Tutte le lettere d’amore

TODAS AS CARTAS DE AMOR

Todas as cartas de amor são
ridículas.
Não seriam cartas de amor se não fossem
ridículas.

Também escrevi em meu tempo cartas de amor,
como as outras,
ridículas.

As cartas de amor, se há amor,
têm de ser
ridículas.

Mas, afinal,
só as criaturas que nunca escreveram
cartas de amor
é que são
ridículas.

Quem me dera no tempo em que escrevia
sem dar por isso
cartas de amor
ridículas.

A verdade é que hoje
as minhas memórias
dessas cartas de amor
é que são
ridículas.

(Todas as palavras esdrúxulas,
como os sentimentos esdrúxulos,
são naturalmente
ridículas).

§

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

FERNANDO PESSOA

Published in: on luglio 12, 2012 at 07:41  Comments (2)  
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L’ozio

Sono qui a contare passi mentali
per non annoiarmi di spazi
o di tempi vuoti.
L’ozio non ammette noia
si nutre di niente e di pace interiore,
ma guai a tradirlo.
Si trasforma in dio malvagio
e ti condanna all’azione
pena pazzia.
Il pazzo non ozia.
Consuma presto la vita
ad inseguire i suoi sogni.

Lorenzo Poggi

Published in: on luglio 11, 2012 at 07:38  Comments (10)  
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Eri la bellezza

eri la bellezza accesa in ogni cosa
calma serena che dalla fatica riposa
un’adolescenza ripresa
tutti i tempi erano presenti
nel letto al mattino pensarti
mio sul cuscino

ora inseguo beltà che mi sfugge
la cerco per vivere
mi ha mostrato un attimo girandosi
il suo volto di margherite
non so s’è stato vero o l’ho sognata
una realtà trasfigurata

azzurrabianca

Published in: on luglio 5, 2012 at 07:38  Comments (5)  
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Mattino

 
Sulla via dell’aurora vado
dove si avverano desideri
mentre pulsa l’entusiasmo
dopo tempi bui di ieri
lucciole sui granai dorati
tic tac intermittenti
cantano strofe sparse
con spirito d’umore
ancora una volta è amore!

Aurelia Tieghi

Published in: on luglio 5, 2012 at 07:04  Comments (6)  
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Nella palude

Non abbiamo più bisogni
Abbiamo tutto
Dalle case ai casini
Dalle ville alle barche
Alle vacanze

Nutriamo odio
Spariamo maledizioni di gelosia
Vogliamo essere più ricchi
E inseriti in tutte le realtà
Anche virtuali

Siamo tutti malati di stress
Siamo pieni di problemi
Ma di facciata abbiamo tutto
Come sopra

Non ci vergogniamo di nulla
Siamo campioni di maleducazione
Di inciviltà e millanteria
E guai a non ostentarla

I bambini ci guardano
Solo loro si meravigliano
E ci balbettano parole sensate
Sentite in altri tempi
Che non sono più i nostri

I bambini ci guardano
E noi siamo nudi
Priivi anche della pelle
Che ormai puzza
di mille e una mostruosità

Siamo pieni di pascoli di sangue
Di fiumi avvelenati
Di corpi umani affamati
Di soldati che vanno alla guerra
Dovunque

E abbiamo gli occhi e la bocca
Pieni di abbracci di pace
Di falsità
Di bandiere imbrattate e offese
Nel nome dell’imbecillità umana

Abbiamo tutto abbiamo niente
Un bambino
Un popolo di bambini disperati
E’ dietro e dentro di noi
Noi che così non esistiamo

Evviva!

Gavino Puggioni

Porta Pila

C’è un uomo seduto che fuma, un altro sposta cassette
Un fuoco fatto con cartoni scalda loro le mani, si guardano muti
Una donna col burka prepara un bancone di frutta e verdure
Una vecchia aggrinzita mormora una nenia di sapori lontani
Mentre la nebbia piano si evapora nel giorno che nasce

Passanti frettolosi si avviano al lavoro salendo sul tram
I primi clienti si muovono fra i banchi leggendo i cartelli
Anche oggi si deve mangiare e la spesa è sempre pesante
Alcuni ambulanti cominciano i canti decantanti la merce
Il mercato si anima si mescolano donne di colori diversi

Un ragazzo arriva cantando portando caffè e panini
Il mattino si apre nel sole diffondendo luce e tepore
La piazza nasconde ancora l’antico parlare
Ora si mescolano lingue e dialetti di ogni paese
il ragazzo che ero non trova gli antichi clamori
a quei tempi non si era mai soli si respirava la gioia.
Ora vecchio nascondo nel cuore il dolce ricordo
Non c’è nulla più inutile di chi non aspetta più nulla.

Marcello Plavier

Una foto sgualcita

Una foto sgualcita
ho trovato.
Una frase appariva
un po’ stinta.
Una frase d’amor
d’altri tempi.
Ho pensato a colui
che l’ha scritta.
Sulle dune
c’era un uomo seduto.
La divisa
aveva succinta.
Era un uomo
dal viso abbronzato.
Nel deserto
il sole bruciava.
Mi guardava
dalla foto sgualcita.
Io non ero, purtroppo,
ancor nato.
Quella frase
andava a mia madre.
Ed a scriverla
era stato mio padre.  

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 25, 2012 at 07:35  Comments (3)  
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L’uomo nasce figlio di molte madri

che sia nel grembo protetto o al seno della madre attaccato
un imbranato che corre dietro la sottana della prima ragazza  
o dalle labbra di un bacio appeso.
che sia confuso davanti ad un altare scambiando le fedi e promesse
d’amore e tuttavia felice
o diventato padre si commuove mentre tra le braccia tiene un figlio suo

o al matrimonio di una figlia, affidandola ad un uomo che non sia lui
o settantenne magari che alla moglie borbotta le stessi frasi di una vita;
sposarti è stato la mia condanna; il caffè è pronto? la camicia stirata?
per poi prenderla dolcemente per mano mentre con lei passeggia e
dirle in silenzio guardandola che perderla sarebbe peggio di morire

egli rimane sempre un bambino.
è il bambino di tutte le donne della sua vita.

che si atteggi da strafigo facendo lo stupido con le altre
di aspetto colto e sicuro di uno in carriera o raffinato e gentile
d’altri tempi cavaliere
o uno di quelli che credono di poter tutto che giocano con altrui destini
a testa o croce.
che sia un poveraccio con il cuore nella mano e un sogno nel petto
che offre poesia e petali sbiaditi di rose finte
o il bastardo di turno uno come tanti che lascia il segno,  di chi  non ci si
può scordare

è uomo se tale soprattutto e spesso soltanto
dinnanzi a se stesso.

la fama, il potere, la forza, la ricchezza, nulla contano se poi
non raggiungono la fine prefissa, il vero intento;
conquistare lei che tutto possiede – la donna interamente, almeno
una sola volta –

non il suo corpo caldo, seducente, desiderato, abusato,
stuprato più volte da se stessa anche, né il suo cuore ferito,
spezzato, amato, donato, venduto persino da alcune

ma la mente sua
che genesi è di tutte le cose, caos e ordine, oblio e vita,
fonte di guerre e meraviglie

la mente di colei ch’è sempre in fuga di mistero in mistero
e tuttavia ferma
– perché figlia anche lei di quella imperfezione
che rende umani –
prigioniera a sua volta dell’inganno sottile della vita.

Anileda Xeka

Tu

.
Tu,
tremenda tempesta
tessuta tra tragiche trame,
tendi turbolenti tasselli.
Taciturni tafferugli
tamponano trucchi tenebrosi,
torrenti tumultuosi
torturano tranquille tregue
truffando trepidanti tempi.
Tumido terreno tastato tiepidamente,
tracci tangibili tranelli
tra timidi trasporti tacciando tonfi,
turpi tenebre, tiranniche tristezze.
.
Patrizia Mezzogori
.

Luce dei miei giorni

E’ che so amarti
nel sorriso d’una lacrima
che,
fuggendo,
si lascia
rimboccare da morsi
d’abbagli continui…

avvolgendomi
di tua presenza
la mia vita
nei millesimi
di tempi diversi
diventa eterna

nel trovarti
riscopro
cerchi intoccabili
di futuri
a venire
in soluzioni
diversificate…

E’ un semplice spessore
vissuto
accanto ad un ieri
mai pensato…
e nemmeno sperato
nel tocco di profumo
diventato nostro.

Glò

Published in: on febbraio 13, 2012 at 07:46  Comments (9)  
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