pure
seduti all’ombra di alloro aulente!

Sandro Sermenghi