Misura lo sguardo

 
il cielo lontano
tentativo vano
trovarti in alto
tra nuvole solitarie
spendo il tempo
a imbastire fini
trame illusorie
mentre intemperie
interrompono
i raggi sottili
di pallido sole
una strana congerie
di eventi inattesi
lasciano sospesi
disattesi giudizi
io continuo a cercare…

Antonietta Ursitti

Published in: on giugno 15, 2012 at 07:17  Comments (4)  
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Ti ho perso

Ti ho perso per ben due volte e questo è tutto quel che so.
non sono come tanti, non voglio, né cerco un’alternativa diversa,
affinché sembri meno assurda o ingiusta la tua scomparsa.
il vuoto che in me è senza misura.
potrei pensare che la tua essenza continui ad esistere
sotto forma di una stella, magari.
per intere notti, starei a guardare il cielo, se così fosse,
cercando di immaginare quale, tra la più splendenti, tu sia.
potrei pensare che tu sia diventato un angelo e che da lassù
mi guardi e proteggi. che la tua casa sia un giardino di rose
dai profumi che da sempre in te abitano, che non si senta altro
rumore che il fruscio di un un arcobaleno di petali
che lo sgorgare dell’acqua dalla fonte…
potrei, ma questo non accadrà.
in questo non/dolore, non/vita ho disimparato in fretta a mentirmi.
benché tenti ad ingannarmi lo squillo del tuo telefono ogni qualvolta
che ti chiamo, di certo non sarà la tua voce a rispondermi.
se metterò piede, in quel che era la mia casa, mia non perché
li nacqui e crebbi, ma perché spesso fui per te un figlio con fierezza.
a dispetto, poi dei trent’anni che pesano sulla bilancia
fui la tua eterna bambina, con ammirazione profonda, con una tale gratitudine
che baciarti le mani di continuo non mi bastò mai.
se tornavo,
tornare è un verbo che non so svolgere che in passato,
come tanti altri d’altronde, li in mezzo alle tue rose e i ligustri,
non saranno le tue braccia ad accogliermi,
pur essendo anche loro tuoi figli, poesie dalle tue mani scritte,
fratelli miei e sorelle.
” il mio cuore era troppo piccolo ” mi convince l’unico occhio che è
senza palpebra e in me sentenzia come il peggior giudice.
” ti amavo tanto ” in mia difesa sussurrano un tremolio di foglie cadenti.
vano tentativo, come quello di disseppellire il mio cuore, sperando
che avrei potuto amare quel che tu amavi
ma non si sente che il ronzio fastidioso di una sveglia
che non sa mai zittirsi. intrappolata sta nel mio torace e avvia
per quanto assurdo sembri
l’ingranaggio arrugginito che ormai è diventato il mio corpo

Anileda Xeka

Avevi ragione tu…


Avevi ragione tu, come sempre
i figli mi contano i capelli bianchi
ma sono convinti
di sapere più cose di me,
del mio dolore credano sia stemperato
sui minuti le ore e gli anni
senza sapere che tutti insieme
fanno un minuto fa dalla tua fine.
Avevi ragione tu che si perde solo tempo
a pensar male, e che il bene ti ricade addosso
appena lo hai fatto, e che l’amicizia spesso
e vuoto a rendere e che l’amore s’impara
guardando i figli dormire, monitorando il loro respiro
nel tentativo, spesso inutile,di sincronizzarlo col battito
del nostro cuore già così pesante.
Avevi ragione tu, nessuno ti dice che sei importante
se non sei tu il primo a sentirti migliore,
e che le montagne sono sacre come i pascoli,
che la famiglia è una prigione che potrebbe essere dorata
ma a vole è soltanto filo spinato
quello che ci avvolge e ci riavvolge
e scappare è inutile, le femmine hanno il senso di colpa
dentro le ossa, nel sangue versato nei parti ripetuti,
nei primi dentini caduti conservati per anni,
nelle ginocchia sbucciate, nelle materie che a scuola non
riuscivamo a capire.
Avevi ragione tu su ogni cosa,
se mai hai avuto una colpa, ora è mia
e nemmeno voglio sapere il suo nome
da che parte dell’anima urla,
devo solo abituarmi o fingere di non sentirla.

Maria Attanasio

Pezzi di vetro

L’uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso di ramo duro in cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle mentre balla e balla,
sotto l’angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
nè acrobati nè mangiatori di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
quando vedi che non si taglia, già lo sai.
Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent’anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
“è mia”; sottindente la vita.
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un pò di tempo fà che ora si è fermata qua.
Non conosce paura l’uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,
perchè ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.

Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice “È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito”.
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai. Però stai bene dove stai.

FRANCESCO DE GREGORI


Quale poesia?


Ho vagato nell’etere
cercando una poesia
senza tempo
nel tempo dell’esistere
confrontando la mia.
Ho valicato un monte – alto
le piogge erano lacrime
salate e inarrestabili
forse bastava un salto
per superare il baratro
ma non c’è stato il tempo
e ogni mio tentativo
se lo portava il vento.
Eppure vivo e impellente
bruciava il desiderio
verso una nuova via
ma non era la mia.

Viviana Santandrea

Published in: on ottobre 23, 2010 at 07:03  Comments (6)  
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Fallimenti

“Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio”

SAMUEL BECKETT

Published in: on settembre 28, 2010 at 07:12  Comments (5)  
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La filosofia

“La filosofia è un tentativo straordinariamente ingegnoso di pensare erroneamente”

BERTRAND RUSSELL

Published in: on luglio 19, 2010 at 07:32  Comments (2)  
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Chi cura la regia?


Per una volta, per una volta sola,
o demoni del più lontano abisso,
procacciatori ingordi d’ogni male,
acconsentite a farmi entrar nell’antro.
Vorrò veder chi cura la regia
dell’attentato ordito a miei danni,
ad anima che sempre si difende
da ogni tentativo di macchiarla.
Per cortesia fatemi parlare
con chi ritiene di guastarmi dentro,
con chi mi piacerebbe scandagliargli
l’ultima cellula d’antico cuore.
Lo so che c’è e di  sicuro giace
nelle fessure di un’emozione morta
e chi lo sa che il riproposto bene
non riesca poi a fare il miracolo

Aurelio Zucchi