Il nuovo avanza

Cambiamento lento
impercettibile nell’aria
l’araldo silenzioso del tempo
sfoglia calendario e pelle
così ci ritroviamo più maturi
qualche ruga nascosta
qualche capello bianco
sulle tempie segnate dagli affanni
eppure dentro, nel profondo
cosa è cambiato?
Il cuore magico tamburo
annuisce la melodiosa marcia
ad ascoltarlo si rimane rapiti
come se l’eco del cielo
suonasse nelle vene
l’antica  musica del vero Amore
mai passata di moda.
Oggi voglio restare così
in punta di piedi
sospesa alle ciglia celesti
di un amorevole Padre
che continua a portarmi in braccio,
mentre forte ruggisce il vento di tempesta.

Roberta Bagnoli

Solitudine

Quando senti di aver ragione
e a nessuno puoi dirlo
perché nessuno ti capirebbe.
Quando la tua voce tra tante
è inascoltata perché nessuno
vuole sentire e tu gridi fino
a sentir il pulsare del cuore
nelle tempie.
Quando sai che qualcosa
che nel cuore culli e proteggi
ti appartiene e mani rapaci
dalla tua anima la rubano
come da chiesa di notte aperta
e dimostrarlo non puoi
perché di te riderebbero.
Quando la tua voce si perde,
allora ti accorgi che sei solo.
Altro non hai che una mente
dove echeggia la voce
delle tue ragioni,
dove urlanoi tuoi perché irrisolti.
Sul muro che ti circonda,
l’ombra irridente della solitudine
nuova compagna che a complice
follia ti guida e tra le sue mani
la mente tua distrutta depone.

Claudio Pompi

Published in: on giugno 2, 2011 at 06:56  Comments (4)  
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Pioggia e tempesta

Pioggia e tempesta dal cielo cadono
immense; le acque dei fiumi gelano:
[…]
[…]
Il freddo scaccia, la fiamma suscita,
il dolce vino con l’acqua tempera
nel cratere, senza risparmio;
morbida lana le tempie avvolga.

ALCEO

Published in: on aprile 30, 2011 at 07:26  Comments (1)  
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Solo se

Solo se quel dolore
d’onda anomala
che t’ afferra e stritola
annienta e strazia
toglie respiro e sensi
scarta segreti
ribalta visceri e
squassa membra
solo se lo vivi tutto
e centellini
fitte e sbraghi
succhi lacrime
e mangi tormento tutto
e poi mentre affoghi
ti tiri su
dai cappelli
all’ultimo e a fatica
solo così comprendi
l’urlo di madre
per il figlio straziato
i gemiti di bimba svelata
i tremiti di vecchio
senza tempo
i segni sulle tempie
le frustate d’amore
la rabbia turgida
di chi è senza tetto
di chi ha perso le mani e il cuore
di chi frantuma il tempo
con i buchi
o lo riempie di sogni fasulli
di un popolo senza terra o
senza onore
di uomini che vagano
sull’acqua e nell’acqua
si perdono
di chi chiede giustizia
e riceve morte
solo così
senti il dolore
di tutti
quello vero
a cui non fai sconti
da cui non scappi
seppur vorresti.

Solo così

Tinti Baldini

Guardo i miei occhi

Guardo i miei occhi cavi d’ombra

e i solchi sottili sulle mie tempie,

guardo, e sei tu, mio povero stanco volto,

così a lungo battuto dal tempo?

Mi grava l’ombra d’un occulto sogno.

Ah, che un ultimo fiore in me s’esprima!

Come un’opaca pietra

non voglio morire fasciata di tenebra,

ma d’un tratto, dalla radice fonda,

alzare un canto alla ultima mia sera.

SIBILLA ALERAMO

Published in: on settembre 30, 2010 at 07:21  Comments (3)  
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Le mie notti

Le mie notti camminano in fila
come giovani soldati in marcia
in un rito solenne.

Una ad una le sfoglio, intenta
a guardare i contorni, le comparse,
la foto di Hitchcock in uno dei suoi film
svanita senza rumore.

Mi vien voglia di strapparlo dalle tempie
bruciarlo, farlo divenir cenere
quel silenzio che veste d’abitudine
e mi fracassa i timpani.

Stanotte
ho solo un occhio di ricambio
che resti vigile in ogni notte.

Anileda Xeka

Nella mia mente

__________
Vivo fra due righe vuote  __________
e un piano
_- _– _- _- _– _- _– _- _- _ –_
che non so suonare
( ma neanche sfioro )

Ho l’ode che non sento
mi    p    u   l   s    a
nelle tempie e poi si placa

Ho l’ode

s’un  fr e e e e emi  to

un su    sssss         ulto

m’inquieta
in apice di vita

m’afferra
e poi …….. mi      s         c        u     o      t       e

confusa vaga
e poi
r
i
c
a
d
e
cercando ancora

l’ali della notte

Pierluigi Ciolini

Published in: on giugno 26, 2010 at 07:03  Comments (5)  
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Padre nostro

Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…
È a terra, non si difende più…
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l’ironia, avevo il silenzio.

Padre nostro che sei nei Cieli:
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.

Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l’ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall’esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.
Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.
Ecco perché è cambiata la mia vita.

E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi
lampioni del mio deserto e della mia miseria.

Padre nostro che sei nei Cieli!
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà subito alla moglie – restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane…
chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore;
e sto qui a aspettare la tua risposta
come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,
come un bambino imbambolato e senza dignità.

La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
– che sembrava tutt’uno col mio corpo e il mio tratto –
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?
Che me ne faccio di questa persona
cosi ben difesa contro gli imprevisti?

PIER PAOLO PASOLINI

Venezia

luna di strass
murrina
mappa di attrazioni
acqua alta dalle bocche
in laguna
cresce lo scirocco
lento avvince il cielo
c’è un diadema platino leggero
nelle tempie della notte
passerelle e strani slanci
percorrono le calli
sublimi anelli di comete
stanno sui pontili
tra i sospiri degli amanti
che tengono il mare dell’alba
in tentazioni lussureggianti.

Aurelia Tieghi

Quando arrivi


Ma se poi io mi siedo e ti aspetto
col cuore in allarme
coi polsi che battono uguali alle tempie…
ma se poi davvero tu arrivi
con le scarpe nuove nei passi veloci
io che dico senza voce
emozionata ed emozionabile ancora
come se non ti conoscessi già
da più di metà della mia vita
ed ancora mi sorprendi
e mi ridi sulla pelle e mi solletichi
idee che fanno girare in tondo
e poi ritornare gli anni ed i giorni
che poco senso hanno
senza te.

Maria Attanasio

Published in: on febbraio 22, 2010 at 07:18  Comments (11)  
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