Dialogo trapassato

da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzate.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Glò

Sosta esclamativa

Non c’è nulla di più prudente
che demolirmi in un verso
ancora assente di parola
presente solo in sosta esclamativa

immortalo in eterno il sapore fresco
dei tuoi baci

in compostezza s-misurata

deprimo e comprimo in sosta permanente
un umido attraversarmi la schiena
gocciolante alla fierezza del brivido
(costante)

in versi poveri
in respiro scontato

inalbero qualsiasi silenzio
(effluvio di ripetizioni)
credendo ancora nel sapore
delle lacrime testarde
nella loro calda corteccia

la loro  consistenza
inarrestabile testardaggine
d’un espandersi in ossigeno
nell’incudine colpito
e
malleabile
ad ogni (sua) battuta.

Glò