Ibernazione cibernetica

Esproprio emozioni accettazioni intenzioni
appropriazioni di parole in eliminazione
parole negligenti incontrollate
incontrollabili
scritte nel vuoto sotto al bianco
dilapidate nel non senso cibernetico
sbattacchiate come puttane da tastiera
parole urlate che nessuno sta a sentire
tanto non distinguono l’acca dalla ti amo!
licito parole
all’incanto
senza musica
senza crusca separata dal georgofilo
senza sapere se siam muti o se siam qua ad ammazzar
villani
Mon amour penace
c’est mon terrifiant mot
che più mi scappa sorbite adulazioni
da pentagramma parolaio sgrammaticato
rannicchiato computista inebetito
d’interazioni vidimazioni
animazioni
vibrazioni
inibizioni…
inazione…

Interruzione dispositivo remoto in ibernazione dell’utente…
anche i morti può succedere che rispondano…

Enrico Tartagni

Così…

un sunto, unto di percettibilità
infangata di bugie utopiche provate
qualche tempo fa.
s-poesata di poesia,
anche sulla tastiera dove batto
(e non come inchiostro mancante
al mio esser circonferenziata di pensieri
su semplice carta bianca)
per la fretta, per la mania d’estrarre

oro colato guardato come ferro fuso
nella dimenticanza arrugginita
di ciò che si pone
al di sopra d’un io da sembrare a tutti i costi

dove c’è il sole c’è anche ombra
accigliata all’angolo d’un albero
dove osservare il movimento personale
della terra avvoltolata,
dal proprio ego

troppo l’essere al centro
troppo esagerato il movimento
vorticoso in giustificazione
lampante d’una lingua che scrive
di proprio tempo in assonanze
da interpretare

ma adesso prendo l’ombrello
per camminare ascoltando
il ticchettìo della pioggia
(ma no. adesso vado ad ascoltare
la pioggia chè l’essere umano
strilla solo le proprie capacità aggiuntive
senza la preoccupazione
di come puoi stare tu,
povera scema d’una Giovanna D’Arco
d’altri tempi)

Cerco la semplicità nel cuore
delle parole tradotte da una scatola.
Trovo presupposti opposti
al desiderio di conoscenza.

Glò

Castoro (Ricordi catturati)

 
Non trovo il punto interrogativo / come faccio / a togliermi d’impaccio / è tremenda questa / tastiera  di computer / e adesso tutto il mondo è in mano a loro!
Senza scrupolo alcuno / uccidono Natura
i loro interessi di crescente oro.
Fittizio bluff:  mai  un’epoca intrigante come questa,
coi  microchips, surrogano la scienza / nascosta col tempo senza tempo / ci fanno credere ciò che voglion loro.
Meno di nulla / quello che accompagna / la  vita dell’indomito castoro.
Dal nulla senza nulla siam venuti e, ricordando niente,
ci si appresta, senza equivoco alcuno, alla Gran Festa.
Finale  d’altri  tempi di altri luoghi,  anticipo di sogni
mai vissuti,  strani ricordi che non passan mai,  
né intelligenza rendon manifesti.
Ma manifesti a chi,  se non son nati,  passanti
d’ogni volta e d’altri lidi,  passanti che, continuamente infidi,  
ricordano la vita ad altri cuori.
E giunge – giorno dopo giorno – l’esperienza  del sempre,
sempre in cadenza simile,  indelebile, che  scivola nel vento
ad ogni vita.
Grama nei più.  Per tutti l’esperienza in quel tratto di penna
di . . . chi non vuol morire. Paradossale:
perché  non  siamo  nati  mai, e mai morremo, eterni,
in ogni forma di tempo.  Non certi di certezza,  né di vaghe blandizie,  ci avviciniamo in relativo lento,  decadimento  umano come lieve carezza.
Lesta,  e vicina,  Festa Grande è la nostra,  terminale,
vibra lasciando fuori dell’Essere, di tutti noi,
la cenere.

Paolo Santangelo

La carezza

La carezza dell’anima
se il cogliere di me
un’intesa.

Filo sottile
che mi lega
dove non esisto
e la parola mai
il suo focolare.

Io
libera di essere
con le mie dita
sopra a una tastiera,
se affacciarmi o meno
l’istante di un pensiero
lo decide
(mio soltanto)

nè occhi e mani
a sfiorare
dove un bisogno muore
….e mi cullo in un intrigo esotico
di una carezza innaturale.

Beatrice Zanini

Published in: on aprile 2, 2011 at 07:46  Comments (5)  
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La pallida pianista

L’eburnee piccole mani
fuggivano lievi, correndo,
fremendo sui lucidi tasti
volavano. Sfiorata. Dalle agili,
magiche dita destata dal sonno
la bianca tastiera vibrava
di garrule note in tripudio
nell’aria commossa con mille
faville qual vivida fiamma
salivano, ardenti tremavano
un attimo breve,  poi lieve
di suoni una pioggia fatata
dorata pareva  discendere,
dall’alto e al cuore fluire,
fasciarlo radiosa in morbido
e tenue calore.
–                                Il mio sguardo
immobile era fisso nel dolce
carissimo viso. Vedevo
la pallida fronte, gli intenti,
sereni occhi suoi, le gote,
le labbra rosate, i bruni capelli
fulgenti in un’ala di luce …
Armoniosa arcana dolcezza
mai conosciuta sentivo salire
nell’anima muta, vaporosa
sfumare nell’eco di tremuli
suoni: nel vuoto, nel nulla
d’intorno svanivano tutte
le cose. Poi sùbito, tacque
improvviso il soave concènto
e leggère fuggendo sull’ali
del vento le ultime note,
volse su me le sue grandi
pupille e in quell’attimo,
incanto d’un’ora divina,
mi parve rivivere tutto.

Paolo Santangelo

Sinfonia

Paiono assopite, tranquille
riposano le mie palpebre
stanche di sostenere il mondo
macigni di nubi grevi
destini di tuoni
fulmini, destini di pioggia
di vento di neve.
Palpebre affamate
in attesa del sogno
del tocco rapido e lieve
delle tue dita in passo di danza
sulla tastiera del mio guardare
del desiderio della tua musica
sempre uguale, sempre diversa
come le onde del mare
che in chiave di spuma
prodezza bianca senza parola
materne cullano il canto delle sirene.

Kinita e Marcello

Stranariva

la notte
schermo d’acqua
non c’era ghiaia
soltanto una tastiera
sul bavero del sonno.
Raccoglievo le briciole degli anni

Cristina Bove

Published in: on aprile 15, 2010 at 07:33  Comments (7)  
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Loro ci sono

Prestami un piccolo mantice
a sbuffo
da farne un vento zefiro
labbra di ciano tinte
scivolare
su profili di vetro

intanto scrivo
sulla tastiera l’ansia mia sonnambula
in diretta

si accoglie e ci si abbraccia
altrove
nel mio letto di ghiaccio e di scintille
incorniciata a stille segnatempo
dormire è un fuori-gioco

ma l’amicizia sa come arrivare
all’anima mia incredula
con spartiti di musicheparole
e d’improvviso
intorno a me la fiamma
ha mille braccia a riscaldarmi

e vivo.

Cristina Bove

Published in: on dicembre 11, 2009 at 07:20  Comments (7)  
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