Vorrei esistere

ma sto precipitando
aggrappato ai tuoi pensieri che non conosco
lapilli che bruciano carne
lame che tagliano le mie mani
in cerca di un tesoro incustodito
eppure mai violato

Vedo tue parole inseguirsi
le une attaccate alle altre
Scivolano
posso solo immaginare
su pagine di acqua gelida e scura
dove io non riesco a nuotare

Provo ma non so fermare
quest’idea che m’assale
e violenta il mio corpo indifeso
come campo di grano seminato
ingiallito bruciato e poi spaccato
dal suo amico aratro, compiaciuto

Vorrei esistere anche e solo
in un filo dei tuoi pensieri
senza rubarti tempo
senza rubarti niente
come il nostro ieri
quando mi hai donato altra vita
dove l’anima tua non mentiva

Gavino Puggioni

Published in: on luglio 6, 2012 at 07:47  Comments (5)  
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Le strade non portano

LOS CAMINOS NO VAN

Los caminos no van
a ningún fin, que todos
acaban en nosotros.
La llama del crepúsculo
nos funde en uno sólo.
Hermoso es caminar,
soñar, cantar. Hermoso
ser una gran ternura
con un corazón próximo,
(con un dolor remoto).
La tarde se desnuda,
muestra sus hondos oros.
Encanta cada forma
con su vino glorioso.
Ya no hay nada : – pasado,
futuro, sombras, gozos -,
por fuera de nosotros.
La tarde desempolva
su cálido tesoro.
sus pámpanos de fuego
zuman en nuestros ojos.
La tarde es nuestra. El mundo
se hizo para nosotros.
Somos su centro vivo
y gira el tiempo en torno.
Pasa y no puede herir
con su dolor remoto
nuestro corazón próximo.
Los caminos no van
a ningún fin, que todos
acaban en nosotros.

§

Le strade non portano
a nessuna meta; tutte
terminano in noi.
La fiamma del crepuscolo
ci fonde in unità.
È bello camminare,
sognare, cantare. Bello
essere gran tenerezza
con un cuore vicino,
(con un dolore remoto).
La sera si denuda,
mostra i suoi ori profondi.
Ogni forma ci incanta
col suo vino gioioso.
Ormai non c’è nulla: – passato,
futuro, ombre, gioie –,
fuori di noi.
La sera spolvera
il suo caldo tesoro.
I suoi pampini di fuoco
stillano nei nostri occhi.
La sera è nostra. Il mondo
fu fatto per noi.
Siamo il suo centro vivo
e gira il tempo intorno.
Passa e non può ferire
col suo dolore remoto
il nostro cuore vicino.
Le strade non portano
a nessuna meta; tutte
terminano in noi.

JOSÉ HIERRO DEL REAL

Vorrei esistere

ma sto precipitando
aggrappato ai tuoi pensieri che non conosco
lapilli che bruciano carne
lame che tagliano le mie mani
in cerca di un tesoro incustodito
eppure mai violato

Vedo tue parole inseguirsi
le une attaccate alle altre
Scivolano
posso solo immaginare
su pagine di acqua gelida e scura
dove io non riesco a nuotare

Provo ma non so fermare
quest’idea che m’assale
e violenta il mio corpo indifeso
come campo di grano seminato
ingiallito bruciato e poi spaccato
dal suo amico aratro, compiaciuto

Vorrei esistere anche e solo
in un filo dei tuoi pensieri
senza rubarti tempo
senza rubarti niente
come il nostro ieri
quando mi hai donato altra vita
dove l’anima tua non mentiva

Gavino Puggioni

Published in: on aprile 10, 2012 at 07:04  Comments (3)  
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Il nipote

Nonno cos’è la pace
Tutti parlano di pace
Ma tutti si scontrano con la guerra
Quelle immagini così crude
Quei bimbi tutti insanguinati
Perché nonno

Ho paura nonno
Vero che è finto ciò che si vede
Forse è come nei film
Dimmelo che è così nonno
Dormi ora tesoro fra le mie braccia
Domani è un’altra alba

Marcello Plavier

Published in: on marzo 24, 2012 at 07:27  Comments (1)  
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Il sacchettino di lavanda

 
Il sacchettino con racchiusi
fiori di lavanda
come un tesoro di brughiera
emana il profumo di pulito
di aria fresca
di campi azzurri mossi dal vento
come alta marea
le cui onde si succedono
in cerchi perfetti.
Nel profumo intenso
si fondono sentimenti candidi
che navigando
fanno ondeggiare la barca del cuore
che innalza vele bianche
per farsi trasportare
da un dolce vento
che accarezza l’anima.

Maristella Angeli

Il mio cielo

MI CIELO

Días de ayer que en procesión de olvido
llevais á las estrellas mi tesoro,
no formareis en el celeste coro
que ha de cantar sobre mi eterno nido?

Oh Señor de la vida, no te pido
si no que ese pasado por que lloro
al cabo en rolde á mi vuelto sonoro
me dé el consuelo de mi bien perdido.

Es revivir lo que viví mi anhelo,
y no vivir de nuevo nueva vida,
hacia un eterno ayer haz que mi vuelo

emprenda sin llegar á la partida,
porque, Señor, no tienes otro cielo
que de mi dicha llene la medida.

§

Oh, giorni di ieri che in processione d’oblio
il mio tesoro portate verso le stelle
non prenderete posto nel celeste coro
che dovrà cantare sul mio eterno nido?
Oh, Signore della vita, solo ti chiedo
che quel passato che piango
mi ritorni infine, fatto cerchio sonoro,
a darmi il conforto del mio bene perduto.
Rivivere quel che ho vissuto è il mio anelito
non vivere di nuovo la nuova vita:
fa’ che verso un eterno ieri intraprenda
il mio volo e mai giunga alla partenza,
giacché, o Signore, non hai altro cielo
che colmi la misura della mia gioia.

MIGUEL DE UNAMUNO Y JUGO

Una canzone araba

vibrava sulle corde
della cesura intrisa
di silenzio affollato
di calpestio di passi,
presi il filo sottile
nelle mani
e mi lasciai condurre
verso la scaturigine
seduta
sugli scalini
a fondo dell’U-Bahn
dove sostano gocce di vapore
e gli odori pressanti
del ritrovo
che non conosce il sole…
era come una sorta di profumo
che penetrava il cuore
quella voce,
scandiva sulla pelle
nello scontro
di ombre e luci
un sobbalzo di brividi,
luminose fonti
incastonate
da una folta chioma
a mala pena ardivano
il tesoro
che si celava
dietro un velo di stracci,
e frettolosi accenti
senza occhi
le passavano accanto
indisturbati.

Giuseppe Stracuzzi

Nel parco

Passeggiando nel parco stamattina
ho incontrato il sig. 8 Aprile.
Si librava leggero tra l’erba con la brina
frugando tra i fiori del prato.
Gli sono andato incontro e l’ho chiamato:
“Ehi signore,  buongiorno!”
“Buongiorno a te!” mi ha risposto indaffarato.
“Ma cosa sta facendo volando
tra le spighe appena nate?”
“Eh, – mi ha risposto un po’ interdetto-
cerco i resti del buio della sera,
si nascondono sotto l’erba
e, se non li tolgo,
non si sveglierà la mia amica Primavera.
“Capisco – ho aggiunto osservando il gran lavoro-
sa che la donna che amo parte domattina?
Per questo sono un po’ triste e mi addoloro.
E’ una persona bellissima ed è sincera,
tra tante persone false che conosco, lei è vera.”
“Evviva allora!- ha esclamato lui-
pòrtale i nostri saluti”.
“Nostri? E di chi? – chiesi incuriosito-
come di chi? Miei e della Primavera!
Portale questo fiore da parte mia, tutto colorato,
e dille che questo è il suo momento fortunato.
Portale un po’ di rugiada, già che ci sei,
e anche un po’ di questo vento profumato.
Dille che il tuo amore  è forte ora, butta giù i muri,
e insieme al suo diventerà bellissimo finalmente, come questo prato.
Salutala da parte nostra e dille che siamo sicuri
che, con i doni che le porti, sarà felice,
e che continui così, con fiducia e con i nostri migliori  auguri!”
“Senz’altro sig. 8 Aprile, lo farò,
grazie di tutto questo e buon lavoro”.
“E ricordati quel che ti dico- aggiunse infine-
chi riesce a trovare e ad amare un persona vera
possiede davvero un gran tesoro!”

Sandro Orlandi

In un istante

Se in un istante potessi tornare
indietro e fermarti per un solo
istante amore mio.
In un istante raccogliere quanto
nel tempo distrussi con metodico
cinismo.
Se in quell’istante potessi dirti
che nulla è cambiato,
che quel che ho detto non è vero,
dirti che tutto di me è sbagliato,
che mille volte tua fu la ragione.
Se in un istante potessi cancellare
i mille torti da te subiti.
Se in un istante, per quel solo istante,
che come spicciolo di vita cerco
dopo aver sprecato il tesoro
del tempo insieme che credevo infinito.
Potessi in un istante sbiancare la tela
e ridipingere il quadro del nostro amore
che tu delusa dicesti esser solo tuo.
Se per un istante l’universo si fermasse
ti farei del mio cuore sentire il battito
sempre più flebile che nell’oblio scivola.
Quel cuore che di me si è stancato
e di te cerca il suono della voce.
Se in un istante potessi tornare
l’uomo che di te fece sua luce
di vita…

Claudio Pompi

Published in: on giugno 30, 2011 at 07:57  Comments (4)  
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Qui

Aquí
en esta orilla blanca
del lecho donde duermes
estoy al borde mismo
de tu sueño. Si diera
un paso más, caería
en sus ondas, rompiéndolo
como un cristal. Me sube
el calor de tu sueño
hasta el rostro. Tu hálito
te mide la andadura
del soñar: va despacio.
Un soplo alterno, leve
me entrega ese tesoro
exactamente: el ritmo
de tu vivir soñando.
Miro. Veo la estofa
de que está hecho tu sueño.
La tienes sobre el cuerpo
como coraza ingrávida.
Te cerca de respeto.
A tu virgen te vuelves
toda entera, desnuda,
cuando te vas al sueño.
En la orilla se paran
las ansias y los besos:
esperan, ya sin prisa,
a que abriendo los ojos
renuncies a tu ser
invulnerable. Busco
tu sueño. Con mi alma
doblada sobre ti
las miradas recorren,
traslúcida, tu carne
y apartan dulcemente
las señas corporales,
para ver si hallan detrás
las formas de tu sueño.
No la encuentran. Y entonces
pienso en tu sueño. Quiero
descifrarlo. Las cifras
no sirven, no es secreto.
Es sueño y no misterio.
Y de pronto, en el alto
silencio de la noche,
un soñar mío empieza
al borde de tu cuerpo;
en él el tuyo siento.
Tú dormida, yo en vela,
hacíamos lo mismo.
No había que buscar:
tu sueño era mi sueño.

 §

Sto qui,
su questa riva bianca
del letto dove dormi,
proprio appena sul bordo
del tuo sogno. Facessi
un passo in più, cadrei
tra le sue onde, rompendolo
come un vetro. Il calore
del tuo sogno mi sale
fino al viso. Il respiro
misura il movimento
del tuo sognare: è lento.
Alterno e lieve, un alito
mi offre questo tesoro
esattamente: il ritmo
del tuo viver sognando.
Guardo. Vedo la stoffa
di cui è fatto il tuo sogno.
Corazza senza peso
che sta sopra il tuo corpo.
Ti avvolge di rispetto.
Al tuo vergine torni,
interamente, nuda,
quando entri nel sogno.
E ferme sulla riva
restano le ansie e i baci:
senza fretta, ad attendere,
finchè tu aprendo gli occhi
ceda il tuo invulnerabile
essere. Io ricerco
il tuo sogno. Con l’anima
piegata su di te,
perlustrano gli sguardi
la tua carne traslucida,
scostando dolcemente
i suoi accenni corporei
per trovarvi al di là
le forme del tuo sogno.
Non si trovano. E allora
penso al tuo sogno. Voglio
decifrarlo. Non servono
cifre, non è segreto.
E’ sogno e non mistero.
E d’un tratto, nell’alto
silenzio della notte
un mio sognare inizia
sul bordo del tuo corpo;
in esso sento il tuo.
Tu dormendo, io in veglia,
facevamo lo stesso.
Non c’era da cercare:
il tuo sogno era il mio.

LUIS CERNUDA BIDÓN