I tesori di Gige

I tesori di Gige non m’importano,
io non so emulazione, non invidio
divine imprese, non voglio tirannidi:
tutte cose remote alla mia vista.

ARCHILOCO

Published in: on giugno 28, 2012 at 07:13  Comments (2)  
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Vecchiezza

 
Vorrei giocare ancora
ribellarmi al tramonto
che ogni giorno di più
scende a incresparmi il viso
.
Vorrei sentire ancora
rimbalzare il mio cuore
al suono di una voce
al lampo di un sorriso
.
Vorrei ridere ancora
della mia debolezza
man mano che si accorcia
la via del Paradiso
.
Invecchiare vorrei
in altro tempo o luogo
in altra società
o paese ideale
.
ove non regni l’estetico e il formale
ove non s’idolatri la bellezza
ma riscopra vecchiezza ciò che vale
quale scrigno ai tesori di ogni età.

Viviana Santandrea

Mezzaluna story

Quando tu piena sei di languore
E i tuoi occhi appannati
Mi guardano
Dentro me sento
Uno struggimento
Che mi fa sciogliere
Come neve che
Lievemente si è posata
Sui prati
Sento il mio vigore nascere
Mentre il tuo fiore si bagna
Di nuova rugiada.
Ecco che dolcemente
Le nostre labbra si avvicinano
Le nostre mani si intrecciano
E tremanti subiamo il fascino
Del nostro incontro
Abbiamo viaggiato piccina
In mondi lontani
Trascinati dal desiderio e dalla passione
Dio come ti sento quanto ti voglio
Ciao splendida creatura
I tuoi tesori nascosti
Conservali sino a che tu
Mi darai la chiave per aprire
Il tuo scrigno

Marcello Plavier

Ho visto anche degli zingari felici

E  siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,
e noi piantiamo il mais
su tutto l’altopiano.

Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più lontane.
Da noi vengono i tesori alla terra carpiti,
con che poi tutti gli altri
restano favoriti.

E siamo noi a far bella la luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro.
Quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto,
come un ragno nella stanza.

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e l’abbondanza.
E’ vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e che non facciamo mai niente.

E’ vero che spesso la strada sembra un inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
E’ vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
e odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.
Io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

CLAUDIO LOLLI

Cromatismo


Il cosmo mi osserva
ogni angolo dell’infinito
mi colora l’anima
dandomi la certezza
che l’esistenza è l’insieme
cromatico della vita.
Il mare, col  suo urlo folle
come rantolo immenso,
d’azzurro si presenta
al mio sguardo
mentre i raggi delle stelle
con pallore di giallo
mi ricordano
di cercare la notte ed i suoi
bisbigli.
La tempesta
benedice i miei improvvisi
risvegli, il mare s’increspa con
onde di grigio vestite.
Bagliori di rosso violenti
mi assalgono e intravedo ghiacciai
coperti d’argento e madreperla
reduci di epoche lontane
con nascosti tesori
ed estinti animali.
Trasaliscono i monti
nel soffio leggero del vento
mentre la genziana nel blu fiorisce
ed i pensieri nel viola si condensano
alla ricerca del mondo perduto.
Così al mattino il mio sole
d’oro vestito in trionfo di luce
mi regala l’azzurro
del tuo sguardo
sirena venuta dal mare.

Marcello Plavier

Io e te


Io e te
ci siamo osservati ovunque
anche sulla strada maestra
corsari del nostro tempo
siamo tesori che cadono
come  bambini inciampano
ma rapidi si rialzano
dimenando vibrazioni
freschezze di gelsomini
sui nostri corpi lisci
scendiamo sempre là
lungo valli dell’eros
c’è cibo che duole che tinge
languori e desideri
ah! i nostri ventagli chiusi,  le nostre arie celate…
gli ardori scorazzano tra i tumulti delle labbra
ogni volta, chiamano i colibrì
che ci portano pezzi d’ arcobaleno
sfiorano le nostre orchidee esotiche
succhiano nettare dai rifugi dei fiori.

Aurelia Tieghi

Figli

miei tesori
due preziosi del mio frutto
vi osservo
allegri e tristi
dentro l’innocenza
di un angolo fiducioso

li sento costanti
i gioiosi calpestii,
i vostri colpi
di risa
mantenute nel tempo
mi restano al centro
le trattengo
sotto coltri di seta
con mammelle vostre amiche
spettatrici silenti
ad ammirare
il vostro caro andare
che s’aggrappa
alla mia promessa di vita,
ora si anima nei giorni
il mio restare in disparte
ad aprirvi porte
a lasciarvi correre
con piedi liberi
in specchi di futuro.

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 5, 2009 at 07:00  Comments (7)  
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