A Pontremoli con Anna

 

 
a Pontremoli con Anna
nella casa di nonna
.
chi ha ancora la casa di famiglia
e mi accoglie mi piglia
.
è un po’ la casa che sogno, ora mi accorgo
non è una fantasia ma un ricordo
.
nel sogno sono con mia sorella
invece ero con te Anna bella
.
ha lasciato un segno così profondo
quello stare assieme a tutto tondo
.
pittura o scultura eravamo artiste
ora a Londra che fai
hai una bambina che si chiama Viola
io qua sono un po’ triste
.
per il tempo che non vola
ma s’incrosta e resiste
.
i quadri di tutti i colori nella tua soffitta
era come quella di Paoli “La gatta”
.
tuo padre in viaggio jazz e Chagall
noi a Bologna nel salotto azzurro
tua madre in cucina ci faceva il te
.
Anna che sei a Londra, Anna bionda
.
Anna dagli occhi verdi
amiche per sempre, Anna che non ti perdi
non mi perdi
Anna col tuo compagno, e io… che sogno 

azzurrabianca

La favola della formica

LA FÔLA DLA FURMÎGA

Laboriåuśa furmighéina
ch’la zarchèva na granléina
da purtèr ai sû fradî,
vagabånda la s truvé,
da un udåur calamitè,
dàntr a cla pastizarî,
źà str’äl schèrp di luvigión
ch’sursegièven tè ai limón
cån di cràfen pén éd cramma.
Mänter śvélta la bdalèva
brîśl in tèra la biasèva
sanza avàir inciónna tamma:
cum l’é bôna la vanégglia,
la pensèva in śguźuvégglia,
e la pâna… che savåur!
Mo inpruvîś e inprevedébbil
un scarpån cme un diriźébbil
ai stianché ahi! che dulåur
zamp ed anc sànza cuntrôl,
pî, antànn, ucèl e dént
e dla bici i muvimént!
Lî la tgnèva sänpr al còl
par furtóuna al celulèr
ch’al s’inpié par psàir ciamèr
Prånt Sucåurs/TAC dal 118
che a Vigåurs tótt int un bòt
al la fé ricoverèr:
lé i fénn pió d na puntûra,
pò una sèna medgadûra
e a la fén la muradûra.
La morèl l’é quassta qué:
mâi fidèrs ed zért udûr
ch’i én såul turlupinadûr,
méi na mécca ed pan stinté
cån na gåzza d’aqua pûra
che un bignè… cån la fratûra!

§

Laboriosa formichina
che cercava una granellina
da portare ai suoi fratelli,
 
vagabonda si trovò,
da un odor calamitata,
dentro quella pasticceria,
 
giù fra le scarpe dei ghiottoni
che sorbivan tè ai limoni
con dei krapfen pieni di crema.
 
Mentre svelta pedalava
briciole in terra lei masticava
senza aver nessuna tema:
 
com’è buona la vaniglia,
lei pensava in gozzoviglia,
e la panna… che sapore!
 
Ma improvviso e imprevedibile
uno scarpone qual dirigibile
le spezzò ahi! che dolore
 
zampe ed anche senza controllo,
piedi, antenne, occhiali e denti,
e della bici i movimenti!
 
Lei teneva sempre al collo
per fortuna il cellulare
che si accese per chiamare
 
Pronto Soccorso/TAC del 118
che a Vigorso tutto in un botto
la fece ricoverare:
 
lì le fecer più d’una puntura,
poi una sana medicatura
e alla fin l’ingessatura.
 
La morale è questa qui:
mai fidarsi di certi odori
che son sol turlupinature,
 
meglio una mica di pane stantìo
con una goccia d’acqua pura
che un bignè… con la frattura!

Sandro Sermenghi

Caro papà i limoni

 
Caro papà i limoni
non fanno più la schiuma
quando li metto nel tè
e ci metto lo zucchero
come facevi te tutte le mattine
per noi che ci alzavamo dopo
.
non so dove sei te com’è
qua han cambiato tutto
.
il grano non fa più la semente
perché bisogna andare a comperarla
mica puoi lasciar fare alla natura
bisogna pagarla c’è il commercio di tutto
ma questo già lo sapevi da quando
piangevi per i camion di arance
rovesciati in discarica il raccolto distrutto
“con tutta la gente che muore
di fame” dicevi “in psevan brisa
derla a laur invezi ed cazerla vì!”
.
caro papà la Marisina dove lavora c’era crisi
per fortuna una ditta del nord ha comprato tutto
così lei lavora ancora
caro papà la Marisina è stanca lavora doppio
e la pensione l’han spostata chissà a quando
io aspetto tutti i giorni se mi chiamano
a scuola non ho più l’incarico tutto l’anno
la mamma sta bene lo sai credo che la vedi
anche i gemelli tutto bene
e ci vogliamo tutti in fondo sempre bene
.
caro papà dove sei tu com’è? C’è il Paradiso?
un mondo migliore almeno là!
Buon Natale papà!

azzurrabianca

Skype

Mentre brilla radiosa
l’intoccabile forma
di un luminoso sorriso
che mi trapassa il vetro e il cuore
io mi accorgo ancora
di non sapere nulla di te
e dei colori del tuo lungo viaggio
Non so i giorni e gli anni
e le operose giornate
di mattine serene
o di sere disperate
Non so i monti saliti
e le copiose acque torrenti
in cui ti sei bagnata
Non conosco le ali del maestrale
o le rotaie obbligate
che fin qui ti hanno portato
E mentre parli di mondi d’altri
e di inconsuete avventure
non so nemmeno dei canti
o dei tuoi notturni sogni
e se ti piace al latte o al limone
il tè amaro di questa nostra vita
Chissà se spegni la luce
quando fai l’amore
o ti si vede in volto
schiudersi piano il sole
e dove giace nascosta
alabastro mistero
la storia magica delle tue mani
Questa tua rara immagine
che ogni giorno mi sfugge
la so fermare solo
in quel silente specchio
ma nel guardarla tremo
mentre mi ride il cuore
e neanch’io so il perchè

Fabio Sangiorgio

Per sempre

 
Per  sempre
mia figlia che ride
una giornata di sole a Gennaio
un attimo d’ispirazione
poesia nuova e vecchio dolore.
Per sempre
una fetta di limone nel tè
la ricerca riuscita di me
due occhi innamorati nei miei
mia figlia che prega
le poesie migliori nei giorni dispari
una casa sul Lago
un uomo fedele
o solamente buono.
Per sempre
la pace nel mondo
(come sono banale,
ma ancora ci credo)
una voce amica  al telefono
io molto innamorata
compassionevole
innocente come un bambino appena nato
o un pazzo qualunque.
Per sempre
parole in movimento
ed io che le raccolgo sottovento
io che mi raccolgo sottovuoto e fermo il tempo
io che mi rassereno e faccio tutto di meno
io che metto insieme i pezzi del mio piccolo cielo
io che riesco a sentire nella città
qualcosa di buono.
Per sempre
io che finalmente
comprendo il dono del perdono
e ritrovo volti e cellule del mio sangue
sparse per il mondo.

Maria Attanasio

Una nuova aurora

Lo stridio di freni
e il gracchiare di verdi rane
uno stagno di lacrime
e il peso del tempo

orologi di sabbia
centellinare di minuscoli
granelli nella clessidra dorata

una lacrima si sofferma incredula
atroci sofferenze
nei frammenti di vita
che scorrono lenti

grani di rosario
consumati tra le dita callose
nelle preghiere
dei giorni più neri

tambureggia il cuore
accelerati i battiti aritmici
nell’affanno di vita
che ha soffiato tempeste

sguardo all’attesa
una luce limpida e chiara
un lieve sorriso

un figlio che torna
occhi sollevati al cielo
e un abbraccio di madre

il braccio elevato
il dito indica l’orizzonte
e la speranza riscuote
una nuova aurora

Maristella Angeli

Canzone dell’inverno

La mia visione è un fiore sepolto,
niente errore,
il tempo delle cose perfette ha il suo tributo
fatto di neve, ed erba infeltrita.
Così muovo
appena le maniglie d’oceano
per trovarti
piccola bolla d’aria più acerba.
Ti do baci.
Con presunzione e atti di fede,
ti do baci
sulle Venezie asciutte degli inguini,
do baci
spremuti come arance d’inverno,
sopra il nudo, che tieni come certi segreti
di nessuno.

Massimo Botturi

Inferni provvisori

sono strada di tutti
in vista come tralcio di croce
percorrermi si può se lo consente
una lingua tagliente, una lumaca
d’acqua di mezzanotte
o uno sparviero in abito da tè

mi vive dentro una malinconia
che non è della sera
né della botte vuota
ma tracimare di sconsolazione
nel tempo della resa

ho una bisaccia che pareva audace
c’erano dentro quattro virgole
una manciata di parole
perfino un asterisco
e messi insieme
potevano passare per poesia
ma non posso mentirvi, io sono stata
cresciuta dalle suore
mi hanno detto che se dico bugie
vado all’inferno appena muoio.

Perciò vedete
non mi resta scelta:
essere rea confessa d’ogni verso
ed aspettare di morirmi addosso.

Cristina Bove

Si va sparendo


Rarefazione estrema
si svanisce
non c’è calore a ricordare
odori suoni segni sulla pelle
quando si stava muti nei risvolti
di copertine intonse
a tacere di versi non ancora pensati
impronunciati dalle rime chiuse
delle labbra
siamo sfioriti nella nebbia
dei posti a vedere
mentre perdiamo i pezzi di noi stessi
la carne ch’era nata e che ci fu
sottratta
e imparammo a barare
con le stagnole spiegazzate
di carte nelle maniche
capaci di tradire i nostri giorni
al tavolo da tè.
Oppure andiamo disperati
e scalzi
spine d’acacia
il vuoto che ci assedia.

Cristina Bove

Buonanotte fiorellino

Buonanotte, buonanotte amore mio,
buonanotte tra il telefono e il cielo.
Ti ringrazio per avermi stupito,
per avermi giurato che è vero.
Il granturco nei campi è maturo
ed ho tanto bisogno di te,
la coperta è gelata, l’estate è finita.
Buonanotte questa notte è per te.
Buonanotte, buonanotte fiorellino,
buonanotte fra le stelle e la stanza,
per sognarti, devo averti vicino,
e vicino non è ancora abbastanza.
Ora un raggio di sole si è fermato
proprio sopra il mio biglietto scaduto.
Tra i tuoi fiocchi di neve, le tue foglie di tè.
Buonanotte, questa notte è per te.
Buonanotte, buonanotte monetina,
buonanotte tra il mare e la pioggia,
la tristezza passerà domattina
e l’anello resterà sulla spiaggia,
gli uccellini nel vento non si fanno mai male,
hanno ali più grandi di me
e dall’alba al tramonto sono soli nel sole.
Buonanotte questa notte è per te.

FRANCESCO DE GREGORI