Tramonto autunnale

I pensieri vanno e vengono
come nuvole gonfie e nere
nel cielo pallido e grigiastro
di questo giorno dicembrino.
Raggi di luce rosa
saettano come strali,
e vibranti salutano
i monti austeri
e l’amico mare.
Il sole sembra divertirsi:
si nasconde dietro una vermiglia
nube carica di pioggia.
I pensieri vanno e vengono
con il vento di libeccio
che s’aggira virulento
tra le siepi e le piante;
schizza gocce irrequiete
d’acqua tiepida
su terrazze, finestre e strade.
I pensieri vanno e vengono
tra i celesti lontani squarci
che combattono con le nuvole
e si beano di rosea luce.
La sera scende a poco a poco
tra bagliori che si spengono
ed ombre che s’accendono.
I pensieri vanno e vengono
nella solitudine mia serena,
nella pace della mia sera.

Nino Silenzi

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La notte dell’anima

Il faro del molo
attira solitudini
Poeti sulle terrazze
muoiono nel mare
Barche lontane
attendono vite
Il vuoto
uccide la notte.

Simone Magli

Published in: on aprile 22, 2012 at 06:55  Comments (7)  
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La bianca signora

La neve è arrivata silenziosa
stanotte e, artista senza tempo,
ha dipinto tetti alberi siepi strade
di bianchi cristalli che brilleranno
ai raggi del primo sole. Ora scende
bianca dal cielo grigio chiaro
che incupisce verso l’orizzonte.
Danza con i suoi fiocchi,
bianche farfalle della mia infanzia,
col vento che volentieri l’accompagna
a passo di valzer su davanzali e terrazze
a spruzzare di bianco il verde dei fiori,
che l’attendono timorosi, a capo chino.
Il suo vestito ampio e arioso
dalle infinite tonalità di bianco
copre la spiaggia e si scioglie
tra le onde fredde e biancastre del mare
che la chiama rauco con voce d’amore.
Volano rapidi e taciti tra i fiocchi vaganti
bianchi gabbiani e merli neri.
Il silenzio è attraversato da qualche
grido felice di bimbo. Un cane abbaia festoso.
E la neve, bianca ed elegante signora,
continua a spargere con la sua bianca mano
bianche farfalle volanti sulla città
raccolta in se stessa e quasi in pace.

Nino Silenzi

Gatti innamorati

Miagolano i gatti
amore al vento
sotto gli alberi e sulle terrazze.
Una musica straziante e lamentosa
si diffonde nell’aria
luminosa e fredda di Febbraio.
Non abbaiano i cani
quasi spauriti
dai pianti amorosi
degli ancestrali nemici,
e sono in ascolto
meno nervosi e più mansueti,
anche se passa uno sconosciuto.
Intanto indaffarata prosegue
la vita dell’uomo:
rumori di macchine,
canzoni alla radio,
un bambino che piange,
porte che sbattono.

Ora tacciono i gatti innamorati.
Al crepuscolo si risveglierà
l’istinto primordiale della vita
e i lamenti si faranno più alti.
Sarà la notte pietosa
a chiudere il loro concerto.

Nino Silenzi

Passerò per Piazza di Spagna

Sarà un cielo chiaro.

S’apriranno le strade

sul colle di pini e di pietra.

Il tumulto di strade

non muterà quell’aria ferma.

I fiori spruzzati

di colori alle fontane

occhieggeranno come donne

divertite. Le scale

le terrazze le rondini

canteranno nel sole.

S’aprirà quella strada,

le pietre canteranno,

il cuore batterà sussultando

come l’acqua nelle fontane –

sarà questa la voce

che salirà le tue scale.

Le finestre sapranno

l’odore della pietra e dell’aria

mattutina. S’aprirà una porta.

Il tumulto delle strade

sarà il tumulto del cuore

nella luce smarrita.

Sarai tu – ferma e chiara.

CESARE PAVESE

Il poeta meccanico

E il meccanico
fa il poeta
quando chiude l’officina,
tra le mani il foglio
di unto e catena
e di notte scrive
preghiere per la Dora,
di fiori e davanzali i suoi regali
quando lei passa con la bici
e mostra la sottana
e tutto quel che ha sotto all’aria,
le gambe sotto il lampione
lucciole e lampone,
anche la pioggia le somiglia,
ha pelle di vaniglia
e quando è distesa
pare neve caduta sul mare.
Le scale le terrazze
le rondini sanno di te
oh, mia Dora,
femmina dai cento cuori
ferma e chiara come aurora.
E sogna il meccanico
che un giorno
una voce di donna
canti la brina
l’erba la casa
il mosto in cantina.
Che possa sapere di Dora
anche la strada antica
quella che i vecchi
conoscono di sera la solitudine
di non aver fianchi da stringere
e seni da baciare
e dentro il letto
stendendo poi le gambe
a trovar compagnia
di prato e glicine
e la rosa nuda
tutta da scaldare.

barche di carta

Fratello

Ci porta, il vento, serafiche imposture:
montagne così brevi di mano
che noialtri, ci sembra d’esser stati su un treno
nottetempo
dormiti come certi soldati senza odio
tra le città che cambia il dialetto
stesse madri
sull’uscio con le scagne di paglia.

Certe nebbie
ormai ce le raccontano i padri
dì, fratello
te le ricordi quelle serate appiccicose?
Sembrava che le strade spugnassero i colori
e come barche a melma di prora
poi s’andava
a sparigliarsi giacca e gambali.
Siamo terra, ce lo ricorda il modo
con cui affrontiamo il passo
la meraviglia dentro negli occhi
a un campo arato,
il gusto di tenere dell’erba tra le mani.

Ma siamo tutta terra viaggiante
siamo mare
lo stomaco che prende difetto
siamo umore; due mani aperte a tutto che viene.
Si, fratello
dovessimo affrontare una scena a muso duro
tu tireresti come quel vecchio
e io quel pesce;
il gioco della vita e la morte
una balera
un pianto o una giornata di scuola.
E poi, più niente.
Terrazze, forse, dove scaldarci ossa e pane
guardare le bagnanti tornare
e farci belli.

Massimo Botturi

Quante donne

Quante donne belle ci sono al mondo
quante belle ragazze
s’affacciano sulle terrazze della città

Contemplale vecchio
contemplale e mentre da un canto i tuoi versi
si fanno più tersi e lucenti
dall’altro
devi contrattare cercando di tirarla in lungo
con la morte che ti sta accanto.

NAZIM HIKMET

Published in: on gennaio 15, 2010 at 07:22  Comments (3)  
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