Quando sarò ricordo

Quando sarò ricordo
non avrai di me nemmeno il volto
ti rimarranno parole
di polvere lieve e di silenzio
sparirò dalle tue mani
come una sigaretta in più
che si fa lenta spirale di fumo
Non potrai più vedermi
né bere ancora il mio sorriso
e sarà perso in quelle dita
per sempre il mio calore
come in una tazza vuota
del tuo caffè americano
Quando sarò ricordo
ti resterà il barlume freddo
di un’alba senza voli
e dentro quella voce strana
di qualcuno che ti amava
e ancora non sai come
e ancora non sai quanto
Udrai chiamare un nome
perdersi lontano e fioco nell’invocare
invano il lume di un tuo sguardo
e forse potrai sentire le mie labbra mute
baciarlo ad occhi chiusi e spenti
anche quel tuo ultimo rifiuto

Fabio Sangiorgio

Tempo

Una vecchia lanetta
una tazza ancora calda
un gomitolo come compagno
una croce sul letto
Attraverso le lenti un po’ sporche
guardi e riguardi foto e ricordi
mescoli sorrisi e rimpianti
rivivendo la vita
con una lacrima in più.

Sandro Orlandi

Published in: on settembre 13, 2011 at 06:57  Comments (9)  
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Filo

Cuore
mio
devo riprendere
a tessere
ritrovare le fila
di passeggiate
tra noi
dentro
una tazza caffè
immaginare la tela
radiosa del futuro
ed essere
così virtuosa
da non aspettare più
nessun
Ulisse
piuttosto imparare
tutte
le lingue del mondo
per gridare il mio
dolore
fino in fondo
e poi
risalire come da un pozzo
verso la vita che
è il pane da comprare
ed il
latte fresco perchè alle femmine va bene
e la ginestra da baciare di
gocce dolci
quelle del pianto di sera
e sbattere sabbia dai tappeti
quella del deserto dentro.

Forse viene fuori
dal nostro dirci dentro
un abito
da sposa?
E Maria rispose

Cuore nel mio cuore
che mi sei
entrata
dentro
come se t’avessi conosciuto
in altre vite
io vorrei
unire il mio
al tuo dolore perchè
nonostante il tempo
che passa
non si
placa un
minuto
forse è questo mettere in fila
parole
che passano dal
cuore alla
testa alle mani
che ci unisce più del sangue
più del ventre
più delle
mani se fossimo vicine
io non lo so ma vorrei
il tuo dolore
per farne
pane
a sfamare
acqua a dissetare
per dare un senso
al fiore e
alle api
a figli voluti a quelli negati
alla vita come alla morte
per
continuare
a vivere
senza farmi altro male

Tinti e Maria

Sempre nuova è l’alba

Non gridatemi più dentro,

non soffìatemi in cuore

i vostri fiati caldi, contadini.

Beviamoci insieme una tazza colma di vino!

che all’ilare tempo della sera

s’acquieti il nostro vento disperato.

Spuntano ai pali ancora

le teste dei briganti, e la caverna –

l’oasi verde della triste speranza –

lindo conserva un guanciale di pietra…

Ma nei sentieri non si torna indietro.

Altre ali fuggiranno

dalle paglie della cova,

perché lungo il perire dei tempi

l’alba è nuova, è nuova.

ROCCO SCOTELLARO

Nymphaea lotus

Segretamente vivo la verità dei pesci
un mondo dove l’acqua mi regge
e il tempo è niente.
Un mondo dove il solo perimetro è un’ellisse
e come una clessidra sei tu
quando mi vieni, con la mia tazza della domenica
e un ulivo.
A dirmi che una bella figura faccio ancora,
e che restarmi addosso sa di ciliegie al sole.

Massimo Botturi

Published in: on aprile 1, 2011 at 07:08  Comments (6)  
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Il consiglio

EL CONSEI

Fora la primavera
a cambia so temp
con lòsne e tron
mentre a jè chi s’la spassa
a  beiv e a sganassa
e chi a fa’ na vitassa
sensa na broca da ciucé

I vardu  cola brunassa
che da n’ora ambelessi a passa
e mi per rompe la giassa
am dagu da fe’

Su dame da’ment ‘
l’è mac na bagassa
ca cerca al merlot
laste nen angabiolè

A jè  edcò chi a s’cerca
chi a s’lassa, chi a s’odia
chi a s’massa
per la grana o per la rassa
o sensa un perchè

vive come a n’ piassa
a l’è mej piela pi bassa
penso c’ha sta mej
chi a s’rilassa
davanti u-na tassa
sètà andrinta a ‘n cafè

§

Fuori la primavera
si trasforma
con lampi e tuoni
mentre c’è chi se la spassa
a bere ed a ridere
e chi fa una vitaccia
senza succhiare un chiodo

Io guardo quella brunaccia
che da oltre un’ora da quì passa
ed io per rompere il ghiaccio
mi metto a darmi da fare

Su dammi retta
è solo una bagascia
che cerca il merlotto
non lasciarti ingabbiare

C’è anche chi si cerca
chi si lascia, chi si odia
chi s’ammazza
per la grana o per la razza
oppure senza un perchè

Vivere come essere in piazza
è meglio prenderla più bassa
penso stia meglio
chi si rilassa
di fronte ad una tazza
seduto dentro un caffè.

Marcello Plavier

Across the Universe

Words are flowing out like endless rain into a paper cup,
They slither wildly as they slip away across the universe
Pools of sorrow, waves of joy are drifting through my open mind,
Possessing and caressing me.
Jai guru deva, om
Nothing’s gonna change my world,
Nothing’s gonna change my world.
Nothing’s gonna change my world.
Nothing’s gonna change my world.

Images of broken light which dance before me like a million eyes,
They call me on and on across the universe,
Thoughts meander like a restless wind inside a letter box
They tumble blindly as they make their way
Across the universe
Jai guru deva, om,
Nothing’s gonna change my world,
Nothing’s gonna change my world.
Nothing’s gonna change my world.
Nothing’s gonna change my world.

Sounds of laughter shades of life are ringing
Through my opened ears inciting and inviting me
Limitless undying Love which shines around me like a
million suns, and calls me on and on
Across the universe
Jai guru deva, om,
Nothing’s gonna change my world,
Nothing’s gonna change my world.
Nothing’s gonna change my world.
Nothing’s gonna change my world.

Jai guru deva
Jai guru deva
Jai guru deva
Jai guru deva

§

ATTRAVERSO L’UNIVERSO

Le parole stanno scivolando fuori come una pioggia infinita in una tazza di carta
Scivolano selvaggiamente e si disperdono nell’universo
pozze di dolore, onde di gioia alla deriva nella mia mente aperta
possedendomi e accarezzandomi
Jai guru deva om.

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Immagini di luci spezzate danzano davanti a me come milioni di occhi
Mi chiamano attraverso l’universo
Pensieri vagano come un vento irrequieto dentro una cassetta della posta
Cadono alla cieca mentre seguono la propria strada attraverso l’universo
Jai guru deva om.

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Suoni delle ombre ridenti dell’amore fischiano attraverso le mie orecchie aperte
Incitandomi e invitandomi
Amore senza limite e senza fine che splende attorno a me come un milione di soli
Mi chiama attraverso l’universo
Jai guru deva om.

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Jai guru deva om,
Jai guru deva om,
Jai guru deva om…

PAUL MC CARTNEY E JOHN LENNON


Quasi quarantacinque scalini

Qui, sul principio alle cose
notte oliva.
Rumore di una carta di pane arrotolata
di due stoviglie in cura alla borsa
lui che prende, quasi quarantacinque scalini
alla corriera.

Non sa del mio silenzio alla tenda americana
del lume al cucinino
sopra la tazza sporca,
fiammiferi che il freddo ha chiamato come i morti.
Lui sa del campanile sul polso a ogni operaio
che far l’amore stanca
e bisogna pur mangiare.

Massimo Botturi