Il sole è il sorriso vero della vita

 

al buio resto con il mio dolore.
mi ascolto e attendo
non so cosa.

tu, nella tua mente hai già deciso
che di tenebra e zolfo sia fatta la mia anima
e il sole mi sia il peggior nemico

ti spiegherei ma troppe volte
ti parlai senza voce perché aveva da dire
molto di più il mio silenzio

perché spesso ho ingoiato le mie lacrime
e ho pianto un fiato da te e inoltre
la tua palese indifferenza.

tu non saprai mai che il mio amore
aveva ed ha un cuore di bambina
perché come allora ancora credo che il Sole
non sia soltanto fuoco e luce soltanto

Egli è soprattutto Sorriso.
                         E’ il Sorriso Vero della Vita

ecco perché al buio sto e gli risparmio almeno a lui
il mio tormento e a me, quando sarà tempo;

avrò occhi allenati simili a quelli di un felino
per il mio eterno buio

mi peserà di meno andandomene
e meno graverà il congedo.

Anileda Xeka

Ad Assisi


(Qui vedo e sento ténebra e luce fulgida essenza)

QUI,
solo,
penso
al futuro,
penso al niente che siamo
e – mentre penso –
ascolto la tristezza
del silenzio.
VEDO,
tra le foglie intorno
del verde del paese
d’ Assisi,
come un sogno
il passato: il tempo
si è fermato.
E SENTO
l’amaro del sentire,
ché un bimbo e un vecchio
stanchi,
al bel portale
di quella chiesa,
tendono – a un-non-so-chi –
la mano.
TENEBRA E LUCE
pérmeano di noi
tutto in un tutto,
e, noi,
subiamo
quelle dita di fuoco
fredde,
Essere
dello spazio
senza tempo.
FULGIDA ESSENZA,
da aliène
conoscenze edòtta,
onirica,
saetta
la natura sul punto,
che vita
brilla
intorno!

Paolo Santangelo

Notturno

O canto della civetta
felice giungi alle mie orecchie
impazzite: fruscii, vuoto
e poi nulla.
La notte inarca la sua gobba;
o canto della civetta,
veloce lingua di fuoco
tu l’attraversi.
Solo
antivedo nella tenebra
il nullo futuro, la vita:
comprendo il fruscio…
le mie orecchie tacciono.
Non più il sordo battere
del cuore sul timpano,
ma aereo strido
realtà raggiunta
nel silenzio oscuro.
O canto della civetta
felice giungi alle mie orecchie
impazzite di gioia.

Nino Silenzi

Ricordando

Parole, parole libere
godimento di incoerenze
vagano senza meta
quanti piaceri iniziati
e mai terminati
le mani, le  nostre mani
ciò che facevano
non era toccare
quanto uno scoprire
inventando i nostri corpi
sempre in piena luce
così sempre chiari
nella più profonda tenebra
dove solo le palme delle mani
riescono a capire.
Quale facile unità
quando si è uguali
si diventa sabbia nella sabbia
acqua nell’acqua
luce nella luce.
E così per amarti di più
devo smettere d’amarti
tutto ciò è sogno
e non mistero, il mio sogno
inizia sul bordo del tuo corpo.

Marcello Plavier
Published in: on febbraio 5, 2011 at 07:14  Comments (4)  
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L’ispirazione

Detta così l’ispirazione:
la mia libera fantasia s’appiglia
sempre a quei luoghi dov’è umiliazione,
dov’è sporcizia e tenebra e indigenza.
Laggiù, laggiù, con più umiltà, più in basso, –
di là si scorge meglio un altro mondo…
Hai mai visto i bambini a Parigi
o sul ponte i poveri d’inverno?
Dischiudi gli occhi, schiudili al più presto
sul fittissimo orrore della vita,
prima che un grande nubifragio spazzi
tutto quello che c’è nella tua patria, –
lascia maturare il giusto sdegno,
prepara al lavoro le braccia…
E se non puoi, fa sì che in te si accumuli
e divampi il fastidio e la mestizia…
Ma di questo vivere mendace
cancella l’untuoso rossetto
e, come talpa timida, nasconditi
sotto terra alla luce ed impietrisci,
tutta la vita odiando con ferocia
e tenendo in dispregio questo

ALEKSANDR ALEKSANDROVIČ BLOK

Guardo i miei occhi

Guardo i miei occhi cavi d’ombra

e i solchi sottili sulle mie tempie,

guardo, e sei tu, mio povero stanco volto,

così a lungo battuto dal tempo?

Mi grava l’ombra d’un occulto sogno.

Ah, che un ultimo fiore in me s’esprima!

Come un’opaca pietra

non voglio morire fasciata di tenebra,

ma d’un tratto, dalla radice fonda,

alzare un canto alla ultima mia sera.

SIBILLA ALERAMO

Published in: on settembre 30, 2010 at 07:21  Comments (3)  
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L’amante

Nebbia, morbida sei, che quasi
parmi di carezzarti con la mano.
A me ti stringi, m’avviluppi
quasi impalpabile amante, lieve,
col respiro breve, sento tremare
quel bacio freddo strano. Con acre
voluttà, guardo nel grigio opale
del tuo bel corpo andando oltre
al tuo opacotorbido bagliore,
per questa ipocrisìa losca e sinistra.
Tormentato da subdoli pensieri,
ambigui e foschi, vorrei vederti
vaporar lontano. Vinta, distrutta, doma.

Rapido giunge all’improvviso il vento,
quasi ciclone turbine. Una brillanza
improvvida: un tetto sporge e disegna
una sagoma nera nel cielo. Un cane dorme.
Silenzio. Un guizzo rossastro e un tuono
squarcia la notte orrenda. Nel plumbeo
deserto animato dal rotto ansimar
della pioggia furente, il cane guaisce.
Un attimo: il cielo s’infiamma,
improvviso, l’intenso bagliore. Uno schianto.
La terra, la pavida terra che trema.
Più il lampo non sfreccia, non rompe
la tenebra immane. Nel cupo scrosciare
c’è il cane, barbaglio terrore negli occhi,
che fugge. Ululando.

Paolo Santangelo

III Epilogo

Sentivo lo scricchiolio,

nel buio, delle mie scarpe:

sentivo quasi di talpe

seppellite un rodio

sul volto, ma sentivo

già prossimo ventilare

anche il respiro del mare.

Era una sera di tenebra,

mi pare a Pegli, o a Sestri.

Avevo lasciato Genova

a piedi, e freschi

nel sangue i miei rancori

bruciavano, come amori.

M’ approssimavo al mare

sentendomi annientare

dal pigolio delle scarpe:

sentendo già di barche

al largo un odore

di catrame e di notte

sciacquante, ma anche

sentendo già al sol, rotte,

le mie costole, bianche.

Avevo raggiunto la rena,

ma senza avere più lena.

Forse era il peso nei panni,

dell’ acqua dei miei anni.

GIORGIO CAPRONI

Ricordami

REMEMBER

Remember me when I am gone away,
Gone far away into the silent land;
When you can no more hold me by the hand,
Nor I half turn to go yet turning stay.

Remember me when no more day by day
You tell me of our future that you plann’d:
Only remember me; you understand
It will be late to counsel then or pray.

Yet if you should forget me for a while
And afterwards remember, do not grieve:
For if the darkness and corruption leave

A vestige of the thoughts that once I had,
Better by far you should forget and smile
Than that you should remember and be sad.

§

Tu ricordami quando sarò andata
lontano, nella terra del silenzio,
né più per mano mi potrai tenere,
né io potrò il saluto ricambiare.

Ricordami anche quando non potrai
giorno per giorno dirmi dei tuoi sogni:
ricorda e basta, perché a me, lo sai,
non giungerà parola né preghiera.

Pure se un po’ dovessi tu scordarmi
e dopo ricordare, non dolerti:
perché se tenebra e rovina lasciano

tracce dei miei pensieri del passato,
meglio per te sorridere e scordare
che dal ricordo essere tormentato.

CHRISTINA ROSSETTI