Il momento più difficile

della vita
È credere che al di là del nulla
ci sia qualcosa
che ci aspetta.
Lasciare cadere tutto
mettere sul tavolo
le carte non giocate:
Asso di cuori
ci son stati dei dolori.
Re di picche
ne ho fatte
di cose brutte.
Donna di fiori
sorridi
e passeranno
i colori.
Jack di quadri
sei la carta
che mi rimane.

Cristiana Calonaci

Published in: on luglio 9, 2012 at 07:40  Comments (5)  
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Amore senza età

Se questo amore non conosce età,
io giocherò con te la mia partita.
Sul tavolo verde della tua giovinezza,
punterò tutto il mio passato di uomo,
il mio quieto e noioso presente.
Sarai il mio dubbio e la mia certezza
dopo il tempo del dolore e del silenzio.
Sarò il tuo capriccio di un momento
fatto di voglia di essere amata fino
a quando il vero amore ti cercherà.
Per te risveglierò quell’amore che
per troppo tempo ho dimenticato
pensando che il suo tempo fosse finito.
Sarai il mio immenso dolore urlato
quando il tempo dell’illusione finirà
e di te sentirò il profumo su un cuscino
che stringerò a me senza odiarti.
Sarai, se vuoi, il sole dei miei giorni nuovi,
quello che quando su di me tramonterà
mi consegnerà alla notte dei rimpianti.
La prima alba dopo di te non mi troverà
ad aspettarla sperando di trovarti accanto.
Tornerò nel crepuscolo lento dell’età mia
conservando il tuo breve e caldo raggio
che avrà dato vita al nostro tempo breve,
alla mia dannata e voluta illusione.

Claudio Pompi

La stanza

 
Se sto qui, è come una piccola lucciola della sera.
Qui, con la piccola luce dal collo rosso
che si piega al tavolo,
ed il bicchiere bianco
ed occhiali e libri
e i fogli sparsi dei condomìni
.
Come può una stanza
freddarmi nel cuore?
.
Cosa può freddarmi
questa madre
mia matrigna del nuovo
che sa bene in cuor suo
la mia stanca speranza?

Antonio Blunda

Published in: on giugno 3, 2012 at 06:52  Comments (4)  
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Giocai col sole

Quasi piena,
l’estate romana
inondava di luce la mia cucina.
Perfetti raggi,
dalle fessure della serranda a metà
s’andavano a sdraiare sul grigio del tavolo.

Per un po’
mi piacque mettere le mani
sotto quella pioggerella di sole.

Mi incuriosiva
la repentina variazione di tono
dei nastrini di luce sulle dita
che muovevo
senza un preciso ordine
e al solo scopo di farne loro preda.

Che stupido!

A quei bagliori di vita
era da porgere il cuore.
Chissà! Forse avrebbe avuto un sussulto.

Aurelio Zucchi

Dippold l’ottico

            

            DIPPOLD THE OPTICIAN

What do you see now?
Globes of red, yellow, purple.
Just a moment! And now?
My father and mother and sisters.
Yes! And now?
Knights at arms, beautiful women, kind faces.
Try this.
A field of grain – a city.
Very good! And now?
Many womens with bright eyes and open lips.
Try this.
Just a globet on a table.
Oh i see! Try this lens!
Just an open space – i see nothing in particular.
Well, now!
Pine trees, a lake, a summer sky.
That’s better. And now?
A book.
Read a page for me.
I can’t. My eyes are carried beyond the page.
Try this lens.
Depths of air.
Excellent! And now?
Light, just light, making everything below it a toy world.
Very well, we’ll make the glasses accordingly.

§

Che cosa vedi adesso?
Globi rossi, gialli, viola.
Un momento! E adesso?
Mio padre, mia madre e le mie sorelle.
Sì! E adesso?
Cavalieri in armi, belle donne, volti gentili.
Prova queste.
Un campo di grano – una città.
Molto bene! E adesso?
Molte donne con occhi chiari e labbra aperte.
Prova queste.
Solo una coppa su un tavolo.
Oh, capisco! Prova queste lenti!
Solo uno spazio aperto – non vedo niente in particolare.
Bene, adesso!
Pini, un lago, un cielo estivo.
Così va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggimene una pagina.
Non posso. I miei occhi sono trascinati oltre la pagina.
Prova queste.
Profondità d’aria.
Eccellente! E adesso?
Luce, solo luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo.
Molto bene, faremo gli occhiali così.

EDGAR LEE MASTERS

Quando appassiscono le foglie dell’anima

intrappolate stanno in un solo corpo
due teste che pensano in lingue diverse
due cuori stranieri.

ci avanziamo scavalcandosi nella maniera
più spontanea

e seduti nello stesso tavolo di insulti che
si sovrappongono irrimediabilmente ad ogni fiato
che sa di grazie e gentilezza

ceniamo con gli avanzi colpe che scagliamo
in abbondanza con la pretesa di doverci
giustificare solo per le colpe non commesse.

quando appassiscono le foglie dell’anima
specialmente quando arriva la notte
e anonime paiono tutte le cose

persino tu che ti lamenti che per colpa mia non dormi
che qualche ora ed
io che non vedo che una notte infinita fatta di molte
notti passate insonne e altre
quanto

mi tormentano sulla pelle
i lividi che si moltiplicano di continuo
del mio ennesimo fallimento.

Anileda Xeka

Lentamente muore

A MORTE DEVAGAR

Morre lentamente quem não troca de idéias, não troca de discurso, evita as próprias contradições. Morre lentamente quem vira escravo do hábito, repetindo todos os dias o mesmo trajeto e as mesmas compras no supermercado. Quem não troca de marca, não arrisca vestir uma cor nova, não dá papo para quem não conhece. Morre lentamente quem faz da televisão o seu guru e seu parceiro diário. Muitos não podem comprar um livro ou uma entrada de cinema, mas muitos podem, e ainda assim alienam-se diante de um tubo de imagens que traz informação e entretenimento, mas que não deveria, mesmo com apenas 14 polegadas, ocupar tanto espaço em uma vida. Morre lentamente quem evita uma paixão, quem prefere o preto no branco e os pingos nos is a um turbilhão de emoções indomáveis, justamente as que resgatam brilho nos olhos, sorrisos e soluços, coração aos tropeços, sentimentos. Morre lentamente quem não vira a mesa quando está infeliz no trabalho, quem não arrisca o certo pelo incerto atrás de um sonho, quem não se permite, uma vez na vida, fugir dos conselhos sensatos. Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não acha graça de si mesmo. Morre lentamente quem destrói seu amor-próprio. Pode ser depressão, que é doença séria e requer ajuda profissional. Então fenece a cada dia quem não se deixa ajudar. Morre lentamente quem não trabalha e quem não estuda, e na maioria das vezes isso não é opção e, sim, destino: então um governo omisso pode matar lentamente uma boa parcela da população. Morre lentamente quem passa os dias queixando-se da má sorte ou da chuva incessante, desistindo de um projeto antes de iniciá-lo, não perguntando sobre um assunto que desconhece e não respondendo quando lhe indagam o que sabe. Morre muita gente lentamente, e esta é a morte mais ingrata e traiçoeira, pois quando ela se aproxima de verdade, aí já estamos muito destreinados para percorrer o pouco tempo restante. Que amanhã, portanto, demore muito para ser o nosso dia. Já que não podemos evitar um final repentino, que ao menos evitemos a morte em suaves prestações, lembrando sempre que estar vivo exige um esforço bem maior do que simplesmente respirar. Somente a perseverança fará com que conquestemos um estágio pleno de felicidade.

 §

Lentamente muore chi non cambia idea, o discorso,

ed evita le proprie contraddizioni.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno lo stesso tragitto e gli stessi acquisti al supermercato,

chi non cambia la marca,

chi non rischia e non cambia colore dei vestiti,

chi non parla e chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru e la sua compagna quotidiana.

Molti non possono comprare un libro o un biglietto del cinema,

ma molti possono, e tuttavia si alienano davanti ad un tubo di immagini

che porta informazioni ed intrattenimento ma non dovrebbe,

con appena 14 pollici, occupare tanto spazio in una vita.

Lentamente muore chi evita una passione,

chi preferisce nero su bianco e i puntini sulle “i”

piuttosto che un vortice selvaggio di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo

quando è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza,

per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita

di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge e chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’autostima

magari per la depressione,

che è malattia seria che richiede un aiuto professionale,

e poi muore ogni giorno

chi non si lascia aiutare.

Lentamente muore chi non lavora e chi non studia,

e nella maggior parte dei casi non è una scelta, bensì un destino:

quindi un governo latitante può lentamente uccidere una buona parte della popolazione.

Lentamente muore chi passa i giorni a lamentarsi

della propria sfortuna o della pioggia incessante

rinunciando ad un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Molte persone muoiono lentamente,

e questa è la morte più ingrata e traditrice,

perché quando sta arrivando veramente, siamo già troppo impreparati

a passare il poco tempo rimanente, e così domani

è troppo tardi per essere il nostro giorno.

Dal momento che non possiamo evitare una fine improvvisa

evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che esser vivo

richiede uno sforzo di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

Soltanto la perseveranza porterà

al  pieno raggiungimento della felicità.

MARTHA MEDEIROS

Nè mistero nè dolore

Né mistero né dolore

né volontà sapiente del destino:

sempre quell’incontrarci ci lasciava

l’impressione di una lotta.

Ed io, indovinato dal mattino

l’attimo del tuo arrivo,

percepivo nei palmi socchiusi

il morso leggero di un tremito.

Con dita arse sgualcivo

la variopinta tovaglia del tavolo…

Capivo fin da allora

quanto è angusta questa terra.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Resa dei conti

Annegare poesia in un pub per soli uomini
quelli con solo un tavolo davanti
senza orizzonte, al massimo un separé.

Attorcigliarsi come edera alla vite
a succhiare il nettare in fermentazione
e coprire i grappoli agli occhi degli esperti.

Perdersi in maschera attorno ad un tabù
girando e cantando canzoni sconce
alla prima occasione da trasformare in pianto.

Agitare fantasmi per confondere la via
movimentare il nulla della nostra pochezza
costruire una fiaba senza armatura.

Guardarsi negli occhi nella pozzanghera
senza vedere che cielo sporco.

Lorenzo Poggi

Silenzio

Il ronzio del silenzio invade i miei pensieri
si animano come marionette
recitano il loro passato
Il mio futuro incerto.
Pensieri vani sulle ali della vita
trasportati dal fato
Insonnia inutile
per ricordare eventi trascorsi
di gioie ormai appassite
Petali sparsi sopra un tavolo
impolverato dal tempo

Gianna Faraon

Published in: on maggio 1, 2011 at 07:34  Comments (5)  
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