Fettuccine fatte in casa

Prendi la farina, passala al setaccio:
se ne scende a pioggia sopra il tavolino.
Fanne un bel mucchietto, aprilo nel centro,
prendi quattro uova, scarta via la chiara
e nel cerchio vuoto, metti dentro i tuorli.
Prendi dall’esterno sempre più farina,
mischia tutto quanto, spruzza sale e acqua,
ora impasta il tutto,  fai che si compatti.
Appallotta bene…Giù un po’ di farina,
dai con palme e pugni, fin che è sagomata
una pasta gialla, tutta amalgamata.

Con il mattarello stendi quell’impasto,
finché non diventa una sfoglia tonda
sempre più sottile, dai con la farina
perché non si attacchi; stendi….stendi ancora!

Quando questo è fatto, bada alle tue dita,
mentre col coltello…tagli a fettuccine,
e stai pregustando la prelibatezza.

Metti il calderone sopra il fuoco acceso.
Quando l’acqua bolle, butta giù la pasta,
finché poi il camino te la rende cotta:
pronte da mangiare, le tue fettuccine.

Nell’insalatiera mettile a condire
col già preparato sugo d’oca, e gira…
Metti il parmigiano…gira, gira, ancora.
Poi con due forchette, tira su…e servi
dentro i piatti fondi che son li in attesa
mentre dalla bocca…esce l’acquolina…

Armando Bettozzi

Poeti di fiducia

 
Abbiamo traversato
150 anni
narrati dai poeti
italiani: evvviva!
Emozionanti scritti,
fiumi folli palloni,
dilanianti poesie,
illustrazioni d’oro,
salti saettanti vite,
sterili accattivanti
promesse dentro albe
in fretta tramontate.
Animazioni colte
non so se ben raccolte
oppur se in sogno accolte:
certo la vita regge,
ma come regge, fugge?
Il popol del Cantiere
starà al tavolino
per un gelato caldo
siccome noi vorremmo
che questa nostra Italia
svegliassesi dal sonno:
oh quante amare pillole
i vati han combattuto,
facciam piazza pulita
lecchiamoci le dita
e su a governare
vogliam ora mandare
Poeti di Fiducia!
Si risvegli il Cantiere
e il Verbo Scintillante
penetri dappertutto:
riavrem l’Italia Nuova
e un Buon Paniere d’Uova!

Sandro Sermenghi

Azzardo

Azzardo stamani e affido
alla moneta gettata nell’ azzurro
dei piani di sopra
il velo indossato raramente
per le cerimonie di fine marzo
si bruciano i vestiti consunti
dei pensieri
e s’asciugano le ali
rimaste nel vecchio baule
o delle nuove si ricamano
con fili di vento.

Azzardo dei miei piedi, i passi
verso un dove incurante
delle opzioni prese al tavolino
e mi lascio cingere alla vita
dai ticchettii dintorni
i germogli nuovi, serpeggiarmi
lungo il collo come edera fertile
e nella schiena si scrollano
i giardini d’inverno disabitati
dalle farfalle

Azzardo e mi tuffo
nell’orizzonte di fronte.

Anileda Xeka