Si sgretola

sotto il ticchettio selvaggio
della realtà
il friabile monte d’argilla
delle illusioni
delle ipotesi
delle incognite
delle certezze.
Nulla rimane
se non qualche brullo cespuglio
di “se potessi”,
di “se avessi potuto”,
che vanamente
si abbarbica
all’amara riarsa terra
delle delusioni.

Nino Silenzi

Published in: on aprile 4, 2012 at 07:02  Comments (4)  
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Notturno

Mi dai il respiro forte dell’unico stanzone
quando dibatti
e pare, il tuo volto, un melograno.
Là ascoltavo
le parentele farsi coraggio, a volte amore
col ticchettio periodico e lungo di un rosario
poggiato alla testata del letto.

Ma capita, talvolta, che t’addormenti prima
piegata da una forza che non sai contenere.
La tua risposta allora si fa meno decisa
confusa, e pare acqua di scarto
una marea. Che bassa lascia cose intentate
in riva al giorno.

Massimo Botturi

Le fiabe di papà

Papà scherzava
nascondeva soldi che, per magia, riapparivano
la tasca dell’arlecchino di stoffa li conteneva.

Le fiabe erano quelle del nonno
sempre quelle
ascoltavo incuriosita.

Dormivo tranquilla nella macchina
gli animaletti erano la mia passione.
Nel bosco passeggiavamo
osservavamo i fagiani.
Nella tenda di mio fratello
ascoltavamo ridendo
il ticchettio della pioggia.
Ci divertivamo in tanta semplicità.

Maristella Angeli

Asciugo lacrime con le dita

Asciugo lacrime con le dita
mentre odo il vento sibillino
trasportare una nenia che s’innalza 
dove sangue innocente scorre a fiumi
e disperate mamme senza latte 
stringono al petto infanti  dalle ali spezzate.
Un sospiro, un altro e un altro ancora 
si unisce al ritmo di cuori che palpitano
nella polvere inclemente 
di campi straripanti immani sofferenze,
dove unico riparo sono tende improvvisate 
nel deserto infuocato. 
Non s’ode il soave canto d’un ruscello gorgogliante,
fresca acqua a sollievo dell’arsura.
Non s’ode il ticchettio della salvifica pioggia
a riempire crepe nella terra di un popolo 
che scava nella dura roccia del dolore
in attesa di una nuova melodia che s’innalzi
al cielo e porti la speranza per un vero futuro.

Patrizia Mezzogori

Così…

un sunto, unto di percettibilità
infangata di bugie utopiche provate
qualche tempo fa.
s-poesata di poesia,
anche sulla tastiera dove batto
(e non come inchiostro mancante
al mio esser circonferenziata di pensieri
su semplice carta bianca)
per la fretta, per la mania d’estrarre

oro colato guardato come ferro fuso
nella dimenticanza arrugginita
di ciò che si pone
al di sopra d’un io da sembrare a tutti i costi

dove c’è il sole c’è anche ombra
accigliata all’angolo d’un albero
dove osservare il movimento personale
della terra avvoltolata,
dal proprio ego

troppo l’essere al centro
troppo esagerato il movimento
vorticoso in giustificazione
lampante d’una lingua che scrive
di proprio tempo in assonanze
da interpretare

ma adesso prendo l’ombrello
per camminare ascoltando
il ticchettìo della pioggia
(ma no. adesso vado ad ascoltare
la pioggia chè l’essere umano
strilla solo le proprie capacità aggiuntive
senza la preoccupazione
di come puoi stare tu,
povera scema d’una Giovanna D’Arco
d’altri tempi)

Cerco la semplicità nel cuore
delle parole tradotte da una scatola.
Trovo presupposti opposti
al desiderio di conoscenza.

Glò

Diafane parole

 
Sperdute nella nebbia della mente
stanno immobili, come statue di sale,
diafane parole che non hanno suono
e sfumano come rivoli di fumo
nell’aria densa di acide lacrime.
Pallida essenza è la vita di chi,
nella vasta estensione del tempo
ode l’incessante ticchettio dei minuti,
impietosi ingranaggi a scandire 
ritmi di giornate sempre uguali
e, con l’anima stretta negli artigli
di una mano cerea e senza pietà,
resta in attesa di un guizzo di luce
che possa illuminare un tunnel
dove s’odono solo mugolii e lamenti.

Patrizia Mezzogori

Pioggia sui vetri

Ieri volevi la pioggia
dicevi
com’è romantica,
il ticchettìo
sui vetri
concilia
il nostro amore.
Pozzanghere,
fango,
il fiume ha straripato
si è portato via
i cartoni,
qualcuno non saprà
dove dormire.
Com’è romantica
la pioggia sui vetri,
ci giriamo sul fianco
abbracciati
sotto le coperte –
il gatto
non trova più
la strada di casa.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on settembre 18, 2011 at 07:13  Comments (7)  
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E fuori piove

Velluto di ciglia
nasconde il tormento
confonde pulsazioni
col ticchettio delle ore.
Ti sento tra le coperte
così vicino e irraggiungibile
non esiste spazio tra noi
se non quello del silenzio.
Vuota la mano sulle lenzuola
in cerca di te tra stropicci di seta.
Inghiotto lacrime e delusioni
in questo mattino che nasce
ed è già buio nel cuore.
Fuori il cielo sta rovesciando
il pianto che la terra,
esausta,
accoglierà nelle sue viscere.

astrofelia franca donà

Viene la sera

Ancora resto,
in compagnia dei soliti rumori:
un metallico “clic”, lo scroscio d’acqua
che si riversa nella lavatrice
-là sulla strada un cigolìo di freni-
pure il vecchio orologio da parete
rincorre col suo lesto ticchettio
un’ora che da sempre lo precede

e dalle tende trapela una luce
mano a mano più fioca. Si avvicina
il momento del giorno che più temo
-tutto ciò che al mattino era in potenza,
ecco si è già dissolto….ed ogni gesto
di ogni creatura, prelude al sonno
e il sonno non è vita!

Viviana Santandrea

Visione

Fa freddo. La neve imbianca
indolente colli e valli.
E tu sei lontana

Ti vedo al sole caldo
sorridente sotto l’ombra
d’un fresco pino.
E tu sei lontana

Lento il ticchettio
segna l’ora che lenta
passa nell’attonito silenzio.
E tu sei vicina

Mi porti un po’ di sole
che indora la malinconia
di questa ora lenta,
e la neve si fa bella
col suo manto di diamanti.
E tu sei vicina

Nino Silenzi

Published in: on luglio 18, 2010 at 07:05  Comments (4)  
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