Amo in te…

Amo in te l’eterno
il sorriso nel buio
gli occhi splendenti
dipinti di giada
e il tuo sospiro velato
i pensieri arrovellati
i tanti silenzi
colmi d’amore
le tue mani
di tenero fiore
e la voce che armoniosa
si compone
il tuo infinito amore
cedro e limone aspersi
ad ogni incanto
quercia e leccio
a riparar dal vento
e l’assiolo accompagna
il lento andare
ricamati passi
in un telaio a tombolo
intessuto per noi
di solo amore

Maristella Angeli

Far finta di essere sani

Vivere, non riesco a vivere
ma la mente mi autorizza a credere
che una storia mia, positiva o no
è qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto
telaio e manubrio cromato
con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
far finta di essere sani.

Far finta di essere insieme a una donna normale
che riesce anche ad esser fedele
comprando sottane, collane, creme per mani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Liberi, sentirsi liberi
forse per un attimo è possibile
ma che senso ha se è cosciente in me
la misura della mia inutilità.

Per ora rimando il suicidio
e faccio un gruppo di studio
le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani
far finta di essere sani.

Far finta di essere un uomo con tanta energia
che va a realizzarsi in India o in Turchia
il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Vanno, tutte le coppie vanno
vanno la mano nella mano
vanno, anche le cose vanno
vanno, migliorano piano piano
le fabbriche, gli ospedali
le autostrade, gli asili comunali
e vedo bambini cantare
in fila li portano al mare
non sanno se ridere o piangere
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.

GIORGIO GABER

Risveglio

Così ti ripasso la notte
agghindando
stagioni emigrate di stormi,
esiliati richiami smarriti.

Mezzo sogno in pugno
mezza in gola, io
intaglio zucche
vuote carrozze,
per la mia favola scalza.

Sguardo intarsiato
da mano d’artista, tu
telaio e tessuto
d’estatici arazzi.

E volo
manieri reali
da vivere e Inverni
sgelati da voci
di cori affiatati,
di risa e rincorse
stremate
di stanze infinite
lustrate
vetrate
sospese tra pezzi
acrobatici
e stive solari
di menti
e volute
in cantate
e bevute
di pinte, ricolme
intinte d’amore.

Di colpo mi desto.
Fuori è l’alba
o il tramonto, non so.

Ha il tuo volto
lucente il lampadario;
ti chiamo la voce smorza
tiretti vuoti. Ancora sogna
la mano, ti cerca.
Riappisolano gli occhi
e piano piano piove.
Tutto respira
il tuo ritmo

Flavio Zago