Preludio

Contrasti
tasti in bianco e nero
musica questo respiro
che sfiora corde invisibili

Nel pensiero sfumano note
d’un delirio sottile
battiti e cuore
percepiscono l’aria

Ogni suono profuma di te
nello spazio immoto del tempo
scandisce intervalli
attese che sono preludi.

astrofelia franca donà

I verbi

ci passano in rassegna
con pronuncia sardonica c’immettono
tra le papille gustative e le corde vocali
ci scrivono le azioni sillabate nel registro dei segni
ci mettono la pen(n)a tra le mani
a tatuarci le tacche dei mattini
o matte dei tacchini (piccole libertà d’amanuensi)
ché veramente seri sono pochi

ci prescindono
come i pifferi che invece di suonare…

ci trattengono quando ci destiamo
dagli assetti (anche affetti) supini
ci tossicchiano intorno balbuzienti
ci rendono refusi inadempienti alle minime regole
ortostatiche
non ci reggiamo in piedi
e loro ci propinano levare andare fare dire ingurgitare
e noi
– verbicitanti, occhi lucidi –
lessicodipendenti incontenibili
ci siamo arresi e ci scriviamo addosso.

il medico prescrive: un cucchiaio di silenzio
lontano dai tasti

Cristina Bove

Le parole

Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;
le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;
le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;
le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambrocche e accolte
con furore di plausi e
disonore;
le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute

EUGENIO MONTALE

Cuore blu

In te, una semplice maglietta
ma col profumo del desiderio
una sintonia di sguardi d’oltremare
d’indaco rivestiti.
In te parole mai esistite
inventate solo per me
come corde di violino
tasti di un pianoforte
parole da far vibrare i sensi
fino a tingere di blu il cuore
come cielo trapuntato di stelle.
In te quell’attimo di follia
di lecita trasgressione
che trasforma case in castelli
coperte in tessuti di broccato.
In te filigrane di coralli e perle
guglie di merletti
elevate al cielo
come braccia alzate dopo una rosa rossa.
In te nuvole di spuma
prati viola profumati di lavanda.
In te fughe repentine
dove la realtà cede il posto al sogno.
Il mio.

Sandra Greggio

Dedica a mio padre

Non te l’ho mai detto, ma
ti attendevo sempre al ritorno del tuo lavoro
nascosta nel balcone della nonna
sotto casa parcheggiavi il tuo camion
insieme alla tua stanchezza

il luccichio delle stelle
il chiarore della luna d’estate
le luci dei lampioni
riflettevano lucenti sulle spalle tue marmoree
abbronzate dal sole cocente del dì passato
e a me apparivi come il più bel papà del mondo

non te l’ho mai detto, ma
quando abbracciavi la tua fisarmonica
mi sentivo vibrare tutta di allegria e
paziente attendevo il tuo inizio

vrum-m-m- vram-m-m-

veloci scorrevano le dita sui tasti
e inizio aveva il tuo pezzo forte
e io mi incantavo al mio bel papà

non te l’ho mai detto,ma
quando tornavi dalla caccia con il fucile sulle spalle e
i leprotti a testa in giù, e le beccacce dondolante ai fianchi,
forte e sicura mi sentivo a guardare il mio papà

e oggi ancor di più
sei sempre il mio bel papà

Rosy Giglio

Silente un piano

 
Nell’angolo più oscuro,
accosto a una parete,
giaci dimenticato,
ambisci le mie dita.
.
Vibravano le corde,
per rapide carezze,
 gemmavan melodie,
fondendosi con l’aria.
.
Ora sugli spartiti
le chiavi di violino
son punti di domanda
su ciò che fu il passato.
.
Ed era in tempi lieti
che davi le tue note,
sorte da sentimenti
e dolcemente amate.
.
Così resta il ricordo
con forte nostalgia,
per ciò che più non torna,
pensosa anima mia.
.
Ma quella tua presenza
mi rassicura ancora.
Centellino speranza
che cresce d’ora in ora.
.
Ritornerò a sfiorare
quei tasti neri e bianchi.
 Quei suoni, nel lor volo,
profumeranno il tempo,
l’anima addolciranno.

Piero Colonna Romano

Dov’è finita

 

Dov’è finita la memoria del tempo antico,
di una piccola storia appena nata
e mai completamente sbocciata ?
Sono spariti i momenti delle risate,
quando il vento che abbracciava il vuoto
portava confidenze e dolci parole.

E la complicità dove s’è persa?
Sembrava un canto alla vita
nel camminare giorno dopo giorno
affiancati seppur lontani,
come bambini che si tengono per mano
nell’attraversare un’impervio sentiero,

dove rovi colmi di spine pronti a lacerare la pelle
inaridivano al solo sentire il calore
emanato dalle promesse pronunciate
con fiato che, come canto attraversava il mondo
per arrivare all’orizzonte dove l’azzurro del cielo
incontra il mare per fare l’amore.

Dov’è finita l’alchimia della poesia?
Quella racchiudeva come antico manoscritto
le note per far vibrare i tasti di un piano,
svuotare la mente, far scorrere la vita all’infinito
lasciando viva solo la memoria
racchiusa nello scorrere del tempo.

Dov’è?…

Patrizia Mezzogori

La pallida pianista

L’eburnee piccole mani
fuggivano lievi, correndo,
fremendo sui lucidi tasti
volavano. Sfiorata. Dalle agili,
magiche dita destata dal sonno
la bianca tastiera vibrava
di garrule note in tripudio
nell’aria commossa con mille
faville qual vivida fiamma
salivano, ardenti tremavano
un attimo breve,  poi lieve
di suoni una pioggia fatata
dorata pareva  discendere,
dall’alto e al cuore fluire,
fasciarlo radiosa in morbido
e tenue calore.
–                                Il mio sguardo
immobile era fisso nel dolce
carissimo viso. Vedevo
la pallida fronte, gli intenti,
sereni occhi suoi, le gote,
le labbra rosate, i bruni capelli
fulgenti in un’ala di luce …
Armoniosa arcana dolcezza
mai conosciuta sentivo salire
nell’anima muta, vaporosa
sfumare nell’eco di tremuli
suoni: nel vuoto, nel nulla
d’intorno svanivano tutte
le cose. Poi sùbito, tacque
improvviso il soave concènto
e leggère fuggendo sull’ali
del vento le ultime note,
volse su me le sue grandi
pupille e in quell’attimo,
incanto d’un’ora divina,
mi parve rivivere tutto.

Paolo Santangelo

Ti amo tango


Tango.
Amore
passione, irresistibile
struggente,
maliardo incateni sentimenti, corpi,
nascondendoli nella tua sensualità
per poi liberarli in melodie possenti
ti amo tango
affondano sui tasti le dita
che scivolano dentro il rosso dei tuoi ritmi
e l’indice svetta
per ribollire seducente
ti amo tango
sei l’ardore dei miei sensi
il profumo del mio respiro
sei l’impeto del mio cuore
prendimi, ti desidero
avvolgimi nella tua passione
e ti  ballerò
sensuale struscerò
fra i tuoi passi ardenti
abbandonandomi nel tuo casquet
ti amo tango

Rosy Giglio

Published in: on ottobre 14, 2010 at 07:07  Comments (5)  
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