Al sonno

TO SLEEP

O soft embalmer of the still midnight!
Shutting, with careful fingers and benign,
Our gloom-pleas’d eyes, embower’d from the light,
Enshaded in forgetfulness divine;
O soothest Sleep! if so it please thee, close,
In midst of this thine hymn, my willing eyes.
Or wait the Amen, ere thy poppy throws
Around my bed its lulling charities;
Then save me, or the passed day will shine
Upon my pillow, breeding many woes;
Save me from curious conscience, that still hoards
Its strength for darkness, burrowing like a mole;
Turn the key deftly in the oiled wards,
And seal the hushed casket of my soul.

§

O soave che balsamo soffondi
alla quieta mezzanotte, e serri
con attente e benevole le dita
gli occhi nostri del buio compiaciuti,
protetti dalla luce, avvolti d’ombra
nel ricovero di un divino oblio.

O dolcissimo sonno! Se ti piace
chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
i miei occhi in vedetta, o attendi l’amen
prima che il tuo papavero al mio letto
largisca in carità il suo dondolio.

Poi salvami, altrimenti il giorno andato
lucido apparirà sul mio guanciale
di nuovo, producendo molte pene,
salvami dall’alerte coscienza
che viepiù insignorisce il suo vigore
causa l’oscurità, scavando come
una talpa. Volgi abile la chiave
nella toppa oliata e dà il sigillo
allo scrigno, che tace, del mio cuore.

JOHN KEATS

L’ispirazione

Detta così l’ispirazione:
la mia libera fantasia s’appiglia
sempre a quei luoghi dov’è umiliazione,
dov’è sporcizia e tenebra e indigenza.
Laggiù, laggiù, con più umiltà, più in basso, –
di là si scorge meglio un altro mondo…
Hai mai visto i bambini a Parigi
o sul ponte i poveri d’inverno?
Dischiudi gli occhi, schiudili al più presto
sul fittissimo orrore della vita,
prima che un grande nubifragio spazzi
tutto quello che c’è nella tua patria, –
lascia maturare il giusto sdegno,
prepara al lavoro le braccia…
E se non puoi, fa sì che in te si accumuli
e divampi il fastidio e la mestizia…
Ma di questo vivere mendace
cancella l’untuoso rossetto
e, come talpa timida, nasconditi
sotto terra alla luce ed impietrisci,
tutta la vita odiando con ferocia
e tenendo in dispregio questo

ALEKSANDR ALEKSANDROVIČ BLOK

Tra miti


Confinano i miei giorni
con la voglia di scostare,
il telo nero della notte
per scoprire se le stelle, poi
galleggiano davvero.
Accarezzo i vecchi giorni
come fossero le gote
di sfiniti cuori morsi
e rimorsi da rimorsi.
Affronto ogni risveglio
con lo sguardo della talpa
che intuisce là un lucore
ma non ne coglie appieno il nesso;
e m’ammanto di mistero
per nascondermi nell’ombra
con la voglia immacolata
di una vita tenebrosa.
Così volo,
dietro il telo della notte
a imbrogliare un po’ le stelle.
Volo,
tra le quinte della notte
per appendere altri soli;
per illudermi e pensare
che galleggiano davvero.
Qui punteggio, a piacimento
qualche nuovo firmamento;
stringo in pugno tutti i quanti
poi li getto come dadi
per scommettere sul cosmo,
azzardare aberrazioni.
Infine fuso,
in questo cronotopo
sposo solchi di comete,
intaglio un arco al Sagittario
e m’acquerello mio fondale.

Flavio Zago